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“Sono un po’ stanchino. Credo che tornerò a casa ora.”   133 comments

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“Sono come un campo di grano,
prezioso oro di spighe,
rosso acre di papaveri,
intenso blu di fiordalisi.
Bianco aroma di camomilla,
profumo giallo di senape selvatica.
Oggi esplodo di colori.”

Marianne Craven

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Eccomi!, come un ciclo che si ripete, un giro vizioso, un gatto che si morde la coda.

Sono tornata!, voglio dire che sono tornata a casa ieri.

Già, ma da dove? Non vi avevo detto che sarei partita.

Partita … diciamo che ho dovuto intraprendere un viaggetto urgente in Ospedale, non respiravo più e, credetemi, la sensazione di soffocare è davvero terribile, così mi sono fatta un paio di settimane in Pneumologia appiccicata all’ossigeno giorno e notte, bombe di antibiotico e cortisone e, tanto per non farmi mancare nulla, mi sono anche fatta riscontrare un serio problema al cuore, lì non avevo ancora alcuna patologia e non avendone già abbastanza delle altre, mi è sembrato giusto che anche il mio cuoricino venisse coinvolto.

Non crederete che io abbia ceduto, vero? Ma proprio no!

Sarei falsa se dicessi che non mi sono mai demoralizzata, soprattutto i primi giorni il mio morale era a terra come il fisico, ma poi, pian piano, ho pensato che dovevo continuare a combattere, nonostante la stanchezza, i nuovi problemi e l’acutizzazione di quelli vecchi.

Ho combattuto. Ho seguito per bene tutta la terapia che mi davano e quello che mi dicevano di fare.

Ho contestato alcune cose, per la verità, ma non è male contestare se non si è convinti di qualcosa, anzi, farlo con consapevolezza ti tiene lucido, presente e, alla fine, più collaborativo di chi subisce passivamente qualsiasi cosa!

Una studentessa di “Scienze Infermieristiche” di origine nigeriana mi ha detto l’altro ieri che ho una personalità dirompente, che è stato un piacere conoscermi. Un’altra di origine marocchina, ieri è venuta a salutarmi e mi ha detto “sono contenta che lei stia meglio e che vada a casa, ma è una persona di cui noi allieve sentiremo la mancanza”.

Ohi, ragazzi, che soddisfazioni, il Cappellano ieri mattina ha dato una benedizione alla mia compagna di stanza e a me e ci ha detto “siate sempre così gioiose”. E non sbaglia, si combatte meglio col sorriso che col pianto. Si respira anche meglio!

Oppure è merito dell’ossigeno? Diciamo l’insieme delle due cose.

La spirometria fatta tre giorni fa non era proprio male. Così, l’altro ieri mi hanno staccato dall’ossigeno e tutto sommato la notte la saturazione è stata abbastanza buona, ieri mattina la TAC non ha rilevato lesioni di alcun tipo, così … sorpresa!, nel pomeriggio mi hanno dimesso.

La notte scorsa, per la prima volta, sono riuscita a dormire e riposare bene, casa dolce casa!

Casetta mia, con le mie micie, il mio PC, il mio nuovo tablet, che ho avuto in regalo finché ero in Ospedale e che non so bene come far funzionare, ma sono sicura che imparerò presto, non ho tempo da perdere, perdindirindina!, devo recuperare molti istanti di vita, mi sono riposata un po’ troppo in questi mesi … ma ero un po’ stanchina. Credo che tornerò ora, così come ieri sono tornata a casa.

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Vivere! è un ricordo senza tempo …   30 comments

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Vivere

Vasco Rossi

Vivere
È passato tanto tempo
Vivere
È un ricordo senza tempo
Vivere
È un po’ come perder tempo
Vivere e sorridere

Vivere
È passato tanto tempo
Vivere
È un ricordo senza tempo
Vivere!
È un po’ come perder tempo
Vivere e sorridere dei guai
Così come non hai fatto mai
E poi pensare che domani sarà sempre meglio

Oggi non ho tempo
Oggi voglio stare spento

Vivere
E sperare di star meglio
Vivere
E non essere mai contento
Vivere
Come stare sempre al vento
Vivere, come ridere

Vivere (vivere)
Anche se sei morto dentro
Vivere (vivere)
E devi essere sempre contento
Vivere (vivere)
È come un comandamento
Vivere o sopravvivere
Senza perdersi d’animo mai
E combattere e lottare contro tutto contro

Oggi non ho tempo
Oggi voglio stare spento

Vivere, vivere (vivere)
E sperare di star meglio
Vivere, vivere (vivere)
E non essere mai contento
Vivere, vivere (vivere)
E restare sempre al vento a
Vivere e sorridere dei guai
Proprio come non hai fatto mai
E pensare che domani sarà sempre meglio

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Oggi è proprio una giornata NO, il dolore non accenna a diminuire, quando qualcuno la smetterà di affettarmi le mani con un coltello e di piantarmi chiodi nelle spalle, sarò un poco più contenta. La mia soglia del dolore è molto alta, ma ha comunque un limite e adesso lo sta seriamente mettendo alla prova. E’ a questo punto che il mio corpo va per suo conto e non segue più tanto la mia volontà, le lacrime scendono senza che io riesca a frenarle, comincio ad essere davvero arrabbiata, ed è comunque meglio l’arrabbiatura che la sopraffazione e la resa. Non voglio arrendermi, ma è difficile questa lotta, quasi impossibile spiegarla e farla capire all’esterno. Anche per questo, forse, non ne ho quasi mai parlato finora. Ho capito in questi giorni passati, però, che parlarne, invece, aiuta, che confrontarsi con chi soffre della stessa malattia fa sentire meno soli e isolati.

Quindi, da oggi comincio a scriverne, esco dal silenzio, adesso ascolto Vasco, canto con lui come una matta, se qualcuno mi sente dalla finestra penserà davvero che lo sono, ma per me anche questa è terapia, cantare a squarciagola piuttosto che lasciarmi sopraffare dal dolore e, mentre canto, mi ripeto che bisogna reagire ai problemi della vita, non bisogna lasciarsi andare anche quando sembra che il mondo ci crolli addosso … Ok, ci provo, ce la posso fare!

 

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Finalmente a casa!   61 comments

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Sono tornata oggi, grande vacanza, hotel 5 stelle, igiene massima, cure, cibo buono! Medici e infermiere disponibili, gentili e dolcissimi.

Anch’io sono stata brava, però, ho seguito tutte le indicazioni senza lamentarmi, anche quando il dolore fisico raggiungeva l’insopportabile. Mi sono sempre limitata a chiedere l’antidolorifico previsto al bisogno oltre a quelli che mi venivano somministrati ogni quatto ore …

Non sono tornata guarita, questa malattia non guarisce, nemmeno migliorata del resto, ci vuole qualche settimana per verificare se la nuova terapia che ho iniziato funziona, però questo soggiorno mi ha dato una medicina che vale molto più di altre: la speranza!

Tutto sommato, a volte, vale la pena fare una vacanza in questo hotel che si chiama Ospedale!

Ringrazio tutti i miei amici bloggers che mi hanno scritto, prometto che risponderò a tutti appena mi sarà possibile e che passerò a leggere i loro post che mi sono persa, oggi mi sento stanca e penso che utilizzerò il resto del pomeriggio per riposare. Un vecchio proverbio dialettale, che traduco, dice “Non c’è riposo che stanchi!”, c’è sempre un fondo di verità nei proverbi, e di saggezza … eseguo alla lettera! Ciao a tutti!

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Pubblicato 25 agosto 2017 da mariannecraven in Diario, Salute

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USA. MADRE MUORE, L’AMICA ADOTTA LE SUE 4 FIGLIE   4 comments

Sono commossa nel leggere questa notizia, non se ne vedono tante di questo tipo. Ritengo che l’amicizia sia una grandissima forma d’amore e questa ne è la dimostrazione. Sono fortunata, ho degli amici veri, che mi aiutano nei momenti di difficoltà, li conto sulle dita di una mano, ma ci sono, ogni giorno ho la prova di questo amore, mi emoziona pensarci e a volte mi chiedo che ho fatto io per meritarmeli … li amo, semplicemente …

Moliere prima di cena …   12 comments

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Oggi sono senza ispirazione, vuoto assoluto, sono un po’ a terra, in parte perché non sto bene, in parte per il caldo che mi toglie anche i pensieri. Sto girando di qua e di là per i blog e per la rete, leggiucchio e faccio qualche commento …

Sto aspettando il dottore, vado in ansia perché mi sembra in ritardo e mi viene il pensiero che si sia dimenticato di me, ma non si è dimenticato, ho rotto le scatole alla segretaria due ore fa e mi ha detto che era ancora in ambulatorio e che sarebbe venuto più tardi.

Ma adesso è già più tardi! E quando viene, di notte?

Questo non è il mio dottore, il mio è in ferie, beato lui, questo è un giovincello, l’ho visto nascere, chissà se si rende conto che io vado in ansia quando sto male, che l’attesa mi stressa ulteriormente?

Sento perfino sintomi di malattie che non ho, mi sembra di essere Argante mentre preferirei essere perfino la perfida Belinda, piuttosto che il vecchiaccio … suona il campanello! Driiiin! E’ il dottore  … ragazzi, a più tardi …

Fatto! Se ne è andato, niente di grave, solo le mie solite problematiche che il caldo acutizza ben bene … dice che in questi giorni altre persone con i miei problemi lamentano la stessa cosa … fanno tutto facile questi mediconzoli, ma intanto mica stanno male loro … no, dai, tutto sommato è stato gentile, sono io che vedo tutto nero e che non ne posso più di vedermeli spesso intorno, odio i camici bianchi, le malattie e gli ospedali!

Aaaahhhh, che bello!, l’ho detto, a volte bisogna anche dirlo, gridarlo, buttare fuori la rabbia per sentirsi meglio!

Ragazzi, non preoccupatevi, dopo la pioggia verrà l’ispirazione … ma sì, adesso facciamoci un bell’aperitivo!

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Pubblicato 7 luglio 2015 da mariannecraven in Diario

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La fatica quotidiana … il dolore …   4 comments

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Scena da “Nemiche amiche” (Stepmom), film del 1998, diretto da Chris Colunbus, con Julia Roberts e Susan Sarandon
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Ogni mattina il mio stelo 

di Alda Merini
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 Ogni mattina il mio stelo

vorrebbe levarsi nel vento

soffiato ebrietudine di vita,

ma qualcosa lo tiene a terra,

una lunga pesante catena d’angoscia

che non si dissolve.

Allora mi alzo dal letto

e cerco un riquadro di vento

e trovo uno scacco di sole

entro il quale poggio i piedi nudi.

Di questa grazia segreta

dopo non avrò memoria

perché la malattia ha un senso

una dismisura, un passo,

anche la malattia è matrice di vita.

Ecco, sto qui in ginocchio

aspettando che un angelo mi sfiori

leggermente con grazia,

e intanto accarezzo i miei piedi pallidi

con le dita vogliose d’amore.

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Pubblicato 30 giugno 2015 da mariannecraven in Poesia

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La professoressa si ammala di cancro, i suoi studenti rinunciano alla gita per pagarle le cure   3 comments

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Si leggono così poche buone notizie, che quando ne incontro una resto quasi sorpresa, come se nel mondo ormai di cose buone non ne succedessero più. Siamo così abituati al fatto che solo le cose negative fanno scalpore, abituati ad un giornalismo che mira solo a fare scandalo perché fa audience e fa vendere di più, tanto per non smentire il fatto che il denaro è quello che fa girare il mondo, che non riusciamo più a cogliere il buono che c’è nelle cose quotidiane, nelle piccole cose di ogni giorno, che invece sono veramente significative.

Ecco perché mi piace pensare che riportare questa notizia sia un piccolo sasso lanciato in un fiume di brutture e devastazione di valori, a simboleggiare l’esistenza di una umanità nascosta e sotterranea.

Hanno deciso di rinunciare alla gita di classe, il momento più atteso dell’anno scolastico, dopo aver saputo che la professoressa, malata di cancro, non avrebbe potuto accompagnarli. E non è tutto, perché, con il denaro risparmiato, gli studenti della Profile School di Bethlehem, in Pennsylvania, hanno contribuito a pagare le spese per le cure.

Una storia, quella che ho letto e che è raccontata oggi anche da Il Corriere della Sera,  che commuove il mondo. I ragazzi, infatti, sognavano da 4 anni quel viaggio con un pernottamento di quattro notti nello Stato di New York.

Ma quando, all’inizio di maggio, la professoressa annuncia che si sarebbe assentata da scuola per curare un sarcoma sinoviale, un tumore raro dei tessuti molli, non hanno dubbi: indicono subito un’assemblea di classe, durante la quale decidono all’unanimità di destinare i risparmi per il viaggio (8 mila dollari, pari a circa 7 mila euro) alle cure per l’insegnante. Una manna in un sistema sanitario diverso da quello italiano, dove i costi dei trattamenti sono tutti a carico del cittadino. Grande paese, l’America, dove chi non ha quattrini per curarsi può tranquillamente morire tra atroci sofferenze, senza che importi nulla a nessuno!

La docente e direttrice dell’istituto, Courtney Vashaw, è rimasta senza parole.

“E’ molto difficile per me accettare l’aiuto, e non ho idea di cosa dirvi”, ha detto la Signora Vashaw ai suoi studenti.
“Ognuno di noi ha un legame con lei, e lei ha dato tanto a noi che volevamo solo restituire”, ha detto Christopher Sirois, il capoclasse.
“E’ una delle donne più forti, più determinate che conosco e se può accadere a lei, si sa che tutto può accadere a chiunque”, ha detto Hunter Leighton, un altro studente.

Gli studenti hanno detto che ci saranno altre raccolte di fondi in futuro per la loro amata insegnante.

Courtney Vashaw ha affermato di essere normalmente una persona discreta, ma dal momento che non sarebbe andata a scuola per un po’, lei sapeva di dover dire loro della sua malattia. Ha sempre insegnato ai suoi studenti che nella vita è importante fare qualcosa di più grande di se stessi, e questo atto è la prova che loro stanno ascoltando.

Ha commentato la notizia tra le lacrime: “In questa scuola abbiamo sempre cercato di insegnare i valori della solidarietà e dell’attenzione al prossimo, ma mai avrei pensato che gli studenti sarebbero arrivati a tanto”, sono le sue parole.

Complimenti a lei, professoressa, perché, evidentemente, è riuscita a trasmettere ai suoi studenti questi valori, facendo il suo lavoro con passione e grande sensibilità. Un augurio sincero per le sue cure.

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Pubblicato 9 giugno 2015 da mariannecraven in Società

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