Archivio per l'etichetta ‘Prostituzione

Tu porco, io puttana   8 comments

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L’EDITORIALE. 8 MARZO: C’E’ POCO DA FESTEGGIARE SE CI SI CONTINUA A PROSTITUIRE

lucio-giordano    di Lucio Giordano

Non uno ma ben due servizi a Di Martedi’, ieri sera su la 7, hanno fatto capire che c’è ancora poco da festeggiare l’8 marzo ,per le donne. Nel primo servizio, generone romano schierato e composto da commercianti, liberi professionisti, imprenditori di chissà cosa, tutti in odore di evasione fiscale, ‘baccanavano’ in un lunedì qualunque all’interno di  una delle tante discoteche della Capitale. Fiumi di champagne e contorno di donne oggetto che, intervistate, recitavano la parte di chi sprizzava felicità da tutti i pori per il solo fatto di appartenere ad un’alta società cialtrona: poca cultura, sguardi ‘incocainati’, intelligenza sotto le scarpe  ma tanti soldi da spendere. In filigrana lo sguardo di quelle ragazze era però triste, perché se solo riesci ad attivare i  neuroni del cervello, capisci che in realtà l’uomo  sta comprando con una serata finta allegra il tuo corpo e quel pezzo di carne che hai tra le gambe. E tu donna, pur di partecipare a quel gioco mesto di happy life, sei disposta a tutto. Anche a fingere felicità , divertimento. E uno sballo a buon mercato.

Nel secondo servizio: prostituzione 2.0 a Barcellona, Spagna. In quel caso, più che lo squallore del sesso a pagamento, più di quei 1200 euro a settimana alzati  quando va bene, come diceva con enfasi una prostituta, è il sold out di quel bordello tecnologico a colpire. Clienti fuori la porta del casino. Addirittura. E per fare cosa? Per provare un piacere effimero, magari tra una riunione d’affari e l’altra. Sesso come merce di scambio, sesso come ostentazione di un laido potere maschile. Tutto molto triste, tutto molto squallido.

Ma la prostituzione è il più antico mestiere del mondo, obietterà qualcuno. E poi, non si può essere così bacchettoni. Ogni donna in fondo è libera di scegliere come offrire il proprio corpo, è libera di far fruttare quei fisici torniti e allenati da ore di palestra con la complicità della chirurgia estetica. E’ libera di fare come meglio crede. Non discuto e rispetto le eventuali obiezioni. Ma, per quanto mi riguarda, la vera arretratezza culturale è proprio quella legata ad una donna che cede ai ricatti economici di uomini maiali. Si, maiali.

Tu porco, io puttana. Un gioco vecchio come il mondo. Il gatto che si morde la coda. Perché se non ci fossero uomini maiali disposti a tirar fuori soldi per appagare  torbide depravazioni mentali  e che si perdono nella notte dei tempi, non ci sarebbero mignotte  pronte a vendere il proprio corpo. Semplicemente perché non avrebbero mercato. Non avrebbero clienti.

Giusto sottolinearlo: è una questione di indubbia arretratezza culturale. Medioevo. Né più, né meno. Svilire infatti una delle vere gioie della vita, il sesso fatto se non proprio  con amore, almeno con passione e reciproco piacere, vuol dire non aver capito cosa sia davvero la vita. E non provare l’ebbrezza di due corpi che si attraggono liberando sensualità ed erotismo, spontaneamente,  senza calcoli, vuol  dire perdersi uno dei rari momenti di felicità assoluta.

Perciò, fino a quando le donne, indubbiamente più intelligenti degli uomini, non riusciranno a spezzare le catene di questa implicita sottomissione, festeggiare l’8 marzo sarà una flaccida  parodia dell’orgoglio femminile. Già. Parità dei diritti non vuol dire  infatti andare con i gigolò, ovvio. Parità dei diritti vuol dire imporre e far accettare una visione del mondo diversa, femminile, che sicuramente è migliore di quella maschile. Parità dei diritti vuol dire vivere in  un piano di  assoluta uguaglianza economica e sociale: pagare il cinema o il ristorante una volta a testa, cucinare e rassettare casa dividendosi equamente i compiti, spaccare a metà le spese di un menage familiare , non cedere ai ricatti di datori di lavoro che   sono liberi di licenziarti appena resti incinta o che ti pagano meno solo perché sei donna.

Ripeto, fino a quando queste sacrosante rivendicazioni che il femminismo aveva fatto proprie, non torneranno in auge, ci sarà poco da festeggiare. Fino a quando la parità dei diritti e dei doveri, che nella logica delle cose dovrebbe essere scontata, non verrà per davvero acquisita, la società non potrà mai definirsi moderna. Del resto, gli uomini li conosciamo. Sono basic, dove li metti stanno. Molti di loro non ci arrivano proprio. Per mancanza di intelligenza, per pigrizia, per convenienza. Tocca alle donne dunque ritrovare il coraggio perduto ed   imporre  un indispensabile cambio di mentalità per rendere civile una società che in tutto il mondo si sta imbarbarendo. Tocca a loro rinunciare  ad utilizzare il corpo per fare carriera, tocca a loro imporre il rispetto dovuto, a uomini orchi che considerano mogli fidanzate amanti,  oggetti di loro proprietà. Perché, care donne, se aspettate i maschietti, state fresche. Invece di contare le mimose che una volta l’anno vi regalano, continuerete a piangere giovani vite spezzate dalla furia omicida di uomini senza dignità, senza gentilezza. E senza palle.

Alganews
Giovedì 08 Marzo 2017

Fonte: https://alganews.wordpress.com/2017/03/08/leditoriale-8-marzo-ce-poco-da-festeggiare-se-ci-si-continua-a-prostituire/

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“Chi va a puttane è una montagna di merda…”   18 comments

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PRETTY WOMAN E’ SOLO UNA FAVOLA

luca-billi   di Luca Billi

Stamattina nella cronaca locale di Piacenza ha avuto una certa eco la notizia dell’arresto di alcune persone per sfruttamento della prostituzione, a causa del fatto che tra le ragazze costrette a prostituirsi ce n’è una da poco diventata madre: quella ragazza ha dovuto “lavorare” fino all’ottavo mese e sette giorni dopo aver partorito. Naturalmente sono contento che le forze dell’ordine abbiano arrestato quei delinquenti, ma mi chiedo cosa dovremmo fare agli uomini che hanno fatto sesso con quella ragazza? Non possono non essersi resi conto che era incinta, a otto mesi devono aver capito, ma non è importato loro nulla, anzi forse quella situazione li ha eccitati ancora di più.

La tratta degli esseri umani è, dopo il commercio illegale di droga e di armi, la terza voce del “fatturato” della grande criminalità internazionale. E quindi bisogna necessariamente lavorare sulla repressione del crimine. Eppure lo spaccio di droga è considerato un allarme sociale, perché tanti ragazzi sono vittime di questo mercato, mentre non c’è lo stesso allarme contro la prostituzione, forse perché i padri di quegli stessi ragazzi ne sono clienti soddisfatti. Un drogato è una persona a cui non affideremmo sicuramente i nostri risparmi, mentre non ci importa che il direttore della nostra banca vada regolarmente a puttane. Un drogato è una persona a cui non affideremmo la nostra salute, mentre non ci importa che il primario che ci ha in cura vada regolarmente a puttane. Un drogato è una persona a cui non affideremmo l’educazione dei nostri figli, mentre non ci importa che il loro professore vada regolarmente a puttane. Non ci importa neppure che i nostri politici vadano regolarmente a puttane. Forse perché anche noi andiamo regolarmente a puttane. E quindi siamo solidali, e complici.

Ormai parecchi anni fa Peppino Impastato, per combattere non tanto la mafia, quanto l’atteggiamento di complice acquiescenza dei suoi concittadini verso le persone che aderivano alle cosche, urlava: “la mafia è una montagna di merda”. Il suo grido scosse le coscienze di molti giovani, perché finalmente qualcuno diceva qualcosa che nessuno fino ad allora aveva avuto il coraggio di dire. Ecco io credo che noi dovremo cominciare a dire che chi va a puttane è una montagna di merda, o se preferite che i maschi che vanno a puttane sono pezzi di merda. Credo possiate sbizzarrirvi negli insulti: la nostra lingua lo permette.

Poi dovremo finalmente insegnare ai nostri figli, maschi – purtroppo il problema sta lì, perché sono i maschi che vanno a puttane – a vivere meglio, con maggiore consapevolezza, la propria sessualità, ovviamente nel rapporto con le altre persone. Perché è anche in questa debolezza, in questa mancanza di educazione, che si crea il bisogno di andare a puttane. In questa idea perversa che tutto si può comprare. Ma prima dobbiamo dire che andare a puttane fa schifo e che chi ci va fa schifo.

Giovedì, 23 febbraio 2017

Fonte: https://alganews.wordpress.com/2017/02/23/pretty-woman-e-sola-una-favola/

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