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L’istinto di sopravvivenza fa aguzzare l’ingegno, ma …   10 comments

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Mi sono imbattuta in una notizia che ha, a dir poco, dello straordinario, ma che conferma, prima di tutto a me stessa, l’idea che ho sempre avuto sul fatto che gli animali sono esseri superiori. Sembra che il beccospino bruno un uccello australiano piccolissimo, che pesa soltanto 7 grammi, abbia imparato ad imitare i suoi simili per difendere se stesso e il suo nido dai predatori. Riproducendo il verso di pettirossi, roselle e altri volatili lancia un segnale di avvertimento del pericolo nel caso si avvicini una cornacchia, per esempio. La malcapitata, spaventata da questo allarme, si blocca per il tempo sufficiente da permettere al beccospino e ai suoi piccoli di allontanarsi e mettersi al riparo.

La notizia arriva dai ricercatori dell’Australian National University, che affermano che questa è la prima ricerca in merito all’uso del mimetismo vocale degli uccelli mirato a spaventare i predatori, tra i quali, in primis, vi è la cornacchia sibilante bianca e nera, che è grande almeno 40 volte più del beccospino e mangia individui molto più adulti.

In pratica se il beccospino imita il segnale dell’allarme del falco, la cornacchia si distrae per il doppio del tempo rispetto all’allarme dato nella propria lingua, permettendo così all’ “imitatore” di fuggire e scampare il pericolo.

Trovo straordinaria l’intelligenza degli animali, l’istinto di sopravvivenza fa aguzzare l’ingegno, ma partendo da questo presupposto, mi rimane una domanda: che succederà quando la cornacchia capirà il “giochino” e si avvicinerà al nido imitando un beccospino innamorato?

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Pubblicato 5 giugno 2015 da mariannecraven in Scienza

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