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Kenya   8 comments

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Scorre acqua pulita a Nairobi

di Viky Charo (dal Kenya)

La fornitura d’acqua potabile e low cost nelle baraccopoli della capitale del Kenya non è più un miraggio. Investimenti e utilizzo di nuove tecnologie stanno migliorando la situazione. Gli ostacoli restano molti, come il cartello dei venditori abusivi, le carenze nella rete distribuzione e la scarsità di fonti idriche potabili.

Da alcuni giorni gli abitanti dello slum di Mathare, a Nairobi, possono acquistare acqua pulita a basso prezzo da un dispenser, utilizzando una smart card o il telefono cellulare. La fornitura di acqua low cost fa parte del programma per il rinnovamento delle baraccopoli, avviato dal governo nel 2010. Con il sostegno finanziario della Banca Mondiale e il supporto tecnologico della società danese Grundfos. La Nairobi city water and sewerage company (Ncwsc, la principale delle tre aziende che forniscono acqua alla capitale kenyana) ha disposto quattro distriburori automatici in varie zone di Nairobi, ma quello di Mathare è il primo ad essere installato in uno slum.

La fornitura ha un costo di appena 0,50 centesmi di shilling (metà di un centesimo di euro) per 20 litri, 100 volte meno del prezzo fissato dagli ambulanti (50 centesimi per 20 litri). La lucrativa vendita di acqua pulita nelle baraccopoli e in altre zone della capitale, è gestita in esclusiva da un cartello di centinaia di operatori che prelevano il liquido danneggiando le condotte o collegandosi illegalmente. «È un settore controllato – riferisce Pauline Nyota, operatrice dell’organizzazione umanitaria Water and sanitation for the urban poor (Wsup) – se non si è del gruppo è molto difficile poter aprire un chiosco di vendita, ed è per questo che la gente pensa a loro come ad una mafia». La rete di condutture è datata e sottoposta a scarsa manutenzione, e questo agevola la manomissione delle tubature e gli allacciamenti abusivi. Ma in alcune zone povere della capitale le cose stanno cambiando.

Nuovi  servizi ma con ostacoli
Nello slum di Kayole, in cui vivono circa 100 mila persone, il nuovo sistema di pagamento telefonico della bolletta – il primo di questo tipo utilizzato nell’Africa dell’Est – sta agevolando la diffusione della rete idrica: le rendite, per la società di distribuzione, sono aumentate e quest’ultima intende re-investire il denaro per arrivare a raggiungere ogni abitazione.
Kibera è il secondo più grande slum del continente, con una popolazione che si aggira attorno ai 200 mila abitanti. Anche qui si registrano piccole, positive rivoluzioni e il cambiamento avviato dal programma governativo ha presto coinvolto la popolazione locale. Negli ultimi cinque anni, la volontà della gente di migliorare le proprie condizioni di vita, assieme al sostegno economico delle istituzioni, ha fatto nascere strade, cliniche mediche e piccole postazioni di polizia in vecchi continers riadattati, alcuni punti luce notturni e persino delle reti wifi gratuite, dando lavoro a circa 3.500 persone, ma l’acqua potabile e i servizi igienici sono ancora un obiettivo lontano.
A Kibera, Korogocho e negli altri slum della capitale, la barriera più consistente è quella eretta dai proprietari delle baracche che sono riluttanti ad investire per fornire acqua corrente agli inquilini e osteggiano, in generale, gli sforzi compiuti per migliorarne la qualità di vita. «La maggior parte dei landlords – spiega Graham Alabaster, direttore del settore di igiene urbana del programma Onu per le abitazioni (Un Habitat) – sono persone che occupano posti di prestigio a Nairobi e che guadagnano molto bene sfruttando questa situazione».

C’è ancora da lavorare
Il cambiamento ha avuto inizio nel 2010 con l’entrata in vigore della nuova Costituzione che sancisce l’accesso all’acqua come diritto umano dalla parola masaai che significa “acqua fresca” –  soffre storicamente di carenza di fonti idriche potabili. «La richiesta attuale di acqua è di 720 mila metri cubi al giorno – spiega il direttore della Nuniversale. Le tre società che gestiscono la distribuzione idrica nella capitale, sono dunque obbligate a rendere conto, anno dopo anno, dei passi avanti compiuti per arrivare a portare l’acqua corrente a tutta la popolazione (2 milioni di persone), slum compresi. Ma attualmente, anche le zone fornite dalla rete soffrono di ricorrenti e prolungati blackout.
Paradossalmente Nairobi – il cui nome deriva cwsc, Phillip Gichuki – ma noi riusciamo a fornirne solo 560 mila». Un deficit di 160 metri cubi, aggiunge, che può essere azzerato solamente con nuovi investimenti. Intanto, le bollette sono quasi raddoppiate dal marzo di quest’anno.

Le dighe di Sasumua (di epoca coloniale) e Ndakaini (edificata nel 1991), sono ancora l’unica fonte d’acqua – sporca e contaminata – per gran sanità. Nonostante la scadenza del termine stabilito per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio dell’Onu (Millennium development goals, 2000/2015), oltre 700 mila persone sul pianeta, soprattutto nei centri urbani, nparte della popolazione povera (che vive con circa un euro al giorno). Malattie trasmesse dall’acqua inquinata (colera, tifo, epatite A, diarrea) sono diffusissime negli slum di Nairobi, in particolare tra i bambini.
In generale quelle trasmesse dall’uso di acqua contaminata, sono la principale causa di morte nel mondo con 3.4 milioni di decessi all’anno, secondo dati dell’Organizzazione mondiale della on hanno ancora accesso a fonti di acqua pulita.

Fonte: nigrizia.it
Giovedì 25 Giugno 2015
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Pubblicato 26 giugno 2015 da mariannecraven in Società

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Racconti dall’Africa   3 comments

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Il matrimonio del topo  

C’era una volta un bellissimo topolino bianco. E diventava sempre più bello mentre cresceva e diventava adulto. I suoi genitori si chiedevano spesso: Dove troveremo una moglie degna per lui? Quando arrivò il momento di cercare una moglie decisero che solo nella famiglia di Dio poteva esserci una ragazza giusta per lui. Così, come era d’uso, tre vecchi componenti della famiglia andarono da Dio a chiedergli una moglie per il bel topolino. Giunti alla casa di Dio, i tre entrarono e dissero: Veniamo per conto del bellissimo topolino bianco, a cercare una moglie degna di lui: solo tu puoi trovarcela! Dio allora disse. Grazie di essere venuti,ma siete nel posto sbagliato: dovete andare a casa del vento! Il vento è più forte di me, perché mi soffia la polvere negli occhi!” A quel punto i tre messaggeri decisero di andare a casa del Vento. Ma giunti là, il Vento disse loro:”Vi ringrazio, ma la Montagna è più forte di me: io non riesco a scalfirla, malgrado soffi con tutta la mia forza! A quel punto lì i tre topi andarono dalla Montagna, che però disse loro: Grazie di essere venuti, ma c’è una creatura più potente, che mi sbriciola dalle fondamenta: abita là, andate a trovarla! I tre andarono nella casa che gli era stata indicata e videro che era la casa di un Topo. Il capofamiglia disse loro: Avete trovato la moglie per il vostro bellissimo topolino bianco!. Che gioia! E così il bellissimo topolino bianco trovò una moglie degna di lui.

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Cosa sono le favole per gli africani

Per gli africani le favole sono vicende fantastiche narrate per divertire e per insegnare a vivere. Gli uditori si sentono coinvolti nel racconto e partecipano ai successi o alle disgrazie degli attori con esclamazioni di gioia o di delusione. Ma dietro il velo delle immagini le favole rappresentano la vita come è o come dovrebbe essere. Allora il narratore diventa un maestro di vita. Di solito è un anziano o griot. Le favole vengono raccontate di sera, attorno al fuoco che raccoglie piccoli e grandi. Oppure vengono proposte al gruppo dei giovani raccolti in foresta nel periodo dell’iniziazione. A volte, in forma sintetica, sono ricordate anche nelle sedute dei tribunali indigeni come fonte di norme in base alle quali raggiungere una giusta sentenza.

I racconti dell’Africa Nera 

Offrono l’immagine d’un mondo alle prese con le forze della natura, con le belve della foresta, con gli spiriti vaganti e con il potere delle streghe onnipresenti. Nell’Africa Nera lo scopo principale cui mira il narratore è l’insegnare. La favola è una lezione per immagini. Le popolazioni africane si servono di oggetti visibili, di fatti concreti, di azioni che coinvolgono i presenti, come le danze e i canti. Così il messaggio s’imprime nella memoria e influenza la loro vita. Dovendo insegnare qualche cosa per la vita, le favole africane hanno per protagonista sempre l’uomo, anche quando sono di scena gli animali. Questi non sono che la controfigura dell’uomo, ne riflettono le virtù e i difetti, le tribolazioni, i fallimenti e i successi. Alcuni, impersonando con speciale rilievo un difetto o una virtù, sono divenuti simbolo d’un tipo particolare d’uomo. La lepre e la rana rappresentano, in Africa, l’uomo saggio e coraggioso, il leopardo e il leone sono simbolo dell’oppressore prepotente e ottuso. Allora raccontare le avventure della lepre, del leone o del leopardo, dello scoiattolo o delle formiche, è insegnare la prudenza, il coraggio, l’amore o condannare la prepotenza, l’infedeltà, l’ambizione. Le favole trasmettono così una concezione della vita e forniscono norme per la condotta personale e per la convivenza nella società. Si capisce quindi perché siano strumenti di formazione per le nuove generazioni e ammonimento per tutti.

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Pubblicato 22 giugno 2015 da mariannecraven in Racconti, Società

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Poesia del Congo e Costa d’Avorio   Leave a comment

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Domani, la speranza

Henri Boukoulou

Domani, la speranza
e nel cielo in lutto
vedo i suoi occhi, calmi e dolci
come una carezza,
ascolto la sua voce, pura e bella
come una notte costellata,
leggo il suo messaggio, serio e nobile
come una leggenda greca.
O, divina speranza!
Ecco che nel singhiozzo disperato del vento
si tracciano
le prime frasi del più bel poema d’amore
e domani, è la speranza!

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Pubblicato 22 giugno 2015 da mariannecraven in Poesia

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Sono quasi le sei del mattino … ma è Sabato!   5 comments

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Poesia del Congo e Costa d’Avorio

Soweto amore mio

Jean Royal Kississou-Boma

Sono laggiù, tanti, tantissimi,
da lungo tempo, lunghissimo tempo,
dietro i chiavistelli, nelle miniere, i loro dormitori
tutti, quasi tutti sottoposti alla loro razione di randello
per la signora Libertà
respirano il gas, il gas industriale
l’ossigeno è sconosciuto e proibito,
sono là, animali che appartengono a uomini disumani.
Ma sono là, creature nobili perché umane
sono là, che respirano l’odore della terra innocente.
Portatori dell’onore dei loro avi e del prestigio del passato,
simboli del coraggio di un presente
specchio della fierezza della razza e simbolo dell’eroismo.
Versando il loro sudore dorato
perdendo il loro sangue di eroi
sono là
a Soweto
vittime dell’orrore
e della follia del colore.
Sono là vittime degli appetiti del capitale
difensori della ragione e della giustizia.

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Pubblicato 13 giugno 2015 da mariannecraven in Poesia

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Un tranquillo pomeriggio d’estate …   Leave a comment

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Poesia del Congo

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Piangi, fratello Negro amatissimo

Patrice Lumumba

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O Negro, da millenni bestiame umano
le tue ceneri continuano a spargersi in tutte le latitudini
e tu continui a costruire cappelle funerarie
dove i carnefici dormono il loro sonno eterno.
Inseguito e braccato, scacciato dal tuo villaggio
sconfitto in battaglie dove la legge del più forte
significava per te la schiavitù o la morte,
ti eri rifugiato nelle profonde foreste
dove l’altra morte incombeva sotto la maschera
impaziente
per le zanne del felino, o nella morsa immonda
e fredda del serpente.
E poi venne il bianco, sornione scaltro
e più avido
che scambiava il tuo oro per paccottiglia
violentando le tue donne
ubriacando i tuoi guerrieri
ammassando nei suoi vascelli i tuoi figli e le tue figlie.
Il tam-tam mormorava di villaggio in villaggio
portando in lontananza il dolore
seminando lo smarrimento
raccontando la grande partenza verso fiumi lontani
dove il cotone è Dio e il dollaro Re
condannato al lavora forzato come bestia da soma
dall’alba al tramonto sotto un sole infuocato.
Ti fu insegnato a cantare le lodi di Dio
e questi diversi canti, ritmando il tuo calvario
ti davano la speranza in un mondo migliore…
ma nel tuo cuore chiedevi solo
il tuo diritto alla vita e la tua parte di felicità.
Tu danzavi, folle, nell’umidità della sera.
Da questo sole che tu ami sempre
soffocherai il tuo dolore
e tu farai del Congo una Nazione libera e felice
al centro di questa grandiosa Africa nera.

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Pubblicato 8 giugno 2015 da mariannecraven in Poesia

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E’ domenica, una calda domenica!   4 comments

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Poesia del Sudafrica

Nostalgia


Rebecca Matlou
Poetessa Sudafricana

Nostalgia tu non sei ripugnante
perciò mi sciogli il cuore
rompendolo in languidi frantumi
si, desidero ardentemente essere redentore
perché…..

Laggiù esseri umani vengono calpestati
Laggiù bambini vengono schiacciati
donne macabramente polverizzate
divengono concime .
Laggiù, le strade sono vasche di sangue
Dove l’uomo viene dilaniato
dilaniato…
ecco anime in gabbia con catene
incatenate sino a che i loro polsi siano straziati
meccanicamente massacrate sino a ridurle cose
dolenti di fame e di animo

Tempesta sui ghetti senza tetto
veglia che piange i caduti
i caduti…
Ecco dei modelli di dolore inflitto
Ecco gli umori contrastati dilaniati
da vermi che devono nutrire il seme del sadismo…
nostalgia tu non sei ripugnante.

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Pubblicato 7 giugno 2015 da mariannecraven in Poesia

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Rapporto Sofi 2015, Africa ancora affamata   6 comments

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La settimana scorsa è stato pubblicato il rapporto sulla situazione dell’insicurezza alimentare nel mondo, redatto dalle tre agenzie dell’Onu che si occupano di alimentazione e agricoltura. 795 milioni le persone che soffrono ancora la fame, ma il dato è in calo rispetto al 2014. Nell’Africa subsahariana un quarto della popolazione è in queste condizioni. Lontani gli Obiettivi del Millennio.

Lo Stato dell’insicurezza alimentare nel mondo 2015, disegna ancora una volta un quadro di luci ed ombre sulla fame, mettendo in evidenza non solo la persistenza del problema ma anche la sua diseguale diffusione. Preparato dai tre organismi Onu che si occupano di agricoltura e alimentazione, Fao, Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo) e Wfp/Pam (Programma alimentare mondiale), il Rapporto quest’anno è stato anticipato in coincidenza con i temi dell’Expo di Milano e con la conclusione del periodo di osservazione degli Obiettivi del Millennio.

Sono 795 milioni le persone che soffrono ancora la fame (erano 805 milioni secondo il Rapporto 2014), con una diminuzione di 167 milioni nell’ultimo decennio. Su 129 paesi in via di sviluppo monitorati, poco più della metà, 72 paesi, hanno raggiunto dal 2000 ad oggi l’obbiettivo di ridurre della metà il numero delle persone che soffrono la fame. Del resto dei 795 milioni, 780 vivono nei paesi in via di sviluppo. Una persona su 9 è ancora colpita dalla fame, malgrado la sua incidenza sia globalmente diminuita.

Se alcuni paesi o regioni, come l’India, la Cina, l’America latina, hanno fatto progressi considerevoli, altri invece come quelli dell’Africa subsahariana restano ancora lontani dagli Obiettivi del Millennio: un quarto   della popolazione (23,2%) soffre infatti la fame. La regione più colpita è l’Africa orientale con 124 milioni.

Nel suo complesso, in Africa il numero delle persone che soffrono la fame è in lento ma continuo aumento: 233 milioni oggi, contro i 182 milioni all’inizio degli anni ’90. Tenuto però conto della dinamica demografica, la percentuale delle persone colpite è in diminuzione.

Al suo interno peraltro sussistono differenze regionali, che dipendono da fattori come l’instabilità politica, la guerra e le catastrofi naturali che provocano a loro volta una crescita economica insufficiente ed aumentano la povertà, che rimane la prima causa della fame: l’impossibilità, cioè, di procurarsi i mezzi per alimentarsi a sufficienza.

Il Rapporto esamina anche l’incidenza dei rapporti commerciali internazionali e della tendenza a liberalizzare gli scambi, giungendo (timidamente) alla conclusione che in alcuni casi possono incidere negativamente sull’attività dei piccoli produttori e sullo stato dell’alimentazione della popolazione.

Da un obiettivo (mancato) ad un altro sembra per il momento la risposta più pragmatica degli organismi internazionali. Archiviati gli Obiettivi del Millennio ci si appresta a varare un Programma per lo sviluppo durevole per il dopo 2015, passando per il Partenariato per la fine della fame in Africa nel 2025, o l’iniziativa Fame zero nell’Africa occidentale, la regione africana dove i progressi sono stati più rapidi, e dove anche il numero complessivo delle persone colpite dalla fame è diminuito nell’ultimo quarto di secolo.

Il Rapporto 2015 pur elencando alcune scelte possibili, riconosce di non avere soluzioni miracolose e riflette così la presa di coscienza delle difficoltà di detti organismi, Onu in testa, a tradurre le proprie politiche in realtà.

di Luciano Ardesi
nigrizia.it
Lunedì 01 Giugno 2015

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Poesia del Congo e Costa d’Avorio   4 comments

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Le strade di Soweto

Henri Boukoulou

C’era un fanciullo vestito di nero
che si contava le costole
in fondo ad una camera chiusa
sulla dolcezza della sera.

C’era un cane grosso come la disperazione
che aveva perso una zampa
sognando i resti che avanzavano
da un pranzo ufficiale.

C’era un soldato dal portamento drammatico
che ingoiava le pallottole del suo fucile
per non vedere più ai suoi piedi
donne morire, col figlioletto in braccio.

C’era una prigione tutta bianca
con una cella tutta nera
dove uomini, dimentichi del loro nome,
erano rinchiusi e mai processati.

C’era una donna dallo sguardo spento
in attesa dei suoi undici figli
sulla strada del cimitero
dove non aveva potuto seppellirli.

C’era una voce bella come la vita
che cantava la libertà su di un’aria
che suonava come un incubo
nell’orecchio del condannato a morte.

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Pubblicato 6 giugno 2015 da mariannecraven in Poesia

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Poeti Africani Anti-Apartheid Repubblica Popolare del Congo – Costa d’Avorio   Leave a comment

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Dolce ed oppressa
Lamento di un prigioniero

Henri Boukoulou

 Ascolta con me la notte farsi muta
come un lutto sul cielo piatto
L’aria non ha neanche più quella dolcezza
da noi così spesso sognata;
la sua carezza somiglia ad incorporee catene
sui nostri corpi allacciati.
Ti guardo come tu mi guardi
quando mi ami;
e nei tuoi occhi che guardano il mondo,
vedo raccogliersi l’ombra delle minacce,
vedo cercar rifugio le anime braccate
La notte resta così silenziosa!
Senz’altro si compiace di contemplare
i tuoi occhi da cui sgorgano
tutte le parole che le nostre labbra non hanno più
Diritto di pronunciare, e neanche di cantare.

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Pubblicato 3 giugno 2015 da mariannecraven in Poesia

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