Archivio per l'etichetta ‘Morto Chuck Berry

La musica rubata agli dei   5 comments

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Chuck Berry: niente fu più come era stato prima

 giacomo-meingati    di Giacomo Meingati

Berry fu il solo.

Ci lascia a 90 anni, nella sua Saint Louis, che gli aveva dato i natali nel 1926, uno dei più influenti musicisti del nostro tempo.

Il nero blues vagava al ritmo della sua natura fatta di terra, e il country sfrecciava veloce come i treni che attraversano le vaste praterie americane ricolme di sole, quando Berry li unì in qualcosa di inaudito.

Così come Dio creò il primo giorno, il cielo e la terra, Berry, nel settimo in cui Dio si riposò, unì musica nera e bianca in una miscela esplosiva e creò il rock ‘n’ roll, consegnandocelo come Prometeo ci diede il fuoco, di fatto scuotendo alle fondamenta la musica e la cultura occidentali della seconda metà del XX secolo.

Berry fu il solo.

Fu di quelle inquiete e mai dome nature d’uomo, destinate a errare su questa terra seminando dinamite e stravolgendo ogni cosa al proprio passaggio.

Berry fu il solo, e Berry fu solo, per tutta la vita.

Ribelle, iroso e solitario fin da piccolo, era come se fosse tormentato da un demone che non gli dava tregua, conferendogli un temperamento geniale quanto chiuso, brillante quanto schivo e duro, che lo portò sin da giovanissimo ad assaggiare la strada e il carcere.

Fu Muddy Waters, leggendario padre del blues, a portare il giovane Berry da Chess Leonard a Chicago, convincendo il discografico a puntare su di lui.

Berry cambiò la nostra cultura in un pugno di giorni, a partire dal 21 maggio 1955, in cui in rapidissima successione, consegnò all’occidente un nuovo modo di fare musica incidendo alcune delle canzoni più influenti del nostro secolo da “Meybellene” a “Roll over Beethoven”, “Rock ‘n’ roll music” e soprattutto la sua leggendaria “Johnny B. Goode”.

Sono gli anni 50, e Prometeo furtivo è già sceso sulla terra a donare i ritmi veloci della nuova musica rubata agli dei, che come una pioggia di napalm divampa nei cuori degli adolescenti del secondo dopoguerra, sconvolgendo il costume, la morale, la cultura e la società del XX secolo.

Elvis, Jerry Lee Lewis, Little Richard, Johnny Cash sono i cavalieri di questa rumorosissima tavola rotonda, e stanno ponendo le basi per lo sviluppo di tutta la musica dagli anni 60 a oggi per come la conosciamo noi, mentre Berry, inquieto Parsifal, imperversa randagio e solitario di città in città, suonando senza band con i musicisti che trova sera dopo sera, portando le sue hit di concerto in concerto a un successo vertiginoso che non lo abbandonerà più.

La sua carriera decolla fino al 1959, anno in cui viene di nuovo imprigionato con l’accusa di aver fatto sesso con una minorenne.

Dopo la galera Berry fatica a ritrovare la vena creativa degli anni 50, ma il solco che ha tracciato nelle giovani generazioni è troppo potente per essere dimenticato, e sono proprio i suoi “figli” musicali che lo riportano in auge nei decenni successivi.

Gli antichi racconti cavallereschi affermano che Parsifal trovò il Graal proprio in virtù della sua follia e del suo errare senza meta, e il “Graal” che Berry aveva infuso nelle sue hit era talmente prodigioso da vivere di una vita propria, che avrebbe trascinato il suo autore con se in un successo destinato a durare fino ai nostri giorni.

I Rolling Stones portarono alcuni dei suoi successi come “Carol” alle nuove generazioni degli anni 60, lo stesso fecero i Beatles che iniziarono a suonare e incidere cover di Berry come “Roll over Beethoven” e “Johnny B. Goode”.

Berry non riuscirà più, fino all’anno del suo ultimo disco “Chuck” nel 1979, a esprimersi agli stessi livelli dei suoi momenti d’oro, ma le sue canzoni non smetteranno mai di essere suonate praticamente da ogni complesso rock dai primissimi anni 60 sino ai giorni nostri, in cui ragazzi nati nel 2000 ancora fanno cover di “Jhonny B. Goode” o “Roll over Beethoven”, e una star planetaria nata nel 1991 come Ed Sheeran, cita un paio di suoi versi in uno dei suoi successi più recenti.

Berry, come i grandi padri del blues, ha fatto musica fino alla fine dei suoi giorni, collaborando con gli artisti più importanti del panorama internazionale del suo tempo come Rolling Stones, Beatles, Bruce Springsteen e moltissimi, innumerevoli altri.

Tutto il mondo della musica, della cultura, dello spettacolo si unisce oggi nel ricordo di questo grandissimo che se ne va, Mick Jagger, Bruce Springsteen, lo scrittore Stephen King, Keith Richards, Lenny Kravitz e moltissimi altri hanno espresso sui social il loro rammarico per la dipartita di uno dei padri del rock ‘n’ roll e forse una delle più influenti figure culturali del XX secolo.

Fonte: https://alganews.wordpress.com/2017/03/19/chuck-berry-niente-fu-piu-come-era-stato-prima/

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His mother told him “Someday you will be a man,
And you will be the leader of a big old band.
Many people coming from miles around
To hear you play your music when the sun go down
Maybe someday your name will be in lights
Saying Johnny B. Goode tonight.”

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And your name will be Chuck Berry … forever!

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