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Il dono d’Itaca è il viaggio che fu bello …   37 comments

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Itaca

di Konstantinos Kavafis
traduzione di Guido Ceronetti

Se Itaca è la meta del tuo viaggio
formula voti sia una lunga via;
peripezie e scoperte la gremiscano.
Lestrìgoni , Ciclòpi, e di Poseidone
accessi d’ira escludili.
Renderli vani è in te se via facendo
col pensiero li domini, se carne e spirito
risucchi la vertigine.
Mai vedresti Lestrìgoni e Ciclòpi
se Psiche in te non li generasse,
né l’irascibile Poseidone ti sbatterebbe
se Psiche in te non lo drizzasse orrendo.

Vòglila lunga, la via.
E i mattini d’estate mai finiscano
in cui ti accolgano finora ignoti
porti che di dolcezze ti sfiniscano.
A ogni suk dei Fenici sosterai,
ci farai begli acquisti di coralli,
di madreperle, d’ebani, di ambre.
E di profumi che stordiscano pigliane
a sacchi, di più godrai.
Ma nelle città egizie tu errabondo
viandante agli eruditi
rivolgiti, e da loro impara,
impara senza fine.

Della tua mente avrai stella polare
Itaca – sempre. Là devi approdare,
termine ultimo tuo prescritto.
Il viaggio
fallo anni durare, ritorna vecchio
nella tua isola, gli accumulati
lungo la via tesori
li sbarcherai con te, perché da Itaca
ricchezze non puoi sperare.

Il dono d’Itaca è il viaggio che fu bello.
Senza di lei, per te, quale cammino?
E null’altro sarà il suo dare.

Pur così povera mai ti avrà deluso.
Ora tu sei di vita e di sapienza
talmente ricco! E certo non ti è ignoto
il senso che ogni Itaca tramanda.
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Kavafis ci induce al viaggio verso Itaca evocando, con splendore tutto mediterraneo, mattine d’estate, mercati fenici in cui si commerciano madreperle, corallo, ebano, ambra. Il riferimento mitologico è il famoso viaggio di Ulisse nell’Odissea. Itaca, l’isola di Ulisse, diventa, nella poesia, metafora della vita stessa in cui ciò che conta non è tanto la meta, ma il viaggio.
Il senso di Itaca, infatti, è quello di fungere da stimolo per il viaggio, più che da meta da raggiungere fine a se stessa. E’ la vita, concepita come viaggio verso una meta che si raggiungerà dopo lunghe peregrinazioni.
Il viaggio di Ulisse, dunque, come metafora della nostra vita, racconta una verità che fa quasi paura. Tutta la nostra vita è un viaggio! Quando ci prepariamo ad affrontarne l’ itinerario, in realtà ci accingiamo ad affrontare un percorso alla scoperta dei nostri pensieri, di noi stessi. Perciò non dobbiamo avere fretta di giungere a destinazione e alla nostra Itaca, ma dobbiamo semplicemente goderci il viaggio, e quindi la vita, per esplorare il mondo, crescere intellettualmente, cambiare e ampliare il nostro patrimonio di conoscenze. Un viaggio è sempre una raccolta di emozioni, di sensazioni inebrianti, vive, di colori, luci, odori, sapori, suoni! È giusto apprendere il più possibile durante il viaggio, vivere esperienze, tenendo sempre presente il sentimento forte e deciso che ci porterà a destinazione.
“Itaca” è un viaggio nel quale non è importante se la meta è poi deludente, è proprio grazie ad Itaca che ci siamo messi in viaggio, e la destinazione sarà la causa di tante belle esperienze vissute lungo il cammino.
Ogni giorno in cui, prima di addormentarci, ci renderemo conto di aver appreso qualcosa di nuovo, potremo essere consapevoli di essere cresciuti, di essere diventati più esperti e più saggi, e quando giungeremo alla fine del nostro percorso, saremo soddisfatti per l’aver viaggiato, ovvero per l’aver vissuto, anche se la nostra meta non ci sembrerà più così ricca come l’avevamo immaginata! A quel punto, infatti, avremo già maturato in noi questa consapevolezza, non ci importerà che Itaca sia ricca o povera, perché saremo noi ad esserci arricchiti. E, in fondo, cosa è più bello? Il luogo in cui arriveremo o quello che ci accadrà durante il viaggio che stiamo compiendo?
Ci sono cose che il tempo non restituisce. E lo fa per insegnarci quanto siano preziose le nostre scelte, le azioni che compiamo ogni giorno.
Ognuno di noi deve coltivare un sogno, uno scopo, una meta nella propria vita, sapendo che non importa come e quando raggiungeremo la nostra destinazione, perché ciò che conta è come affronteremo il viaggio per raggiungerla.
Ciò che conta davvero è vivere e “come” si vive.

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“Ci sono due lupi in ognuno di noi”   41 comments

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Antica favola Cherokee

“Nonno, perché gli uomini combattono?”
Il vecchio, gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma.
“Ogni uomo, prima o poi, è chiamato a farlo. Per ogni uomo c’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi.”
“Quali lupi, nonno?”
“Quelli che ogni uomo porta dentro di sé.”
Il bambino non riusciva a capire.
Attese che il nonno rompesse l’attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità.
Infine, il vecchio che aveva dentro di sé la saggezza del tempo riprese con il suo tono calmo.
“Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo.”
Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.
“E l’altro?”
“L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.”
Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato.
Poi diede voce alla sua curiosità ed al suo pensiero.
“E quale lupo vince?”
Il vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con occhi puliti.
“Quello che nutri di più.”

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