Archivio per l'etichetta ‘Liguria

Manarola e …   11 comments

*****

*****

… Il vino

Il mio amico Gian, del blog vecchiomare, mi ha fatto notare che parlando di Manarola ho dimenticato una importante caratteristica: il vino. E’ vero, gravissima dimenticanza, considerato gli eccellenti vini prodotti nelle Cinque Terre.

Infatti, quello che ha certamente reso famosa questa terra è senz’altro il suo splendido paesaggio, ma certamente anche il suo frutto, il vino delle Cinque Terre: il famoso “Sciacchetrà” e il bianco secco DOC. Il vino delle Cinque Terre è perfino citato per la sua bontà da Petrarca, Boccaccio e D’Annunzio nelle loro opere.

Cinque Terre e’ il nome di un tratto della Riviera Ligure di Ponente che riunisce i comuni di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. E’ una terra in cui vengono coltivati vitigni tipici e caratteristici quali l’Albarola, il Bosco e il Vermentino. I primi due hanno origini ignote mentre il Vermentino, introdotto in queste terre solo recentemente, prima era chiamato Piccabon, e non aveva alcuna relazione con il vino prodotto nelle Cinque Terre.

*****

*****

Le prime notizie certe della presenza di attività viticole nella zona delle Cinque Terre risalgono ai secoli VI -V a.C., quando i Greci, abili navigatori e commercianti, approdano sui lidi della Riviera Ligure, portandosi prima il vino e dopo, dato il minor costo, producendolo in loco.
E’ molto probabile che in seguito i vini della zona avessero trovato una via commerciale del vino nel golfo della Spezia, presso il gran porto di Luni, popolosa e commerciante città dell’Etruria.
Plinio proclama i vini di Luna come i migliori d’Etruria (Etruriae palmam Luna habet).
Alla fine del XI secolo, con la formazione dei Comuni, una rete di rapporti commerciali e culturali favorisce lo sviluppo dell’agricoltura nella zona delle Cinque Terre.
Nel Medioevo si verifica in tutta la Riviera Ligure di Levante una notevole espansione demografica, che determina una ulteriore espansione delle aree coltivabili. Le coltivazioni principali dell’epoca, la vite e l’olivo, probabilmente insieme ad altre colture orticole, sfruttano ogni spazio conquistato nell’acclività del versante, con appezzamenti sostenuti da muretti a secco (fasce terrazzate o terrazze).
Nel XVIII e nel XIX secolo la zona delle Cinque Terre si specializza nella produzione di vino. La massima espansione dei terrazzamenti coltivati avviene nel corso dell’800, con l’espansione demografica.
Molti testi descrivono i vigneti e gli uliveti terrazzati, notando “l’industria dei coltivatori liguri, superiore a quanto si conosca al mondo in questo genere”.

*****

*****

La produzione del vino è stata la principale, se non unica fonte di sostentamento per la popolazione per secoli, i contadini per poter coltivare le scoscese colline hanno mirabilmente costruito i terrazzamenti con muretti a secco, dalle cime delle colline fino a pochi metri dal mare. P. Riccobaldi nel suo libro “Straniero Indesiderabile” riporta una testimonianza della vita contadina dei primi del 1900.

“Quelli erano tempi veramente duri. La miseria era spaventosa, a Manarola l’unica risorsa era il vino prodotto da terra avara che richiedeva durissimo lavoro e sovrumani sacrifici. Emigrare, cercare lavoro fuori era considerato come una dichiarazione di resa. Perciò quasi tutti rimanevano aggrappati ai oro vigneti, orgogliosi di essere proprietari, di lavorare in proprio.”

Viene tratteggiata una terra che non è affatto avara di frutti se lavorata con assiduità, grande dispendio di energie e razionalità. E’ piuttosto una terra che non da certezze, per certi versi infida, dove anche un muretto a secco, smottando improvvisamente, o un sentiero percorso con poca attenzione, racchiudevano insidie pericolose. Nel 1920 le Cinque Terre furono colpite dalla più grave calamità della loro storia millenaria. In quell’anno la viticoltura fu colpita dalla fillossera, un parassita delle piante, che distrusse irrimediabilmente tutti i tipi di vigna coltivati. All’inizio degli anni ’30 le vigne erano decimate e vasti spazi incolti. Dopo quella distruzione gli abitanti ricostruirono i vigneti con l’impianto delle barbatelle di vite americana poi innestate coi i vitigni locali tradizionali.

La nascita nel 1973 della Cantina sociale nonché Cooperativa Agricola, e la messa in opera di numerose monorotaie con carrelli per il trasporto di materiali e persone, anche su pendenze molto accentuate, hanno ridato impulso, insieme ad altri interventi, all’attività tradizionale per eccellenza delle Cinque Terre: l’agricoltura.
Nel 1999 è stato istituito il Parco nazionale delle Cinque Terre il cui territorio si estende dalla zona di Tramonti di Biassa e di Campiglia, nel comune di La Spezia al comune di Levanto. Il Parco ha la particolarità di essere l’unico in Italia finalizzato alla tutela di un ambiente antropizzato, uno degli scopi è infatti la tutela dei terrazzamenti e dei muri a secco che li sorreggono.
La letteratura sul vino delle Cinque Terre e’ vasta, ma non c’è verso o citazione che possa esprimere l’emozione profonda che dona la vista dei suoi vigneti inerpicati ai limiti del praticabile per coste scoscese che, in pochi metri, si trasformano da scogliera in montagna, evocando il concetto di collina solo per assenza recidiva.

La base ampelografica dei vigneti è caratteristica e riguarda vitigni presenti solo nel territorio delimitato come il Bosco, il Vermentino e l’Albarola che ne evidenziano originalità e legame con la tradizione. Le forme di allevamento sono tradizionali e nel tempo non si sono mai discostate da quelle tradizionalmente utilizzate in passato.
Recentemente le tecniche enologiche, a vent’anni dal riconoscimento DOC nazionale, hanno portato gli operatori a selezionare maggiormente le caratteristiche peculiari che il fattore ambiente esalta e a migliorare in cantina un prodotto che, già dalla vigna e dalle caratteristiche delle uve, ha le note del territorio.

Il vino più pregiato è lo “Sciacchetrà”, (da sciaccà, schiacciare e trà, trarre, tirar fuori) che è un bianco secco, non liquoroso, eccellente e rarissimo che si ottiene dai grappoli migliori. Con il suo colore ambrato e il profumo di frutta fresca e miele, si accompagna degnamente con dolci secchi e formaggi stagionati. Un vino preparato con la migliore uva che si lascia poi passire naturalmente. I grappoli vengono poi sgranati a mano chicco a chicco selezionando gli acini migliori per preparare un vino profumato che va degustato dopo un invecchiamento di almeno un anno. E’ un vino speciale che si produce in modeste quantità nelle cantine dei paesi.

*****

*****

I vini a denominazioni di origine controllata “Cinque Terre” devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Vitigni principali: Bosco per almeno il 40%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini anche le uve provenienti dai vitigni Albarola e Vermentino presenti nei vigneti, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 40%.
Vitigni complementari: quelli idonei per la provincia di La Spezia fino ad un massimo del 20% ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, riportati nel disciplinare.
Il vino a denominazione di origine controllata “Cinque Terre” può essere designato con una delle seguenti sottozone: “Costa de Sera”, “Costa da Posa”, “Costa de Campu”, se esclusivamente ottenuti da uve prodotte da vigneti situati nelle rispettive zone delimitate nel disciplinare.

Le denominazioni di origine controllata “Cinque Terre” anche con l’eventuale specificazione delle seguenti sottozone: “Costa de Sera”, “Costa de Campu”, “Costa da Posa” e “Cinque Terre Sciacchetrà” anche nelle tipologie “Passito” e “Riserva” è riservata ai vini bianchi ed ai vini bianchi passiti, che rispondono alle condizioni e ai requisiti prescritti dal disciplinare di produzione.

La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini a denominazione d’origine controllata “Cinque Terre” e “Cinque Terre Sciacchetrà” ricade nella provincia di La Spezia e comprende i terreni vocati alla qualità degli interi comuni di Riomaggiore, Vernazza e Monterosso nonché parte del territorio del comune di La Spezia.

La sottozona “Costa de Sera” è delimitata dalla strada litoranea La Spezia – Manarola in corrispondenza dell’ingresso della galleria di Lemmen e scende fino al mare, costeggiando il quale, in direzione ovest, si raggiunge la foce del Fosso di Val di Serra che si segue risalendo fino a ritornare alla quota della strada litoranea e da qui in direzione est si ricongiunge con il punto di origine. Risulta compresa nel Comune di Riomaggiore.

La sottozona “Costa de Campu” si sviluppa lungo la strada provinciale La Spezia – Manarola nel punto in cui si supera il Canale del Groppo salendo fino ad incontrare la strada comunale di Fiesse fino alla strada comunale di Campo. Da qui fino alla strada comunale della Callora – Donega, scendendo, fino ad incrociare la strada comunale del Luogo seguendo la quale, in direzione est, si raggiunge, in prossimità della Chiesa, il Canale di Groppo e da qui, risalendo, fino al punto di origine. Risulta compresa nel Comune di Riomaggiore.

La sottozona di produzione “Costa da Posa” si sviluppa dalla strada provinciale Groppo – Volastra – Corniglia in corrispondenza del Rio della Valle Asciutta si scende, seguendo questo, fino al mare costeggiando il quale, in direzione ovest, si raggiunge la foce del Rio Molinello. Risale il Rio fino ad incrociare la strada comunale Vecchia Corniglia – Volastra che si segue, salendo, fino all’intersezione della linea di separazione del Comune di Riomaggiore. Da qui si segue fino a ritornare sulla strada provinciale Groppo – Volastra – Corniglia e da qui, verso est, si ritorna al punto di origine. Risulta compresa nel Comune di Riomaggiore.

*****

*****

I vini a denominazione di origine controllata “Cinque Terre” devono rispondere, all’atto dell’immissione al consumo, alle seguenti caratteristiche:

“CINQUE TERRE”
gradazione alcolica minima complessiva: 11,00% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.
colore: giallo paglierino più o meno intenso, vivo;
profumo: intenso, netto, fine, persistente;
sapore: secco, gradevole, sapido, caratteristico.

“CINQUE TERRE COSTA DE SERA”:
gradazione alcolica minima complessiva: 11,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.
colore: giallo paglierino più o meno intenso, vivo;
profumo: intenso, netto, fine e persistente, composito;
sapore: secco, sapido, intenso, gradevole.

“CINQUE TERRE COSTA DE CAMPU”
gradazione alcolica minima complessiva: 11,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.
colore: giallo paglierino più o meno intenso, vivo;
profumo: intenso, netto, fine e persistente, composito;
sapore: secco, sapido, intenso, gradevole.

“CINQUE TERRE COSTA DA POSA”:
gradazione alcolica minima complessiva: 11,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.
colore: giallo paglierino più o meno intenso, vivo;
profumo: intenso, netto, fine e persistente, composito;
sapore: secco, sapido, intenso, gradevole.

“CINQUE TERRE SCIACCHETRÀ:
gradazione alcolica minima complessiva: 17,00% vol di cui almeno 13,50% vol svolti;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
acidità volatile massima: 30 meq/l;
estratto secco netto minimo: 23,0 g/l.
colore: giallo dorato con riflessi ambrati, di bella vivacità;
profumo: intenso di vino passito, caratteristico profumo di miele, piacevole;
sapore: da dolce ad abboccato, armonico, di buona struttura e di buon corpo, piacevole e lungo in bocca con retrogusto mandorlato.

“CINQUE TERRE SCIACCHETRÀ” – RISERVA:
gradazione alcolica minima complessiva: 17,00% vol di cui almeno 13,50% vol svolti;
acidità totale minima: 5,0 g/l.;
acidità volatile massima: 30 meq/l;
estratto secco netto minimo: 23,0 g/l.
colore: da dorato fino ad ambrato;
profumo: intenso di vino passito, piacevole, caratteristico;
sapore: da dolce ad abboccato, armonico, di buona struttura e di buon corpo, piacevole e lungo in bocca con retrogusto mandorlato, gradevole.

*****

*****

A Manarola il 10 agosto si celebra la festa di San Lorenzo, con la processione e la benedizione del mare di giorno e i fuochi d’artificio di notte. In questa occasione si serve la tradizionale torta di riso salata: riso bollito accomodato in sfoglia con uova, olio, sale, pepe, il tutto al forno. Nei ristoranti di Manarola, la cucina è ottima specialmente per i piatti a base di pesto fatto ancora nel mortaio e non nel frullatore. Squisiti anche i piatti di selvaggina, il cui sapore è esaltato dalle erbe naturali del luogo, combinate secondo antiche e preziose ricette.

*****

*****

Il famoso Sciacchetrà, con il suo colore ambrato e il profumo di frutta fresca e miele, si accompagna degnamente con dolci secchi e formaggi stagionati. La Cooperativa agricola Cinque Terre, in località Groppo, vanta collezioni di Sciacchetrà, di vini Cinque Terre Doc e vende i prodotti tipici del Parco.

*****

               

*****

Luoghi poco conosciuti da vedere in Italia   4 comments

*****

*****

Manarola

Il nostro Paese offre una varietà infinita di luoghi poco conosciuti e tutti da scoprire, come Manarola, per esempio, antico borgo della Riviera Ligure di Levante, una delle più piccole Cinque Terre. Qui sono bandite le auto, ma il sacrificio è ben ricompensato dai colori e dal paesaggio di questo paese affacciato sul mare e distante dal resto del caos della quotidianità.

Un affresco dai colori solari, un paradiso di vitigni ed ulivi, un antico borgo dai colori salini nel quale le case sembrano nascere dalla scogliera della lunga e stretta marina.

Arroccata su uno scosceso promontorio di roccia scura, con il suo piccolo porto racchiuso tra due speroni rocciosi, Manarola è un borgo di antica origine fondato dagli abitanti dell’insediamento, forse romano, di Volastra. Le prime testimonianze storiche su Manarola appartengono alla seconda metà del Duecento e sono legate alle vicende del dominio della famiglia dei Fieschi di Lavagna. Questi ultimi, da tempo in lotta con la repubblica di Genova, furono battuti nel 1273 quando la Superba inviò una flotta di 14 galee per contrastare il ribelle Niccolò Fieschi, signore del borgo.
Sotto Genova, il paese conobbe un progressivo sviluppo, diventando uno dei maggiori produttori di derrate, soprattutto di vino ed olio, e proprio a questa vocazione agricola Manarola deve l’origine del suo nome, che gli storici sostengono derivare da un Manaraea dialettale, precedente all’attuale Manaaea, risalente ad un antico magna Roea, cioè magna rota, grande ruota da mulino ad acqua. Nella parte bassa del paese infatti si può ancora ammirare il vecchio mulino o frantoio, restaurato dal Parco Nazionale.

Manarola si caratterizza per la presenza delle case-torre; la struttura del paese si sviluppa attorno al corso, ora coperto del torrente Groppo che ne definisce l’asse principale; da esso si dipartono una serie di stretti vicoli lastricati in pietra che raggiungono le case sui fianchi del promontorio e degli orti. Parallelo all’asse principale si snoda il percorso della cosiddetta via di Mezzo, che rivestiva grande importanza nella viabilità del borgo prima della copertura del torrente. Interessante è la presenza, a monte dell’abitato, della piazza in cui sono concentrati gli edifici religiosi. In piazza Papa Innocenzo IV, si possono visitare: La chiesa di San Lorenzo, in stile gotico-ligure edificata nel 1338, costituita da tre navate, con un interno barocco dalla volta a botte; il Campanile Bianco a pianta quadrata, antica torre di avvistamento e difesa, eretto nel XIV secolo; il quattrocentesco Oratorio dei Disciplinati della Santissima Annunziata e l’antico Ospedale di san Rocco.

Una curiosità: la piramide in cemento dipinta di bianco che spunta tra le case più alte è un segnale trigonometrico per i naviganti. Dalla stazione di Manarola parte anche la Via dell’Amore, il famoso sentiero che congiunge il borgo a Riomaggiore.

Manarola è senza dubbio il più tranquillo dei paesi delle Cinque Terre. Ciò è dovuto in parte alla tardiva scoperta di Manarola come luogo di soggiorno, ed in parte allo stile sobrio degli abitanti, poco inclini alla confusione.
Molto piacevoli le numerose brevi passeggiate che ruotano intorno a Manarola: rilassanti e poco impegnative, alla portata di tutti.

Da non perdere il grande presepe luminoso (8/12-20/1) che occupa gran parte della collina della ‘Collora’ antistante l’abitato.

A Manarola c’è una bellissima spiaggia piccola e raccolta, poco distante dal porto, nel caratteristico borgo omonimo, nel comune di Riomaggiore, situato al polo estremo orientale delle suggestive Cinque Terre. Si tratta di una bella spiaggia di scogli lisci, molto piccola e circondata dal pittoresco paesaggio del borgo, con le case colorate abbarbicate sulle rocce a picco sul mare. Tutt’ intorno il caratteristico profilo frastagliato della costa rocciosa delle Cinque terre, con speroni di pietra a picco sul mare. Il mare è molto bello, turchese, cristallino, trasparente e con fondali sassosi, ideale per fare il bagno, facendo attenzione all’ingresso in acqua. Raggiungere la spiaggia è semplice arrivando dalla stazione dei treni, attraversando poi per ultimo una stradina un po’ impervia.

*****

*****

La Via dell’amore è un percorso suggestivo nelle Cinque Terre. Un sentiero di poco più di un chilometro che da Riomaggiore porta a Manarola. La Via dell’amore fa parte del Sentiero Azzurro, uno dei più conosciuti sentieri di trekking nelle Cinque Terre, che unisce Riomaggiore a Monterosso. La prima parte del Sentiero Azzurro è denominato la Via dell’amore: scavata nella roccia tra il 1926 e il 1928 per collegare i due comuni, questo sentiero affascinante si snoda sul fianco di roccia a picco sul mare che divide Riomaggiore con ManarolaLa vista sul mare della Liguria apre il cuore degli innamorati, e anche la loro creatività. Lungo la roccia infatti ci sono moltissime scritte, disegni, cuoricini e giuramenti di amore eterno. Per chi vuole percorrere la Via dell’amore, è meglio arrivare in treno nelle Cinque Terre. Il percorso inizia e finisce lungo le stazioni ferroviarie di Riomaggiore a Monterosso.

*****

*****

*****