Archivio per la categoria ‘Teatro

Dietro le persiane chiuse, una sofferenza silenziosa …   36 comments

Tanztheater: Pina Bausch!   32 comments

Senza nome-True Color-02

 ***

***

La danza è maestra di vita. E’ La danza che ti insegna i valori della passione, della dedizione, del sacrificio, del dolore e dell’amore. Se la ami realmente sarai in grado di dedicarle il tuo tutto: corpo, anima, cuore e tempo. Potrà capitare di avere ripensamenti e di temere che ogni sforzo sia vano, ma ogni volta che danzerai capirai di esserti sbagliato e tornerai a vivere.
La Danza costituisce un tipo di linguaggio particolare, perché non usa la parola come la poesia, né il suono come la musica, né tele o colori, creta o marmo come la pittura e la scultura.

red-jump-cropped_1

Gli antichi hanno fatto della danza un’arte di ispirazione divina e di elevazione morale e civile; ma in ogni tempo, tutti i popoli l’hanno fatta elemento fondamentale della propria cultura. Nelle civiltà antiche indiane, cinesi ed egiziane, la danza voleva raffigurare il corso armonioso degli astri. I greci posero la danza sotto la protezione della musa Tersicore, facendone così un simbolo della propria cultura.  

danzas-rituales

Per i romani, invece, assunse la forma di pantomima, continuando a trasformarsi fino alla depravazione. In seguito all’avvento del Cristianesimo, anche se inizialmente fu accolta nei riti all’interno delle chiese, poi fu condannata dalla Chiesa perché ritenuta una manifestazione peccaminosa dove protagonista assoluto era il corpo, quindi il male … 

15cb8dce3ed19987aed679f12503b4ac

Dal medioevo in poi diviene una disciplina rigidamente regolata da leggi e ferree imposizioni. La danza popolare nel medioevo ha delle caratteristiche di follia ed è spesso legata all’idea della morte o del diavolo. 

concertosantuario2013

Per molti secoli la danza fu un fenomeno rivolto a tutti, dove non esisteva una vera e propria distinzione tra ballerini professionisti e semplici amatori.
Fu nel ‘600,in particolare in Francia, che nacque la prima accademia di danza. Il minuetto è la danza simbolo dell’epoca. 
Il ‘700 vide l’apparizione in scena delle danzatrici. L’invenzione del pianoforte portò le scuole di balletto a formare danzatori sempre più abili e dotati.

danza-a-corte

L’’800 è caratterizzato dal valzer, che rappresentò il desiderio giovanile ed inebriante, il ritmo espansivo, l’esuberanza del secolo.

valzer2

Il balletto classico diventa una delle tendenze culturali più seguite ed amate.
La danza classica o “accademica” è una delle forme di danza teatrale più conosciute e sicuramente la più antica.

ballet

Bisogna aspettare il ‘900 perché la danza riacquisti il suo valore “primitivo”… Il ventesimo secolo, infatti, è un’officina in fermento di esperimenti sulla danza.
La danza moderna si è sviluppata all’inizio del Novecento nel Nord Europa grazie a Rudolf Laban e Mary Wigman e negli Stati Uniti d’America, a partire dalle espressioni libere iniziate da Isadora Duncan e Ruth St. Denis, si è poi definita con varie tecniche grazie a Martha Graham, Doris Humphrey, Charles Weidman e José Limón. Martha Graham, in particolare, è stata la fondatrice di un nuovo alfabeto della danza moderna.

danza-moderna-contemporanea-nuova-danza-gallery-2

La danza contemporanea prosegue la rivoluzione attuata dalla danza moderna a favore di nuove espressioni corporee, che talvolta comprendono anche la recitazione di testi.

danza-contemporanea

Tra le figure di spicco della danza del secondo Novecento, centrale è quella di Pina Bausch. La coreografa tedesca è stata la fondatrice, nella sua scuola di Wuppertal, della Tanztheater, il teatro-danza. Non si tratta di una nuova tecnica di danza, ma di un modo di interpretare la realtà personale, con gesti, movimenti e, novità assoluta, con suoni e parole, in cui il contributo dello stesso danzatore – o “danzattore” – diventa fondamentale.

bausch2

Philippine Bausch, detta Pina, nasce a Solingen nel 1940 in un ambiente familiare non particolarmente dedito all’arte. Dopo aver frequentato da bambina una scuola di balletto, a quindici anni viene ammessa alla Folkwang-Schule di Kurt Jooss, uno degli esponenti principali della danza espressionista.

358065

Grazie a una borsa di studio vola poi a New York per diventare ballerina professionista con il New American Ballet e con la Metropolitan Opera. Nel 1962 torna finalmente in Germania dove nel frattempo Jooss ha fondato il Folkwang-Ballet, del quale entra a far parte.

post-ik8zf7hafzygr4tdad

È proprio a questo punto che nasce in Pina un senso di profonda insoddisfazione nei confronti del suo ruolo di ballerina. Un anno dopo Hans Zullit, successore di Jooss nella direzione della Folkwang-Schule, affida alla giovane coreografa la direzione artistica del corpo di ballo della scuola, il Folkwang-Tanz-Studio.

Pina trascorre i primi anni Settanta dedicandosi alla ricerca: vuole trovare nuove possibilità espressive che possano avvicinare il teatro alla danza. Mentre il suo stile va piano piano definendosi, nel 1973 rinomina il corpo di ballo Wuppertal in Tanztheater Wuppertal sancendo così in modo definitivo la nascita del teatro-danza.

blogslider_pinatod10

Al Tanztheater Wuppertal di Pina però, la tecnica classica non fu mai abbandonata. Il suo studio resta uno dei punti cardine nel training della compagnia, accanto alla tecnica moderna. I corpi dei danzatori sono temprati da anni di lavoro e disciplina, ma nelle improvvisazioni si ricerca la spontaneità, per poi sperimentarla sulla scena. La tecnica diventa quindi uno strumento, un mezzo d’espressione e non più un fine da perseguire.

e3fa55a0a79182c812779559d2120c4c-pina-bausch-dance-ballet

I primi lavori sono ispirati a capolavori artistici, letterali e teatrali, come Le Sacre du Printemps (La Sagra della Primavera). Con Cafè Müller si assiste ad una svolta decisiva nello stile e nei contenuti. L’ambientazione e l’atmosfera struggente dello spettacolo richiamano l’infanzia della coreografa, gli anni passati ad osservare il mondo che, a piccole dosi, entrava ed usciva dal ristorante del padre.

CafŽ MŸller

Gli anni ’80 per la Bausch sono anni di sperimentazioni, i danzatori cambiano aspetto, si trasformano, divengono persone, indossano abiti quotidiani e fanno anche azioni comuni, concrete. Sono importanti i gesti, che vengono riprodotti, accelerati, decontestualizzati, scomposti, quanto la mimica facciale e anche la parola.

Il teatro di Pina è un teatro generoso, benevolo, largo, che fa danzare individui; per la prima volta non si parla di danzatori bensì di “persone che danzano”, un percorso caratterizzato dal suo ostinato porre domande, dalla sua curiosità profonda, dalla sete di comprendere prima ancora di muoversi, dal non volere dare sfoggio ma sostanza, dall’osservare a lungo ogni elemento della sua compagnia per poi realizzare un grande gioco, che è però un gioco serissimo, perché ruota intorno alle tematiche della solitudine, dell’infanzia, del bisogno d’amore.

Le prime opere sono animate da una critica alla società consumistica, mentre le opere più mature privilegiano l’approfondimento della visione intima della coreografa e dei suoi danzattori, chiamati direttamente ad esprimere le proprie interpretazioni dei sentimenti. I danzattori – definiti cosi dalla stessa Pina, poiché non erano semplicemente danzatori ma anche veri e propri attori – erano condotti alla creazione di pièces attraverso l’improvvisazione, generata dalle domande che la coreografa poneva loro.

La Bausch vuole che i danzatori esprimano attraverso il linguaggio del corpo i propri problemi, i propri bisogni e le proprie emozioni in modo tale che il pubblico possa specchiarsi nella rappresentazione che gli altri fanno di se stessi.

Pina Bausch dies aged 68

Il suo comincia ad essere chiamato il “Teatro dell’esperienza” e tutti i pezzi creati dopo il 1980 confluiscono in un medesimo discorso fatto di storie vere. Diventano elementi indispensabili delle complesse coreografie i materiali scenici, tra cui soprattutto sedie.
Era un teatro-totale, capace di fondere linguaggi, stili, rimandi, citazioni, visioni. La Bausch si nutriva di domande, s’interrogava in continuazione sull’efficacia, sul senso e sul valore del suo lavoro, quasi come se non ne fosse mai soddisfatta. L’intransigenza delle domande che Pina Bausch poneva a se stessa, ai suoi ballerini e al pubblico sono stati la struttura portante di tutta la sua opera.

Spesso si trovò schiacciata e oppressa dalla critica, ma il suo forte stato d’animo le ha permesso di rubare da quelle situazioni una grande ironia e di riproporla sovente nelle sue coreografie, cosi come si nutriva dei gesti e delle anime dei suoi danzatori, restituendo loro un’immagine di assoluta libertà e rara forza.

pina-bausch-foundation-teaser-full

Fu amata da Federico Fellini, che la diresse nel suo ”E la nave va“ (“una santa coi pattini a rotelle, una monaca severa che all’improvviso ti strizza l’occhio”, scrisse di lei il regista) e da Pedro Almodovar che in “Parla con lei” fa piangere il protagonista vedendo Pina ballare Café Müller.

(FILES) German choreographer Pina Bausch

Proprio Café Müller, del 1985, affascinò il regista Wim Wenders, che intraprese con la coreografa uno stretto rapporto di amicizia e collaborazione, che lo portò al progetto di un film, che stentava a venire alla luce in quanto Wenders pareva non trovare mai la chiave per tradurre su pellicola il gesto, il movimento, l’essere dell’attore-danzatore nello spazio scenico.
Un documentario, la cui lavorazione iniziò nel 2008, ma fu segnato dalla morte improvvisa di Pina Bausch il 30 giugno del 2009. 
“Pina”, di Wim Wenders ha visto la luce nel 2011 e si è aggiudicato alcuni importanti premi, tra cui l’European Film Awards per il Miglior Documentario.

8de01b2e4278c347d8fd9b188620a8103

Nel 2007 la coreografa ottenne il Leone d’Oro alla Carriera, consegnatole con questa motivazione: “Pina Bausch è un’artista che ha segnato una nuova via originale all’espressione scenica del corpo danzante e parlante, influenzando non soltanto la danza contemporanea, ma anche le arti ad essa contigue, mutandone gli orizzonti. La Bausch è una coreografa che ha innovato il teatro, rendendolo più che mai fisico e musicandone la drammaturgia.”

Il 30 giugno 2009 Pina Bausch morì a 68 anni, per un cancro diagnosticato cinque giorni prima.

German choreographer Pina Bausch smokes

Pina è stata una delle più grandi coreografe mai esistite, ha permesso al mondo di conoscere il teatro-danza e di amarlo. Un’ artista unica, una rivoluzionaria, che è stata capace di fondere, in modo del tutto personale, il mondo della danza con quello del teatro.

La lezione di Pina Bausch rimane insuperata, ed ha cambiato l’estetica teatrale del secondo Novecento, come testimoniano le tante compagnie di teatro-danza nate in Europa e nel mondo, a partire dagli anni ’80 fino ad oggi.

bac044-orpheus-pina-bausch-laurent-philippe-1-nan8ti2y4uf5sp5s7hwubu7839ieihshkkuyzmg4mo
***

“Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza, e per motivi del tutto diversi dalla vanità. Non per dimostrare che i danzatori sanno fare qualcosa che uno spettatore non sa fare. Si deve trovare un linguaggio – con parole, con immagini, atmosfere – che faccia intuire qualcosa che esiste in noi da sempre.”
(Pina Bausch)

***
Pina Bausch

***

    Senza nome-True Color-01

           214ec6_05832bb27573c8ce81cd63437ae20567                214ec6_d31cc7291d2cfefcbdaa0901acf1b2ff

***

La voce di Giancarlo Giannini: potente, unica, calda …   45 comments

E questa notte … musica!   41 comments

***

***

Ho passato la serata ad ascoltare canzoni, ho guardato una serie di video di vecchi concerti, di cantautori che mi sono rimasti nel cuore, forse perché legati a tempi felici della mia vita, quando stavo bene e i concerti li seguivo dal vivo.

Mi manca quell’atmosfera, il pubblico che canta insieme al protagonista, che balla sotto al palcoscenico, le luci che disegnano magicamente il percorso dello spettacolo, il dietro le quinte a fine concerto, dove ho avuto la possibilità di conoscere numerosi artisti.

Tra tutti ho sempre preferito i cantautori, perché le parole per me hanno un grande significato e, quindi, ho sempre seguito di più la musica italiana perché il testo mi arrivava direttamente, senza dover pensare ad una traduzione che per quanto mi riguarda non è così simultanea! Anche se posso affermare che il più bel concerto che io abbia mai visto è stato quello di Rod Stewart in Arena a Verona parecchi anni fa, perfetto in ogni suo aspetto, non ultimo quello tecnico.

Magari è solo il fatto che gran parte della mia generazione, e non aspettatevi che vi dica la mia età, ha amato di più i cantautori, perché legati ad un contesto sociale, perché parlavano di argomenti e problematiche che rispecchiavano il momento che si viveva. Perché allora tutto era in fermento, perché avevamo l’idea di poter cambiare il mondo; non ci siamo riusciti, ma abbiamo vissuto intensamente.

L’amore per il mondo dello spettacolo non mi ha mai abbandonato, la passione per il palcoscenico è sempre viva dentro di me, la musica, la danza, il teatro sono stati miei compagni di vita, ora come spettatore, ora come protagonista, normale che io ne abbia un po’ nostalgia, no?

Ma è una nostalgia dolce, priva di rimpianti o malinconia, sono felice dei ricordi, perché mi sento ricca nel poterli avere; la ricchezza sta nell’aver vissuto e goduto di cose belle, non nell’aver posseduto cose materiali. Che me ne farei adesso?

Questa sensazione di felicità vale più di ogni altra cosa.
Chi può affermare di aver avuto cinque minuti almeno di felicità vera nella passata serata?

Perciò, sostenuta da questa spinta che, in un eccesso di lievitazione corporea, mi eleva al cielo, per la buonanotte, ho scelto Elisa; questa versione di “Hallelujah” mi piace molto e trovo che sia davvero intensa. Un bell’omaggio a Leonard Cohen … giusto per vanificare tutto quello che ho detto fin qui sulla mia preferenza per i cantautori italiani! Sto scherzando, ovviamente, non vanifico nulla, ho amato molto Cohen … anche se canadese! 😀  😀  😀

Buona notte, amici miei cari, io ho qualche “doloretto” che mi impedisce di dormire, ma voi fate un sonno dolce e sereno, popolato da sogni fantastici, che possiate ricordare con piacere al risveglio.
Io aspetto l’omino del sonno, so che arriverà a spargere la sua polverina magica anche qui prima o poi! Un abbraccio a tutti. ❤ ❤ ❤

***

348ghts     ross,alex_c13jun5300     348ghts

***

Per chi in vacanza non ci va …   29 comments

***

***

Ferragosto

Gianni Rodari

Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapiede,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.

***

16

***

Caro Maestro anche tu ci hai lasciato!   3 comments

***

franco-mescolini-3

***

E’ morto l’attore e regista Franco Mescolini, recitò con Benigni e altri grandi

Attore, regista e drammaturgo dalla lunga carriera sia in radio, in tivù cinema e teatro, senza dimenticare le strade e le piazze che lui ha sempre amato molto

Elisabetta Boninsegna
Cesenatoday
12 aprile 2017

Questa mattina, mercoledì, all’ospedale Bufalini, è morto Franco Mescolini a seguito di una complicanza intervenuta dopo un’operazione chirurgica. Avrebbe compiuto 73 anni il 26 luglio prossimo. Attore, regista e drammaturgo dalla lunga carriera sia in radio, in tivù cinema e teatro, senza dimenticare le strade e le piazze che lui ha sempre amato molto. Franco Mescolini ha segnato molte generazioni di cesenati, indicando come si insegna ai figli non solo a stare su un palco ma anche a vivere, a ridere e a vedere l’aspetto magico della vita.

A Cesena aveva messo in piedi la compagnia “La Bottega del teatro” con cui ha portato in giro moltissimi spettacoli indimenticabili, primi tra tutti Shakespeare e Dante in dialetto.  Ma Franco Mescolini è stato attore di cinema, prima di tutto. Un po’ di anni fa di lui Tullio Kezich scrisse: “Franco Mescolini, il vitellone giocatore di carte di Sabato Italiano. Se ce lo vedono a Hollywood ce lo portano via subito”. Ha lavorato con registi come Gigi Proietti, Maurizio Scaparro, Ugo Gregoretti, Mario Monicelli. Da giovane ha frequentato il Dams a Bologna sebbene il padre non volesse. Mentre studiava un professore lo chiamò in un gruppo teatrale e da lì è iniziata la sua carriera. Lo notarono e gli chiesero di fare un provino con dei funzionari Rai a Torino per recitare negli sceneggiati tivù. Ha vissuto per trent’anni a Roma, lavorando nel settore della tivù e della radio, non dimenticando mai la sua Cesena.

Poi c’è stato l’incontro con Roberto Benigni col quale si è trovato subito bene. Nel suo film “Il Mostro” era proprio Franco Mescolini il mostro. E anche ne “La vita è bella” aveva una particina, sebbene il suo compito più importante fosse dietro le scene, ovvero restare con il bambino quando non girava il film. L’ultimo film è stato girato qualche anno fa, “Tempo instabile con probabili schiarite” con Lillo e Greg. L’anno scorso era stato anche pubblicato un libro su di lui, edito da “Il Ponte Vecchio” scritto da Daniela Placido dal titolo “Franco Mescolini. Uomo, maestro, giullare”.

I MESSAGGI DI CORDOGLIO – Moltissimi i messaggi di cordoglio e amicizia vera e profonda apparsi da mercoledì mattina sulla sua pagina facebook. Tra questi anche quello di Barbara Abbondanza, attrice televisiva che ha iniziato a recitare con lui. “Tu mi hai insegnato a parlare con la luna, tu mi ci hai portato con sapiente maestrìa e da lassù abbiamo guardato il mondo certe notti d’estate. Con te ho iniziato il mio vero grande viaggio della vita sui sentieri dei sogni … se sono quella che sono oggi lo devo anche a te. Tu parti, ma per me sarai sempre il mio faro nella notte, la stella che guida ogni mia rotta su sentieri che abbiano un cuore. Buon viaggio mio amato Franco Mescolini … e quando sarai arrivato mangiati un bel bignè! Ci mancherai tanto…”

“Franco – ricordano il sindaco Paolo Lucchi e l’assessore alla Cultura, Cristian Castorri – ha occupato un posto speciale nella storia recente del Bonci e in generale del teatro a Cesena. E ci piace ricordare soprattutto il suo impegno di straordinario animatore culturale – portato avanti anche in Consiglio comunale, di cui ha fatto parte fra il 1979 e il 1980, subentrando ad Alberto Sughi –  e il ruolo di generoso maestro, che ha svolto fin dai lontani anni Settanta, attraverso i corsi, le scuole, le attività promosse in città, nei quartieri, nella sede della sua Bottega, rivolgendosi sia ai professionisti, o ai futuri professionisti, sia agli appassionati, a tutti coloro che amando il teatro hanno desiderato imparare ad usarne gli strumenti”.

“Ma Franco è stato anche un grande motivatore: le sue appassionate “arringhe” a favore del teatro di sempre, della sua funzione culturale e didattica, sono indimenticabili – proseguono Lucchi e Castorri -. Senza dimenticare la sua opera di autore e interprete che lo ha portato a partecipare, nel teatro e nel cinema, a produzioni di grande importanza, ma soprattutto a essere egli stesso produttore di numerosi spettacoli, giocati su registri diversi e rivolti a diversi tipi di pubblico. Preziosa la collaborazione con il Bonci, portata avanti fin dai tempi del suo debutto e, in particolare, l’instancabile lavoro svolto dagli anni Ottanta ad oggi per far crescere la Stagione di Teatro ragazzi e garantirle quella ricchezza di contenuti e di idee che la rendono apprezzata e seguita. Con Mescolini se ne va un protagonista della cultura cesenate, e oggi siamo tutti un po’ più poveri”.

Fonte: http://www.cesenatoday.it/cronaca/morto-franco-mescolini-cesena-attore.html

***

614776_3192165816992_712602610_o

***

Buon viaggio, mio amato Maestro, un pezzo del mio cuore oggi viene con te, in quell’altrove teatrale del quale nei tuoi spettacoli parlavi sempre. Ho imparato tanto alla tua “scuola”, soprattutto a scavare nella mia anima e tirar fuori quello che di più nascosto vi si celava, trasformandolo in emozioni da trasmettere attraverso altre vite che solo in scena si possono vivere. Il teatro è magico, Maestro, tu mi hai insegnato ad usarlo, a farne mie le tecniche, ma tu mi hai insegnato soprattutto la magia della vita, mi hai insegnato ad apprezzarla, a vederne gli aspetti positivi anche quando tutto per me era nero, mi hai trasmesso l’allegria, la fiducia e il coraggio, in un momento particolare della mia vita, di affrontare la mia disperazione e trasformarla … in vita! Hai segnato un pezzo importante di questa mia vita, arricchendola di esperienze indimenticabili. Oggi tu hai iniziato questo viaggio, io lo sento come una grande perdita, ma allo stesso tempo i ricordi che riaffiorano in me intensamente mi fanno anche sentire più ricca, perché ho la fortuna di averli, di aver condiviso con te anche solo un piccolo pezzo della mia strada. Buon viaggio, Franco, so che al tuo arrivo, ad attenderti, ci sarà una platea stracolma e che l’applauso risuonerà inarrestabile fin nei più piccoli meandri di quel grande teatro pronto ad accoglierti. Il mio grande affetto e rispetto per te, chapeau Maestro!

***

55519959_mod_article600275_19

***

Ottantacinque!   13 comments

***

monica-vitti-color-900662028

***

Buon Compleanno, Monica!

***

4pl2kyrf

***