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In 700 per un colloquio a Bucarest, ma l’azienda assume un gatto   5 comments

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L’annuncio era molto chiaro: un bella scrivania, una poltrona comodissima ed ergonomica in pelle e un PC portatile di ultima generazione, oltre a un buon salario con prospettive di carriera.

Fino a qualche giorno era ancora online l’annuncio per il recrutamento di un posto da direttore della comunicazione per la Catbox di Bucarest. Una figura professionale in azienda particolarmente ambita. All’annuncio hanno risposto ben 700 candidati.

Fino a quì nulla di strano se non fosse che, dopo una lunga selezione e ore di colloqui dell’ufficio del personale, in azienda hanno pensato bene di “assumere” un gatto. Non riusciamo ad immaginare come abbiano potuto prendere la decisione i 700 candidati.

La notizia arriva direttamente da MailOnLine, che prova anche a punzecchiare i candidati che si sono visti passare avanti da un gatto. Il gatto assunto è uno splendido esemplare di Blue Scottish Fold di nove mesi.

Come probabilmente ci si poteva aspettare non sono tardate ad arrivare le proteste di chi si è candidato e sperava di poter avere il lavoro. La maggior parte di loro si sono sentiti presi in giro e hanno affermato di aver perso solo del tempo oltre a puntare il dito sull’azienda accusandola di averli usati indirettamente per farsi pubblicità, attraverso proprio la scelta del gatto come candidato perfetto.

L’azienda, specializzata nella vendita di gadget on line, con questa originalissima trovata pubblicitaria ha fatto il giro del mondo. Il micio selezionato, oltre alle scatolette per mangiare al posto dei classici buoni pasto, guadagnerà anche 151 euro al mese che sono, spiegano dalla direzione, molto più di quello che si guadagna in media nelle aree rurali.

Il nome del gatto è Bossy e il suo compito sarà quello di posare in giacca e cravatta sulla scrivania per video e scatti fotografici a nome dell’azienda e viaggiare in limousine come si addice a un vero capo.

curiositaeperche.it
Giovedì 11 giugno 2015

          

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Pubblicato 13 giugno 2015 da mariannecraven in Cronaca

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L’istinto di sopravvivenza fa aguzzare l’ingegno, ma …   10 comments

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Mi sono imbattuta in una notizia che ha, a dir poco, dello straordinario, ma che conferma, prima di tutto a me stessa, l’idea che ho sempre avuto sul fatto che gli animali sono esseri superiori. Sembra che il beccospino bruno un uccello australiano piccolissimo, che pesa soltanto 7 grammi, abbia imparato ad imitare i suoi simili per difendere se stesso e il suo nido dai predatori. Riproducendo il verso di pettirossi, roselle e altri volatili lancia un segnale di avvertimento del pericolo nel caso si avvicini una cornacchia, per esempio. La malcapitata, spaventata da questo allarme, si blocca per il tempo sufficiente da permettere al beccospino e ai suoi piccoli di allontanarsi e mettersi al riparo.

La notizia arriva dai ricercatori dell’Australian National University, che affermano che questa è la prima ricerca in merito all’uso del mimetismo vocale degli uccelli mirato a spaventare i predatori, tra i quali, in primis, vi è la cornacchia sibilante bianca e nera, che è grande almeno 40 volte più del beccospino e mangia individui molto più adulti.

In pratica se il beccospino imita il segnale dell’allarme del falco, la cornacchia si distrae per il doppio del tempo rispetto all’allarme dato nella propria lingua, permettendo così all’ “imitatore” di fuggire e scampare il pericolo.

Trovo straordinaria l’intelligenza degli animali, l’istinto di sopravvivenza fa aguzzare l’ingegno, ma partendo da questo presupposto, mi rimane una domanda: che succederà quando la cornacchia capirà il “giochino” e si avvicinerà al nido imitando un beccospino innamorato?

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Pubblicato 5 giugno 2015 da mariannecraven in Scienza

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