A tutti i miei amici bloggers … per favore, liberatemi!   20 comments

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anti-spam

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Ho inviato alcuni commenti la notte scorsa, ma non li vedo.
Potete controllare se per caso sono finita in Spam, per favore?
E … liberarmi!
Mi sento soffocare lì dentro.
Grazie a tutti.

❤ ❤ ❤

stellina

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Pubblicato 7 dicembre 2017 da mariannecraven in Curiosità, Diario

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Anche oggi mi sento “natalizia” e … adoro l’Africa! Punto!   29 comments

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Soweto Gospel Choir – Oh Happy Day

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Il travolgente Soweto Gospel Choir nasce dove la tradizione del Gospel incontra il ritmo dell’Africa. Nata nel 2002, fondata da David Mulovhedzi, questa realtà, vincitrice di due Grammy Award, e dell’Emmy Award televisivo per la sua collaborazione con Bono e U2 e una nomination all’Oscar per il suo lavoro con Peter Gabriel, propone la travolgente forza della musica africana filtrata attraverso il fascino eterno del Gospel: gli oltre 30 cantanti, ballerini e percussionisti sono i migliori artisti che operano nelle numerose chiese di Soweto. Eseguono un repertorio quanto mai seducente e sfaccettato che bene riflette l’anima, la storia e la cultura del Sudafrica (la Rainbow Nation) attraverso un ritmo sempre vivace, una stupefacente danza e soprattutto una preziosa ricerca vocale.

Soweto è un’area urbana della città di Johannesburg, in Sudafrica. È la più grande township del Sudafrica e ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della lotta all’apartheid. Il nome “Soweto” è una contrazione di “South Western Townships” (“township sudoccidentali”). Lì è iniziata la lunga marcia che ha portato alla svolta radicale in Sudafrica.

Applaudito in tutto il mondo da oltre 400.000 persone, il Soweto Gospel Choir, con un repertorio che include canzoni tradizionali tramandate di generazione in generazione, African Gospel, canzoni della libertà sudafricana, reinterpretazioni uniche di classici internazionali, incluso il classico “Pata Pata” di Miriam Makeba, e anche brani famosi a livello internazionale come “Bridge Over Troubled Waters” e “Many Rivers To Cross”, si è esibito nelle più grandi sale da concerto del mondo, oltre che come headliner in festival come il Montreal Jazz Festival e l’Edinburgh Fringe, collezionando anche grandi collaborazioni. Soweto Gospel Choir si è prodotto in concerti alla presenza di leaders del mondo tra cui Nelson Mandela, Desmond Tutu, i presidenti Obama e Clinton e la famiglia reale britannica.

L’inaugurazione dei mondiali in Sud Africa nel 2010 è stata un’occasione per vederlo all’opera per la prima volta in mondovisione, ma è dal vivo che le 30 potenti voci riescono a trasmettere l’emozione della musica. Non si riesce a non battere le mani e a stare seduti sulla sedia: il concerto di questi artisti africani è una festa per gli occhi e per l’anima. Gioia: è questa la caratteristica principale che questo coro riesce a trasmettere.

Chi assiste ad uno spettacolo del Soweto Gospel Choir viene travolto dai colori e dai suoni, ma soprattutto ha l’impressione di assistere ad un evento festoso, ad una sorta di appuntamento tra amici che amano cantare e coinvolgere gli altri in allegria.

L’incontro con il Soweto Gospel Choir è di quelli che lasciano una emozione profonda. Gospel trascinanti, carichi di energia, suggeriti da una superba forza ispiratrice, che esprimono l’amore per il prossimo e il desiderio di convivenza e armonia fra i popoli.

Impossibile non subirne il fascino. Scuote le anime, tocca il cuore, suscita entusiasmo. I protagonisti hanno la straordinaria capacità di trasmettere al pubblico tutta la bellezza e la passione che caratterizzano quell’Africa così lontana ma anche, nel sentire, così vicina a noi.

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Oggi mi sento “natalizia” … punto!   39 comments

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Filastrocca di Natale

Gianni Rodari

Un abete speciale
Quest’anno mi voglio fare
un albero di Natale
di tipo speciale,
ma bello veramente.
Non lo farò in tinello,
lo farò nella mente,
con centomila rami
e un miliardo di lampadine,
e tutti i doni
che non stanno nelle vetrine.
Un raggio di sole
per il passero che trema,
un ciuffo di viole
per il prato gelato,
un aumento di pensione
per il vecchio pensionato.
E poi giochi,
giocattoli, balocchi
quanti ne puoi contare
a spalancare gli occhi:
un milione, cento milioni
di bellissimi doni
per quei bambini
che non ebbero mai
un regalo di Natale,
e per loro ogni giorno
all’altro è uguale,
e non è mai festa.
Perché se un bimbo
resta senza niente,
anche uno solo, piccolo,
che piangere non si sente,
Natale è tutto sbagliato.

Filastrocca di Natale di Gianni Rodari da “Filastrocche in cielo e in terra”

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“La Donna è il negro del mondo … “   49 comments

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“Donna”
Mia Martini ed Enzo Gragnaniello

Donne piccole come stelle
c’è qualcuno le vuole belle,
donna solo per qualche giorno
poi ti trattano come un porno.
Donne piccole e violentate,
molte quelle delle borgate
ma quegli uomini sono duri,
quelli godono come muli.

Donna come l’acqua di mare,
chi si bagna vuole anche il sole,
chi la vuole per una notte,
c’e chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori,
quando è sola ti fanno fuori,
donna, cosa succederà
quando a casa non tornerà?

Donna fatti saltare addosso,
in quella strada nessuno passa,
donna fatti legare al palo
e le tue mani ti fanno male.
Donna che non sente dolore
quando il freddo gli arriva al cuore,
quello ormai non ha più tempo
e se n’è andato soffiando il vento.

Donna come l’acqua di mare,
chi si bagna vuole anche il sole,
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori,
quando è sola ti fanno fuori,
donna, cosa succederà
quando a casa non tornerà?

Donna come l’acqua di mare,
chi si bagna vuole anche il sole,
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.
Donna…
Donna come un mazzo di fiori,
quando è sola ti fanno fuori,
donna, cosa succederà
quando a casa non tornerà?

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Il testo di Gragnaniello non lascia indifferenti, da grande autore quale è, il cantautore napoletano riesce, da osservatore esterno, a raffigurare la visione femminile in determinati rapporti con un certo tipo di uomini: rapporti fatti di umiliazioni, soprusi o privi di alcuna forma di rispetto verso la donna. Da uomo, Gragnaniello osserva, quindi, l’irriguardosa superficialità con la quale alcuni uomini si avvicinano alla donna vedendola spesso solo come strumento sessuale ignorandone la dignità ed i sentimenti. Una visione affascinante quanto schietta di una determinata realtà che continua a mietere vittime ogni giorno creando gravi disordini nell’animo e nella psiche delle donne che sfortunatamente incappano in questo tipo di situazioni. Gragnaniello, per l’esecuzione di questa canzone, non poteva fare scelta migliore che affidarla alla voce raffinata e penetrante di Mia Martini che la rende un capolavoro assoluto.

Vista la rilevanza del brano, Mimì, lo reinterpreta anche in duetto con Gragnaniello regalando una perla assoluta alla storia della musica italiana. Proprio questa versione, infatti, è quella più diffusa ed apprezzata vista l’unione di due grandi artisti che viaggiano sulla stessa lunghezza d’ onda emotiva ed interpretativa.

Come racconta la stessa Mimì: “Nel brano non vi è descritto un solo tipo di donna, si parla di diverse violenze che si fanno alle donne e non solo quelle fisiche; come diceva il grande Lennon: la donna è il negro del mondo. La donna è la cattiva coscienza, è la madre; la donna è colei che deve capire, è il trait d’union, è quell’equilibrio…; la donna è la follia, la tentazione; la donna è il dubbio ma è anche la soluzione. Mi ritrovo in questo testo e lo sento perché ho subito delle violenze sia come artista che come donna.”

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“Donna che non sente dolore … “

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Emotionally victimized

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Lost and alone

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Oggi è una ricorrenza … e domani?
Non dimentichiamo!

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Anche per te, Mimì,
grande artista e grande donna!

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Il dono d’Itaca è il viaggio che fu bello …   39 comments

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Itaca

di Konstantinos Kavafis
traduzione di Guido Ceronetti

Se Itaca è la meta del tuo viaggio
formula voti sia una lunga via;
peripezie e scoperte la gremiscano.
Lestrìgoni , Ciclòpi, e di Poseidone
accessi d’ira escludili.
Renderli vani è in te se via facendo
col pensiero li domini, se carne e spirito
risucchi la vertigine.
Mai vedresti Lestrìgoni e Ciclòpi
se Psiche in te non li generasse,
né l’irascibile Poseidone ti sbatterebbe
se Psiche in te non lo drizzasse orrendo.

Vòglila lunga, la via.
E i mattini d’estate mai finiscano
in cui ti accolgano finora ignoti
porti che di dolcezze ti sfiniscano.
A ogni suk dei Fenici sosterai,
ci farai begli acquisti di coralli,
di madreperle, d’ebani, di ambre.
E di profumi che stordiscano pigliane
a sacchi, di più godrai.
Ma nelle città egizie tu errabondo
viandante agli eruditi
rivolgiti, e da loro impara,
impara senza fine.

Della tua mente avrai stella polare
Itaca – sempre. Là devi approdare,
termine ultimo tuo prescritto.
Il viaggio
fallo anni durare, ritorna vecchio
nella tua isola, gli accumulati
lungo la via tesori
li sbarcherai con te, perché da Itaca
ricchezze non puoi sperare.

Il dono d’Itaca è il viaggio che fu bello.
Senza di lei, per te, quale cammino?
E null’altro sarà il suo dare.

Pur così povera mai ti avrà deluso.
Ora tu sei di vita e di sapienza
talmente ricco! E certo non ti è ignoto
il senso che ogni Itaca tramanda.
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Kavafis ci induce al viaggio verso Itaca evocando, con splendore tutto mediterraneo, mattine d’estate, mercati fenici in cui si commerciano madreperle, corallo, ebano, ambra. Il riferimento mitologico è il famoso viaggio di Ulisse nell’Odissea. Itaca, l’isola di Ulisse, diventa, nella poesia, metafora della vita stessa in cui ciò che conta non è tanto la meta, ma il viaggio.
Il senso di Itaca, infatti, è quello di fungere da stimolo per il viaggio, più che da meta da raggiungere fine a se stessa. E’ la vita, concepita come viaggio verso una meta che si raggiungerà dopo lunghe peregrinazioni.
Il viaggio di Ulisse, dunque, come metafora della nostra vita, racconta una verità che fa quasi paura. Tutta la nostra vita è un viaggio! Quando ci prepariamo ad affrontarne l’ itinerario, in realtà ci accingiamo ad affrontare un percorso alla scoperta dei nostri pensieri, di noi stessi. Perciò non dobbiamo avere fretta di giungere a destinazione e alla nostra Itaca, ma dobbiamo semplicemente goderci il viaggio, e quindi la vita, per esplorare il mondo, crescere intellettualmente, cambiare e ampliare il nostro patrimonio di conoscenze. Un viaggio è sempre una raccolta di emozioni, di sensazioni inebrianti, vive, di colori, luci, odori, sapori, suoni! È giusto apprendere il più possibile durante il viaggio, vivere esperienze, tenendo sempre presente il sentimento forte e deciso che ci porterà a destinazione.
“Itaca” è un viaggio nel quale non è importante se la meta è poi deludente, è proprio grazie ad Itaca che ci siamo messi in viaggio, e la destinazione sarà la causa di tante belle esperienze vissute lungo il cammino.
Ogni giorno in cui, prima di addormentarci, ci renderemo conto di aver appreso qualcosa di nuovo, potremo essere consapevoli di essere cresciuti, di essere diventati più esperti e più saggi, e quando giungeremo alla fine del nostro percorso, saremo soddisfatti per l’aver viaggiato, ovvero per l’aver vissuto, anche se la nostra meta non ci sembrerà più così ricca come l’avevamo immaginata! A quel punto, infatti, avremo già maturato in noi questa consapevolezza, non ci importerà che Itaca sia ricca o povera, perché saremo noi ad esserci arricchiti. E, in fondo, cosa è più bello? Il luogo in cui arriveremo o quello che ci accadrà durante il viaggio che stiamo compiendo?
Ci sono cose che il tempo non restituisce. E lo fa per insegnarci quanto siano preziose le nostre scelte, le azioni che compiamo ogni giorno.
Ognuno di noi deve coltivare un sogno, uno scopo, una meta nella propria vita, sapendo che non importa come e quando raggiungeremo la nostra destinazione, perché ciò che conta è come affronteremo il viaggio per raggiungerla.
Ciò che conta davvero è vivere e “come” si vive.

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Trick or treat? It’s Halloween!   74 comments

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Silly Symphonies – The Skeleton Dance (1929)
Walt Disney Animation Studios

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Dolcetto o scherzetto? E’ Halloween!
Dolcetto, dolcetto!

Torta morbida alla zucca

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Torta morbida alla zucca

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La torta morbida alla zucca è un dolce per la colazione o da servire per merenda, morbido e soffice, una torta molto semplice da preparare.

La zucca, protagonista della festa di Halloween, viene, per l’occasione, utilizzata per creare un dolce dalla consistenza sorprendente: la torta morbida alla zucca. Prima di utilizzarla nell’impasto, realizzato senza burro, la zucca viene fatta cuocere in forno e aromatizzata con un rametto di rosmarino. Un pizzico di cannella renderà la torta morbida alla zucca ancora più particolare e raffinata, mentre l’aggiunta di granella di nocciole si sposa perfettamente con la sua caratteristica di sciogliersi in bocca. Il risultato, infatti, è un dolce dalla consistenza cremosa, ideale per la colazione o per la merenda!

Ingredienti per la cottura in forno della zucca

Zucca mantovana (polpa) 500 g
Zucchero 35 g
Rosmarino 1 rametto

Ingredienti per l’impasto (per un stampo del diametro di 24 cm)

Uova medie 3
Olio di semi 150 ml
Zucchero integrale di canna 150 g
Farina 00 175 g
Farina di mandorle 75 g
Latte intero 100 ml
Lievito in polvere per dolci 16 g
Cannella in polvere 1 pizzico
Granella di nocciole 150 g

Per spolverizzare

Zucchero a velo q.b.

Come preparare la Torta morbida alla zucca

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Per preparare la torta morbida alla zucca iniziate a ricavare la polpa eliminando con un coltello affilato la parte esterna (1), poi togliete i semi (2) e affettate la zucca non troppo sottile (3).

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Disponetela su una leccarda foderata con carta da forno e adagiate su ciascuna fetta qualche ago di rosmarino (4), poi cospargete con lo zucchero semolato (5), quindi cuocete in forno statico preriscaldato a 180° per 60 minuti (a 160° per circa 50 minuti se forno ventilato). Quando la zucca sarà pronta, leggermente abbrustolita e ammorbidita, eliminate i rametti di  rosmarino (6),

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poi passate la zucca cotta al setaccio per eliminare l’acqua in eccesso (7). In una ciotola a parte, rompete le uova (8) e sbattetele con uno sbattitore elettrico; unite lo zucchero di canna (9) e continuate a lavorarle perché lo zucchero si sciolga.

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In un’altra ciotolina setacciate la farina 00 e unite il lievito (10). Quindi aggiungete al composto di uova e zucchero la farina di mandorle (11), poi la farina 00 a cui avevate aggiunto il lievito (12).

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Continuate a far andare le fruste, quindi unite a filo l’olio di semi (13) e quando tutte le polveri saranno ben incorporate, aromatizzate con la cannella in polvere (14). A questo punto unite la polpa di zucca (15).

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Mescolate accuratamente, poi aggiungete il latte (16) e continuate a mescolare; unite per ultima la granella di nocciole (18)

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e amalgamatela al composto (19). Imburrate e foderate con carta da forno una tortiera del diametro di 24 cm e versate all’interno l’impasto della torta (20-21). Cuocete in forno statico preriscaldato a 180° per 40 minuti (se forno ventilato a 160° per circa 30 minuti.

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Una volta cotta, sfornatela (22) e lasciate intiepidire leggermente prima di sformarla e lasciarla raffreddare completamente (23); prima di servire potete cospargere la torta morbida alla zucca con dello zucchero a velo (24).

Conservazione
Potete conservare la torta morbida di zucca sotto una campana di vetro per 2-3 giorni. Si può congelare se avete utilizzato tutti ingredienti freschi non decongelati.

Consiglio
Per rendere la torta morbida alla zucca ancora più golosa, potete aggiungere gocce di cioccolato al posto della granella di nocciole. Potete utilizzare dello zucchero di canna grezzo in alternativa a quello integrale.

Fonte: http://ricette.giallozafferano.it/Torta-morbida-alla-zucca.html

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Here’s to you, Nicola and Bart, rest forever here in our hearts …   32 comments

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Here’s to You
Lyrics by Joan Baez, Music by Ennio Morricone
Interpreted by Joan Baez
Here’s to you, Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph
Here’s to you, Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph
Here’s to you, Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph
Here’s to you, Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph
Here’s to you, Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph
Here’s to you, Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph
Here’s to you, Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph
Here’s to you, Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph
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Questo è per voi
Testo di Joan Baez, Musica di Ennio Morricone
Interpretata da Joan Baez
Questo è per voi, Nicola e Bart
Riposate per sempre qui nei nostri cuori
L’ultimo e finale istante è vostro
Quell’agonia è il vostro trionfo
Questo è per voi, Nicola e Bart
Riposate per sempre qui nei nostri cuori
L’ultimo e finale istante è vostro
Quell’agonia è il vostro trionfo
Questo è per voi, Nicola e Bart
Riposate per sempre qui nei nostri cuori
L’ultimo e finale istante è vostro
Quell’agonia è il vostro trionfo
Questo è per voi, Nicola e Bart
Riposate per sempre qui nei nostri cuori
L’ultimo e finale istante è vostro
Quell’agonia è il vostro trionfo
Questo è per voi, Nicola e Bart
Riposate per sempre qui nei nostri cuori
L’ultimo e finale istante è vostro
Quell’agonia è il vostro trionfo
Questo è per voi, Nicola e Bart
Riposate per sempre qui nei nostri cuori
L’ultimo e finale istante è vostro
Quell’agonia è il vostro trionfo
Questo è per voi, Nicola e Bart
Riposate per sempre qui nei nostri cuori
L’ultimo e finale istante è vostro
Quell’agonia è il vostro trionfo
Questo è per voi, Nicola e Bart
Riposate per sempre qui nei nostri cuori
L’ultimo e finale istante è vostro
Quell’agonia è il vostro trionfo

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Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, pugliese il primo e piemontese il secondo emigrarono negli Stati Uniti nel 1908. Vissero e lavorarono nel Massachusetts facendo i mestieri più disparati come consuetudine in quegli anni per gli immigrati, (alla fine Sacco calzolaio e Vanzetti pescivendolo), professando le loro idee socialiste di colore anarchico e pacifista. Nell’aprile del 1920 in un clima permeato da pregiudizi e da ostilità verso gli stranieri, furono accusati di essere gli autori di una rapina ad una fabbrica di calzature in cui rimasero vittime un cassiere e una guardia armata.

Il processo istituito contro di loro non giunse mai alla certezza di provare accusatorie sicure, ma fu fortemente condizionato dall’ansia di placare un opinione pubblica furiosa e avvelenata dalla violenza, a cui bisognava dare dei colpevoli e dal pretesto fornito dall’evento per la scalata al successo personale del giudice THAYER e del pubblico ministero KATZMANN.

Di certo Sacco e Vanzetti pagarono per le loro idee anarchiche, idealiste e pacifiste (al momento dell’intervento americano del conflitto del 15-18 si rifugiarono in Messico per non essere arruolati) e per il fatto di far parte di una minoranza etnica disprezzata ed osteggiata come quella italiana. Non da meno pesarono le azioni violente e terroristiche dell’altra ala del pensiero anarchica dei primi anni del secolo (ad es. Gaetano Cresci e Giovanni Passanante) e non ultime alcune contraddizioni della linea difensiva. Dopo circa un anno di processo il 14 luglio 1921 furono condannati alla sedia elettrica.

Sacco e Vanzetti ribadirono fino all’ultimo la loro innocenza, ma nonostante nel 1925 un pregiudicato, tal Celestino Madeiros si accusasse di aver partecipato alla rapina assieme ad altri complici; scagionando completamente i due italiani e nonostante appelli e manifestazioni di solidarietà e di richiesta di assoluzione da parte dell’opinione pubblica mondiale, la notte del 23 agosto 1927 Sacco e Vanzetti furono giustiziati sulla sedia elettrica.

Nel 1977 dopo che il caso era stato più volte riaperto, il governatore del Massachusetts, Michael s. Dukakis, riabilitò le figure di Sacco e Vanzetti, scrivendo nel documento che proclama per il 23 agosto di ogni anno il S.&V. Memorial Day che “il processo e l’esecuzione di Sacco e Vanzetti devono ricordarci sempre che tutti i cittadini dovrebbero stare in guardia contro i propri pregiudizi, l’intolleranza verso le idee non ortodosse, con l’impegno di difendere sempre i diritti delle persone che consideriamo straniere per il rispetto dell’uomo e della verità”.

A noi di tutta la vicenda (che per la durata della prigionia e i contorni della fine assume quasi caratteri martirologici) preme far rilevare l’estrema coerenza e convinzione nei valori professati da Sacco e Vanzetti, mai rinnegati fino alla fine e non ultimo il forte legame di amicizia che li tenne uniti e spiritualmente vicini per tutta la loro esistenza, anche nel momento in cui salirono sulla sedia elettrica, con un coraggio, uno stoicismo ed una umanità su cui tutti dovremmo riflettere e confrontarci. Perché in ogni caso la vera memoria ha un futuro dentro ognuno di noi.

Fonte: http://www.saccoevanzetti.com/storia.htm

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La Ballata di Sacco e Vanzetti

Il più famoso componimento sulla vicenda di Sacco e Vanzetti ad opera di Joan Baez e del compositore Ennio Morricone.

Si tratta originariamente della colonna sonora del film di Giuliano Montaldo (1972) “Sacco e Vanzetti”, interpretato da Gian Maria Volonté (Bartolomeo Vanzetti) e Riccardo Cucciolla (Nicola Sacco). Musiche di Ennio Morricone e testi di Joan Baez. La Seconda parte della ballata è ispirata dalla lettera dal carcere di Vanzetti al padre, mentre la Terza parte è ispirata dalla stessa lettera dal carcere di Sacco al figlio Dante.

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The Ballad Of Sacco And Vanzetti – Part One
Lyrics by Joan Baez, Music by Ennio Morricone
Interpreted by Joan Baez
Give to me your tired and your poor
Your huddled masses yearning to breathe free
The wretched refuse of your teeming shore
Send these, the homeless, tempest-tossed to me.”
Blessed are the persecuted
And blessed are the pure in heart
Blessed are the merciful
And blessed are the ones who mourn
The step is hard that tears away the roots
And says goodbye to friends and family
The fathers and the mothers weep
The children cannot comprehend
But when there is a promised land
The brave will go and others follow
The beauty of the human spirit
Is the will to try our dreams
And so the masses teemed across the ocean
To a land of peace and hope
But no one heard a voice or saw a light
As they were tumbled onto shore
And none was welcomed by the echo of the phrase
“I lift my lamp beside the golden door.”
Blessed are the persecuted
And blessed are the pure in heart
Blessed are the merciful
And blessed are the ones who mourn

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La Ballata di Sacco Vanzetti – 1^ Parte
Testo di Joan Baez, Musica di Ennio Morricone
Interpretata da Joan Baez
 “Portatemi i vostri stanchi e i vostri poveri
le vostre masse riunite per respirare libere
i rifiuti scartati delle vostre rive affollate
mandateli, i senzacasa, quelli colpiti da tempesta, da me”
 Benedetti siano i perseguitati
e benedetti siano i puri di cuore
benedetti siano i misericordiosi
e benedetti siano i portatori di lutto
 Il passo è difficile che strappa le radici
e dice addio ad amici e famiglia
i padri e le madri piangono
i bambini non possono capire
ma quando c’è una terra promessa
i coraggiosi andranno e gli altri seguiranno
la bellezza dello spirito umano
è la volontà di provare i nostri sogni
e così le masse si affollano attraverso l’oceano
in una terra di pace e speranza
ma nessuno udì una voce o vide una luce
e furono sbattuti contro la riva
e nessuno fu accolto dall’eco della frase
“alzo la mia lampada dietro la porta d’oro”
 Benedetti siano i perseguitati
e benedetti siano i puri di cuore
benedetti siano i misericordiosi
e benedetti siano i portatori di lutto

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The Ballad Of Sacco And Vanzetti – Part Two
Lyrics by Joan Baez, Music by Ennio Morricone
Interpreted by Joan Baez
Father, yes, I am a prisoner
Fear not to relay my crime
The crime is loving the forsaken
Only silence is shame
And now I’ll tell you what’s against us
An art that’s lived for centuries
Go through the years and you will find
What’s blackened all of history
Against us is the law
With its immensity of strength and power
Against us is the law!
Police know how to make a man
A guilty or an innocent
Against us is the power of police!
The shameless lies that men have told
Will ever more be paid in gold
Against us is the power of the gold!
Against us is racial hatred
And the simple fact that we are poor
My father dear, I am a prisoner
Don’t be ashamed to tell my crime
The crime of love and brotherhood
And only silence is shame
With me I have my love, my innocence,
The workers, and the poor
For all of this I’m safe and strong
And hope is mine
Rebellion, revolution don’t need dollars
They need this instead
Imagination, suffering, light and love
And care for every human being
You never steal, you never kill
You are a part of hope and life
The revolution goes from man to man
And heart to heart
And I sense when I look at the stars
That we are children of life
Death is small.

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La Ballata di Sacco Vanzetti – 2^ Parte
Testo di Joan Baez, Musica di Ennio Morricone
Interpretata da Joan Baez
Sì Padre, son carcerato
Non aver paura di parlare del mio reato
Crimine di amare i dimenticati
Solo il silenzio è vergogna.
 Ed ora ti dirò cosa abbiamo contro di noi
Un’arte che è stata viva per secoli
Percorri gli anni e troverai
cosa ha imbrattato tutta la storia.
Contro di noi è la legge
con la sua immensa forza e potere
Contro di noi è la legge!
La Polizia sa come fare di un uomo
un colpevole od un innocente
Contro di noi è il potere della Polizia!
Le menzogne senza vergogna dette da alcuni uomini
saranno sempre ripagate in denari.
Contro di noi è il potere del denaro
Contro di noi è l’odio razziale
ed il semplice fatto che siamo poveri.
 Mio caro padre, son carcerato
Non vergognarti di divulgare il mio reato
Crimine d’amore e fratellanza
E solo il silenzio è vergogna.
 Con me ho il mio amore, la mia innocenza,
i lavoratori ed i poveri
Per tutto questo sono integro, forte
e pieno di speranze.
Ribellione, rivoluzione non han bisogno di dollari,
Ma di immaginazione, sofferenza, luce ed amore
e rispetto
Per ogni essere umano.
Non rubare mai, non uccidere mai,
sei parte della forza e della vita
La Rivoluzione si tramanda da uomo ad uomo
e da cuore a cuore
E percepisco quando guardo le stelle
che siamo figli della vita
La morte è poca cosa

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The Ballad Of Sacco And Vanzetti-Part Three
Lyrics by Joan Baez, Music by Ennio Morricone
Interpreted by Joan Baez
My son, instead of crying be strong
Be brave and comfort your mother
Don’t cry for the tears are wasted
Let not also the years be wasted
Forgive me, son, for this unjust Death
Which takes your father from your side
Forgive me all who are my friends
I am with you, so do not cry
If mother wants to be distracted
From the sadness and the soulness
You take her for a walk
Along the quiet country
And rest beneath the shade of trees
Beside the music and the water
Is the peacefulness of nature
She will enjoy it very much
And surely you’ll enjoy it too
But son, you must remember
Do not use it all yourself
But down yourself one little step
To help the weak ones by your side
Forgive me, son, for this unjust death
Which takes your father from your side
Forgive me all who are my friends
I am with you, so do not cry
The weaker ones that cry for help
The persecuted and the victim
They are your friends
And comrades in the fight
And yes, they sometimes fall
Just like your father
Yes, your father and Bartolo
They have fallen
And yesterday they fought and fell
But in the quest for joy and freedom
And in the struggle of this life you’ll find
That there is love and sometimes more
Yes, in the struggle you will find
That you can love and be loved also
Forgive me all who are my friends
I am with you
I beg of you, do not cry

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La Ballata di Sacco Vanzetti – 3^ Parte
Testo di Joan Baez, Musica di Ennio Morricone
Interpretata da Joan Baez
Figlio mio, invece di piangere sii forte
sii coraggioso e conforta tua madre
non piangere perché le lacrime sono sprecate
non lasciare che anche gli anni siano sprecati
Perdonami figlio, per questa morte ingiusta
che ti porta via tuo padre
perdona tutti coloro che sono miei amici
io sono con te, quindi non piangere
Se tua madre cerca di essere distratta
dalla tristezza e dalla depressione
portala a camminare
lungo la campagna tranquilla
e riposa sotto l’ombra degli alberi
dove qua e là raccogli fiori
oltre la musica e l’acqua
è la pace della natura
che lei apprezzerà molto
e sicuramente anche tu l’apprezzerai
ma figlio, devi ricordarti
non agire tutto da solo
ma abbassati solo un passo
per aiutare i deboli al tuo fianco
Perdonami figlio, per questa morte ingiusta
che ti porta via tuo padre
perdona tutti coloro che sono miei amici
io sono con te, quindi non piangere
I più deboli che piangono per un aiuto
il perseguitato e la vittima
sono tuoi amici
e compagni nella lotta
e sì, qualche volta cadono
proprio come tuo padre
sì, tuo padre e Bartolo
sono caduti
e ieri combatterono e caddero
ma nella ricerca di gioia e libertà
e nella lotta di questa vita troverai
che c’è amore e a volte di più
sì, nella lotta troverai
che puoi amare e anche essere amato
Perdona tutti coloro che sono miei amici
io sono con te,
ti prego non piangere

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Monologhi dal film di Giuliano Montaldo “Sacco e Vanzetti” (1972)
i
nterpretato da Gian Maria Volonté (Bartolomeo Vanzetti) e Riccardo Cucciolla (Nicola Sacco)

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Un’ingiustizia commessa 90 anni fa, che si riflette ancora oggi.

Perché a subirla furono immigrati, e italiani per la precisione, poveri e politicamente scomodi in quanto anarchici.

Due “wops” (without papers, senza documenti, epiteto dispregiativo usato ancor oggi per gli italiani) che non parlavano inglese o quasi.

Due “bastardi anarchici”, come a più riprese li chiamò in aula il giudice Webster Thayer.

Due migranti, come quelli di oggi: poveri e senza voce in capitolo.

Sacco e Vanzetti furono vittime della “politica del terrore” contro i “rossi” che l’America del tempo praticava, con speciale ferocia quando si trattava di immigrati. Una linea di condotta che caratterizzava il clima politico statunitense di quegli anni, instaurata indiscriminatamente contro anarchici, operai, sindacalisti e masse popolari che auspicavano un riscatto sociale.

Gran parte dell’opinione pubblica riteneva che l’appartenenza agli Stati Uniti fosse una questione di sangue e non accettava i nuovi arrivati, ritenendoli individui etnicamente inferiori e non assimilabili perché le loro radici non affondavano nell’Europa Settentrionale.

In particolare, gli italiani erano accusati di essere incivili, sporchi, violenti, dediti al crimine e, in un’ipotetica gerarchia razziale, più simili e vicini ai neri che ai bianchi, a causa del colore olivastro della pelle di molti meridionali e dei loro rapporti secolari con i nordafricani.

Basti pensare che, tra gli ultimi anni del 1800 e i primi del 1900, oltre 30 immigrati italiani, in prevalenza siciliani, vennero linciati, cioè furono colpiti da quella forma di giustizia sommaria popolare che negli Stati del Sud, razzisti, si accaniva sugli afroamericani.

In un momento in cui era fortissimo sia il pregiudizio nei confronti degli italiani, sia quello nei confronti degli anarchici, Sacco e Vanzetti dovettero affrontare un tribunale e un giudice – Webster Thayer che, appunto, li chiamava “bastardi” – fortemente motivati a farli giustiziare. Inoltre il governatore dell’epoca, Alvan Fuller, che avrebbe potuto evitare l’esecuzione, non lo fece per motivi, a quanto si è capito negli anni, puramente politici: cercava la nomination repubblicana alla presidenza degli Stati Uniti.

La vera “colpa” di Sacco e Vanzetti era di essere italiani e anarchici e che di questa loro “fede” non facevano mistero.

Furono molti gli intellettuali di primissimo piano che presero le parti dei due immigrati italiani: da Albert Einstein a George Bernard Shaw, da Bertrand Russell a John Dos Passos, passando per Anatole France.

Persino Benito Mussolini, nonostante l’ideologia politica lo allontanasse da Sacco e Vanzetti, si adoperò perché i due italiani fossero risparmiati.

Ma ogni iniziativa fu inutile: i due trovarono la morte su una sedia elettrica, scatenando indignazione e rivolte.

A novant’anni di distanza, mentre l’appartenenza alla nazione di afroamericani, ispanici e musulmani è messa in discussione nell’America di Trump, la vicenda di Sacco e Vanzetti resta a monito delle aberrazioni dell’intolleranza xenofoba che riaffiora continuamente in un Paese che avrebbe l’ambizione di essere la terra degli immigrati per antonomasia.

Sacco e Vanzetti furono vittime del pregiudizio, della faziosità, dell’intolleranza, della discriminazione, del razzismo e della persecuzione diventati regola di vita.

E noi? Come l’intera Europa, l’Italia si è battuta a lungo affinché fosse fatta giustizia e venisse riconosciuta l’innocenza dei nostri connazionali e riabilitato il loro nome. Noi tutti li ricordiamo tributando loro gli onori che meritano.

Ma cosa si sta facendo col fenomeno della immigrazione nel nostro “Bel Paese”?

Non sta forse spirando un vento che porta la stessa intolleranza xenofoba, la stessa discriminazione, lo stesso razzismo di 90 anni or sono verso gli italiani, contro un’umanità miserabile che fugge dalle terre della disperazione, esseri umani ai quali abbiamo depredato tutto, lasciando loro solo gli occhi per piangere?

Bartolomeo Vanzetti, che conosceva l’inglese meglio di Sacco, pronunciò al giudice queste parole: “Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra, ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole”.

E quando arrivano dal mare uomini, donne, bambini, rischiando la vita, non dimentichiamoci che non sono meno di un cane, un serpente, o la più bassa creatura della Terra, ma esseri umani la cui unica colpa è soltanto la disperazione.

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Scena dal film di Giuliano Montaldo “Sacco e Vanzetti” (1972)
interpretato da Gian Maria Volonté (Bartolomeo Vanzetti) e Riccardo Cucciolla (Nicola Sacco)

Da una lettera di Nicola Sacco al figlio Dante

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