Archivio per l'etichetta ‘Programma alimentare mondiale

Strategie del cibo   2 comments

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La Carta dei popoli

Non c’è pericolo che si confonda con la Carta di Milano, il documento ufficiale di Expo 2015, l’esposizione universale sul cibo che da maggio ad ottobre si svolge nel capoluogo lombardo.

Il manifesto programmatico dell’Expo dei popoli delinea 10 punti strategici e dice che per promuovere un sistema alimentare giusto e sostenibile va superato l’attuale modello agro-alimentare industriale e va fermata la speculazione finanziaria sui prodotti agricoli. E si ripromette di incalzare politicamente governi e istituzioni internazionali che invece vanno a braccetto con questo modello fallimentare.

Il documento è stato elaborato nel corso di un forum internazionale (3-5 giugno) dell’Expo dei popoli che si è tenuto alla Fabbrica del Vapore (Milano) e che ha visto una bella partecipazione: 50 organizzazioni non governative e associazioni della società civile italiana (tra gli altri Lega Ambiente, Mani tese, Iscos, Pax Christi, Slow Food, Terre di Mezzo, Wwf, Acli) e oltre 180 rappresentanti di 14 reti e movimenti contadini provenienti da oltre 50 paesi del mondo (tra cui Rete delle comunità del cibo di Terra Madre, Global Call to Action Against Poverty, La Via Campesina, Ipc, Nyeleni Europe, World Fair Trade Organization, Urgenci, Ripess, Climate Action Network, La Red Vida).

«Il Forum ha voluto colmare i vuoti dell’Expo ufficiale, invitando a partecipare i grandi esclusi dall’esposizione universale: coltivatori, pescatori e allevatori di piccola scala, che producono il 70% degli alimenti consumati a livello globale, sono i principali investitori in agricoltura ma subiscono, al contempo, il maggior numero di vessazioni da parte del cosiddetto libero mercato». Così Giosuè De Salvo, portavoce dell’Expo dei Popoli, che aggiunge «pur enunciando principi condivisibili, La Carta di Milano non chiarisce le responsabilità di ciascun attore coinvolto nella sfida “Nutrire il Pianeta”. Una corretta assunzione di responsabilità dovrebbe vedere da un lato la società civile denunciare la violazione dei diritti e dall’altra le istituzioni rispondere in modo adeguato offrendo politiche e strumenti legislativi utili a combattere le disuguaglianze e a difendere l’ambiente».

Il manifesto dell’Expo dei popoli fornisce piste di lavoro, già praticate dalle ong e dai movimenti contadini, che coniugano il diritto al cibo con la sostenibilità ambientale e il rispetto dei diritti umani e della biodiversità. Soprattutto chiedono la partecipazione-condivisione dei cittadini.

Tra i temi salienti, «la denuncia dell’accaparramento della terra e dell’acqua, fenomeno che ad oggi vede oltre 40 milioni di ettari di terreno fertile (pari alla superficie di Italia, Svizzera e Austria messe insieme) espropriati da multinazionali e fondi di investimento, con conseguenti sgomberi forzati e oppressione dei popoli; la richiesta di vietare gli incentivi pubblici ai biocarburanti derivanti da colture alimentari; la sospensione dei trattati commerciali dannosi per la sicurezza alimentare e la cessazione dei fenomeni di speculazione finanziarie sui prodotti agricoli».

Il variegato mondo che ha saputo far risuonare una nota diversa da quelle, mielose, che si è soliti sentire nell’Expo ufficiale, ora è chiamato a dar prova di continuità-resistenza e di unità d’intenti. Il tema della sovranità alimentare chiede di essere continuamente e lucidamente rilanciato: avranno le associazioni e le ong la forza e la volontà di investire, anche quando saranno spente le luci della ribalta alimentare?

Redazione nigrizia.it
Lunedì 08 Giugno 2015

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Io non ci credo molto, una volta chiuso il sipario gli attori se ne andranno dal Teatro e non se ne parlerà più. Sarò anche troppo scettica, ma se qualcuno riesce a convincermi che alle multinazionali importa qualcosa della gente che muore di fame, sono pronta a chiedere venia in ginocchio. Dovrà essere molto persuasivo, però! E, soprattutto, portarmi prove tangibili.

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Rapporto Sofi 2015, Africa ancora affamata   6 comments

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La settimana scorsa è stato pubblicato il rapporto sulla situazione dell’insicurezza alimentare nel mondo, redatto dalle tre agenzie dell’Onu che si occupano di alimentazione e agricoltura. 795 milioni le persone che soffrono ancora la fame, ma il dato è in calo rispetto al 2014. Nell’Africa subsahariana un quarto della popolazione è in queste condizioni. Lontani gli Obiettivi del Millennio.

Lo Stato dell’insicurezza alimentare nel mondo 2015, disegna ancora una volta un quadro di luci ed ombre sulla fame, mettendo in evidenza non solo la persistenza del problema ma anche la sua diseguale diffusione. Preparato dai tre organismi Onu che si occupano di agricoltura e alimentazione, Fao, Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo) e Wfp/Pam (Programma alimentare mondiale), il Rapporto quest’anno è stato anticipato in coincidenza con i temi dell’Expo di Milano e con la conclusione del periodo di osservazione degli Obiettivi del Millennio.

Sono 795 milioni le persone che soffrono ancora la fame (erano 805 milioni secondo il Rapporto 2014), con una diminuzione di 167 milioni nell’ultimo decennio. Su 129 paesi in via di sviluppo monitorati, poco più della metà, 72 paesi, hanno raggiunto dal 2000 ad oggi l’obbiettivo di ridurre della metà il numero delle persone che soffrono la fame. Del resto dei 795 milioni, 780 vivono nei paesi in via di sviluppo. Una persona su 9 è ancora colpita dalla fame, malgrado la sua incidenza sia globalmente diminuita.

Se alcuni paesi o regioni, come l’India, la Cina, l’America latina, hanno fatto progressi considerevoli, altri invece come quelli dell’Africa subsahariana restano ancora lontani dagli Obiettivi del Millennio: un quarto   della popolazione (23,2%) soffre infatti la fame. La regione più colpita è l’Africa orientale con 124 milioni.

Nel suo complesso, in Africa il numero delle persone che soffrono la fame è in lento ma continuo aumento: 233 milioni oggi, contro i 182 milioni all’inizio degli anni ’90. Tenuto però conto della dinamica demografica, la percentuale delle persone colpite è in diminuzione.

Al suo interno peraltro sussistono differenze regionali, che dipendono da fattori come l’instabilità politica, la guerra e le catastrofi naturali che provocano a loro volta una crescita economica insufficiente ed aumentano la povertà, che rimane la prima causa della fame: l’impossibilità, cioè, di procurarsi i mezzi per alimentarsi a sufficienza.

Il Rapporto esamina anche l’incidenza dei rapporti commerciali internazionali e della tendenza a liberalizzare gli scambi, giungendo (timidamente) alla conclusione che in alcuni casi possono incidere negativamente sull’attività dei piccoli produttori e sullo stato dell’alimentazione della popolazione.

Da un obiettivo (mancato) ad un altro sembra per il momento la risposta più pragmatica degli organismi internazionali. Archiviati gli Obiettivi del Millennio ci si appresta a varare un Programma per lo sviluppo durevole per il dopo 2015, passando per il Partenariato per la fine della fame in Africa nel 2025, o l’iniziativa Fame zero nell’Africa occidentale, la regione africana dove i progressi sono stati più rapidi, e dove anche il numero complessivo delle persone colpite dalla fame è diminuito nell’ultimo quarto di secolo.

Il Rapporto 2015 pur elencando alcune scelte possibili, riconosce di non avere soluzioni miracolose e riflette così la presa di coscienza delle difficoltà di detti organismi, Onu in testa, a tradurre le proprie politiche in realtà.

di Luciano Ardesi
nigrizia.it
Lunedì 01 Giugno 2015

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