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L’istinto di sopravvivenza fa aguzzare l’ingegno, ma …   10 comments

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Mi sono imbattuta in una notizia che ha, a dir poco, dello straordinario, ma che conferma, prima di tutto a me stessa, l’idea che ho sempre avuto sul fatto che gli animali sono esseri superiori. Sembra che il beccospino bruno un uccello australiano piccolissimo, che pesa soltanto 7 grammi, abbia imparato ad imitare i suoi simili per difendere se stesso e il suo nido dai predatori. Riproducendo il verso di pettirossi, roselle e altri volatili lancia un segnale di avvertimento del pericolo nel caso si avvicini una cornacchia, per esempio. La malcapitata, spaventata da questo allarme, si blocca per il tempo sufficiente da permettere al beccospino e ai suoi piccoli di allontanarsi e mettersi al riparo.

La notizia arriva dai ricercatori dell’Australian National University, che affermano che questa è la prima ricerca in merito all’uso del mimetismo vocale degli uccelli mirato a spaventare i predatori, tra i quali, in primis, vi è la cornacchia sibilante bianca e nera, che è grande almeno 40 volte più del beccospino e mangia individui molto più adulti.

In pratica se il beccospino imita il segnale dell’allarme del falco, la cornacchia si distrae per il doppio del tempo rispetto all’allarme dato nella propria lingua, permettendo così all’ “imitatore” di fuggire e scampare il pericolo.

Trovo straordinaria l’intelligenza degli animali, l’istinto di sopravvivenza fa aguzzare l’ingegno, ma partendo da questo presupposto, mi rimane una domanda: che succederà quando la cornacchia capirà il “giochino” e si avvicinerà al nido imitando un beccospino innamorato?

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Pubblicato 5 giugno 2015 da mariannecraven in Scienza

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Chi ha vinto le elezioni regionali è un solo partito: quello degli astenuti   4 comments

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Landini: “Bisogna unire ciò che la politica ha diviso”

Chi ha vinto le ele­zioni regio­nali è un solo par­tito: quello degli aste­nuti. Il dato omo­ge­neo in tutte le regioni del 53,90% rispetto al 64,13% del 2010 è diven­tato un’occasione per riflet­tere sulla crisi della demo­cra­zia nell’incontro «Il diritto alla libertà, il dovere della libertà» orga­niz­zato ieri da Giu­sti­zia e Libertà alla città dell’altra eco­no­mia di Roma in occa­sione della festa della Repubblica.

Ste­fano Rodotà e Gustavo Zagre­bel­sky, San­dra Bon­santi e Paul Gin­sborg, oltre a stu­denti e docenti come Gio­vanni Coc­chi attivi nel movi­mento con­tro la «Buona Scuola» di Renzi e del Pd. «Milioni di per­sone che non votano, non fanno parte dell’anti-politica. Non si rico­no­scono nella poli­tica in quanto tale» ha detto il segre­ta­rio della Fiom Mau­ri­zio Lan­dini che sabato e dome­nica pros­simi par­te­ci­perà ai lavori della «coa­li­zione sociale» al cen­tro con­gressi Fren­tani. Un asten­sio­ni­smo di que­ste dimen­sioni è diven­tato negli anni della crisi la regola costi­tu­tiva della vita poli­tica in un paese dove la par­te­ci­pa­zione al voto è tra­di­zio­nal­mente alta. «È anche la dimo­stra­zione che c’è un paese che non è d’accordo con quello che sta avve­nendo». La tesi di Rodotà ha spinto ad un’analisi delle riforme del governo Renzi. La logica che ispira l’Italicum, come il Jobs Act, o il «super-preside» impo­sto dal Ddl scuola ora al Senato «è quella dell’uomo solo al comando». Un pro­cesso «impo­sto dalla let­tera della Bce al governo ita­liano nel 2011, Renzi non sta facendo nient’altro che que­sto» sostiene Lan­dini. Per con­tra­stare una mar­cia inar­re­sta­bile «biso­gna met­tere in piedi pro­cessi poli­tici che uni­fi­chino la società fram­men­tata tra appar­te­nenze iden­ti­ta­rie e un mondo di lavo­ra­tori in com­pe­ti­zione» ha aggiunto Landini.

In attesa che la «coa­li­zione sociale» prenda forma, e acqui­sti una sua fisio­no­mia, sul tavolo c’è l’ipotesi del refe­ren­dum con­tro il Jobs Act e un altro con­tro la riforma della scuola. Lan­dini sostiene un ritorno ad una con­trat­ta­zione sociale dif­fusa che parta dalla difesa, e dalla com­pleta appli­ca­zione dei con­tratti nazio­nali di lavoro, e si allar­ghi anche ad altre sfere del sociale.
Il punto di rife­ri­mento è lo Sta­tuto dei lavo­ra­tori da cui il governo Renzi ha can­cel­lato l’articolo 18 con il Jobs Act. «Quello sta­tuto impe­diva di essere licen­ziati senza giu­sta causa, vie­tava il con­trollo a distanza e il deman­sio­na­mento». Tutte norme intro­dotte invece da Renzi. «In nome della sua pre­sunta moder­nità — ha attac­cato Lan­dini — il Jobs Act non tutela tutte le per­sone, ma solo gli impren­di­tori, è un pas­sag­gio for­male che rove­scia i valori sostan­ziali della cittadinanza».

Alla coa­li­zione sociale Lan­dini non affida il ruolo guida di un par­tito, bensì di un vet­tore che riu­ni­fi­chi il lavoro, e le sue rap­pre­sen­tanze, così come le asso­cia­zioni sem­pre nume­rose e altret­tanto divise. L’obiettivo è rico­struire i «corpi inter­medi», oggetto dell’offensiva ren­ziana, e ripo­si­zio­narli in una società dove la rap­pre­sen­tanza è distrutta. Non più organi della media­zione buro­cra­tica ma della «demo­cra­zia diretta per difen­dere gli inte­ressi comuni».

Roberto Ciccarelli – Il Manifesto
Mercoledì 03 Giugno 2015

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