Archivio per la categoria ‘Musica

La musica rubata agli dei   5 comments

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Chuck Berry: niente fu più come era stato prima

 giacomo-meingati    di Giacomo Meingati

Berry fu il solo.

Ci lascia a 90 anni, nella sua Saint Louis, che gli aveva dato i natali nel 1926, uno dei più influenti musicisti del nostro tempo.

Il nero blues vagava al ritmo della sua natura fatta di terra, e il country sfrecciava veloce come i treni che attraversano le vaste praterie americane ricolme di sole, quando Berry li unì in qualcosa di inaudito.

Così come Dio creò il primo giorno, il cielo e la terra, Berry, nel settimo in cui Dio si riposò, unì musica nera e bianca in una miscela esplosiva e creò il rock ‘n’ roll, consegnandocelo come Prometeo ci diede il fuoco, di fatto scuotendo alle fondamenta la musica e la cultura occidentali della seconda metà del XX secolo.

Berry fu il solo.

Fu di quelle inquiete e mai dome nature d’uomo, destinate a errare su questa terra seminando dinamite e stravolgendo ogni cosa al proprio passaggio.

Berry fu il solo, e Berry fu solo, per tutta la vita.

Ribelle, iroso e solitario fin da piccolo, era come se fosse tormentato da un demone che non gli dava tregua, conferendogli un temperamento geniale quanto chiuso, brillante quanto schivo e duro, che lo portò sin da giovanissimo ad assaggiare la strada e il carcere.

Fu Muddy Waters, leggendario padre del blues, a portare il giovane Berry da Chess Leonard a Chicago, convincendo il discografico a puntare su di lui.

Berry cambiò la nostra cultura in un pugno di giorni, a partire dal 21 maggio 1955, in cui in rapidissima successione, consegnò all’occidente un nuovo modo di fare musica incidendo alcune delle canzoni più influenti del nostro secolo da “Meybellene” a “Roll over Beethoven”, “Rock ‘n’ roll music” e soprattutto la sua leggendaria “Johnny B. Goode”.

Sono gli anni 50, e Prometeo furtivo è già sceso sulla terra a donare i ritmi veloci della nuova musica rubata agli dei, che come una pioggia di napalm divampa nei cuori degli adolescenti del secondo dopoguerra, sconvolgendo il costume, la morale, la cultura e la società del XX secolo.

Elvis, Jerry Lee Lewis, Little Richard, Johnny Cash sono i cavalieri di questa rumorosissima tavola rotonda, e stanno ponendo le basi per lo sviluppo di tutta la musica dagli anni 60 a oggi per come la conosciamo noi, mentre Berry, inquieto Parsifal, imperversa randagio e solitario di città in città, suonando senza band con i musicisti che trova sera dopo sera, portando le sue hit di concerto in concerto a un successo vertiginoso che non lo abbandonerà più.

La sua carriera decolla fino al 1959, anno in cui viene di nuovo imprigionato con l’accusa di aver fatto sesso con una minorenne.

Dopo la galera Berry fatica a ritrovare la vena creativa degli anni 50, ma il solco che ha tracciato nelle giovani generazioni è troppo potente per essere dimenticato, e sono proprio i suoi “figli” musicali che lo riportano in auge nei decenni successivi.

Gli antichi racconti cavallereschi affermano che Parsifal trovò il Graal proprio in virtù della sua follia e del suo errare senza meta, e il “Graal” che Berry aveva infuso nelle sue hit era talmente prodigioso da vivere di una vita propria, che avrebbe trascinato il suo autore con se in un successo destinato a durare fino ai nostri giorni.

I Rolling Stones portarono alcuni dei suoi successi come “Carol” alle nuove generazioni degli anni 60, lo stesso fecero i Beatles che iniziarono a suonare e incidere cover di Berry come “Roll over Beethoven” e “Johnny B. Goode”.

Berry non riuscirà più, fino all’anno del suo ultimo disco “Chuck” nel 1979, a esprimersi agli stessi livelli dei suoi momenti d’oro, ma le sue canzoni non smetteranno mai di essere suonate praticamente da ogni complesso rock dai primissimi anni 60 sino ai giorni nostri, in cui ragazzi nati nel 2000 ancora fanno cover di “Jhonny B. Goode” o “Roll over Beethoven”, e una star planetaria nata nel 1991 come Ed Sheeran, cita un paio di suoi versi in uno dei suoi successi più recenti.

Berry, come i grandi padri del blues, ha fatto musica fino alla fine dei suoi giorni, collaborando con gli artisti più importanti del panorama internazionale del suo tempo come Rolling Stones, Beatles, Bruce Springsteen e moltissimi, innumerevoli altri.

Tutto il mondo della musica, della cultura, dello spettacolo si unisce oggi nel ricordo di questo grandissimo che se ne va, Mick Jagger, Bruce Springsteen, lo scrittore Stephen King, Keith Richards, Lenny Kravitz e moltissimi altri hanno espresso sui social il loro rammarico per la dipartita di uno dei padri del rock ‘n’ roll e forse una delle più influenti figure culturali del XX secolo.

Fonte: https://alganews.wordpress.com/2017/03/19/chuck-berry-niente-fu-piu-come-era-stato-prima/

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His mother told him “Someday you will be a man,
And you will be the leader of a big old band.
Many people coming from miles around
To hear you play your music when the sun go down
Maybe someday your name will be in lights
Saying Johnny B. Goode tonight.”

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And your name will be Chuck Berry … forever!

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Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo (Isabel Allende)   6 comments

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Gli angeli

Vasco Rossi

Quello che si prova
Non si può spiegare qui
Hai una sorpresa
Che neanche te lo immagini
Dietro non si torna
Non si può tornare giù
Quando ormai si vola
Non si può cadere più
Vedi tetti e case
E grandi le periferie
E vedi quante cose
Sono solo fesserie
E da qui e da qui
Qui non arrivano gli angeli
Con le lucciole e le cicale
E da qui e da qui
Non le vedi più quelle estati lì
Quelle estati lì

Qui è logico
Cambiare mille volte idea
Ed è facile
Sentirsi da buttare via
Qui non hai la scusa
Che ti può tenere su
Qui la notte è buia
E ci sei soltanto tu
Vivi in bilico
E fumi le tue Lucky Strike
E ti rendi conto
Di quanto le maledirai
E da qui e da qui
Qui non arrivano gli ordini
A insegnarti la strada buona
E da qui e da qui
Qui Non arrivano Gli Angeli

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Amica mia, ho passato questi tre anni senza accettare mai quello che è successo, pensando che ci volesse ancora tempo per abituarmi, sperando da una parte che succedesse presto, perché soffrivo molto, cercando di nasconderlo, ma dall’altra parte sperando di non abituarmi mai, perché dentro di me non volevo accettarlo; dentro di me ho sempre avuto, stupidamente, la speranza che tu potessi tornare.
Oggi so che non sarà mai così, oggi ho la consapevolezza che le mie lacrime non ti riporteranno indietro, ma ho anche la certezza che la ricchezza della vita è fatta di ricordi, nessuno ce li può togliere e a nessuno possiamo cederli, sono soltanto nostri, e straordinari, grandi, tanti, irripetibili, di quelli che lasciano a bocca aperta. Non cancellerò mai i nostri ricordi, sono sicura che attraverso essi, tu sia qui ora, con me, che mi ascolti. Ricordare la nostra vita, la nostra amicizia, è importante per tenerti vicino. Continuerò sempre a ricordare ciò che mi tiene legata a te, il ricordo è una sensazione che mi consola nei momenti in cui ti sento troppo distante. La nostra memoria è davvero un meccanismo perfetto, riesce a dare vita alle persone che non ci sono più.
Oggi voglio ricordarti con serenità. Oggi, mi sento in qualche modo più leggera, è strano, non so bene come spiegarlo, è come se la tua anima, che fino a questo momento era imprigionata nei miei pensieri tristi, adesso fosse libera.
Mi manchi, non mi sei mai mancata tanto come in questo momento ma spero che, ovunque tu sia, possa percepire questi miei pensieri. Spero con tutto il cuore che tu sia felice e che da lassù ci sorvegli e ci protegga con quello splendido sorriso che fa invidia all’universo.
In qualunque posto tu ti trovi, sono sicura che non mi dimenticherai, come neanch’io ti potrò mai dimenticare … ti voglio bene, amica mia.

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Siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati.

“Così parlò Bellavista” – Luciano De Crescenzo

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LEONARD COHEN , IL PIU’ GRANDE DI TUTTI   Leave a comment

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Tra tutte le cose che ho letto in questi giorni su Leonard Cohen, nessuna, come questo bellissimo articolo, mi ha emozionato ed ha espresso in maniera toccante e commovente anche il mio stato d’animo. Grazie.

ALGANEWS

DI GIOVANNI BATTAGLIA
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“Marianne, siamo arrivati a quel punto della vita in cui siamo troppo vecchi e i nostri corpi si sgretolano. Penso che ti seguirò molto presto. Sappi che ti sono così vicino che se tendi una mano puoi raggiungere la mia. Ti ho sempre amata per la tua bellezza e per la tua saggezza, ma so che non devo dire nulla di più a tal proposito, perché sai già tutto. Voglio solo augurarti buon viaggio. Arrivederci vecchia amica. Amore infinito. Ci vediamo lungo la strada”
Sono queste le dolcissime parole con cui lo scorso luglio Leonard Cohen aveva voluto dire addio alla musa e grande amore della sua vita, Marianne Ihlen incontrata in Grecia sull’isola di Hydra nel 1960 alla quale aveva dedicato due canzoni come “So long Marianne” e “Bird on a Wire”.
Un presentimento di morte seguito dalla pubblicazione di un disco cupo come “You want…

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Goodbye Mister Cohen!   13 comments

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Leonard Cohen – Hallelujah
Testo e musica: Leonard Cohen
Arrangiamenti: John Lissauer

Hallelujah

Now I’ve heard there was a secret chord
That David played, and it pleased the Lord
But you don’t really care for music, do you?
It goes like this
The fourth, the fifth
The minor fall, the major lift
The baffled king composing Hallelujah

 Hallelujah Hallelujah Hallelujah Hallelujah

 Your faith was strong but you needed proof
You saw her bathing on the roof
Her beauty and the moonlight overthrew you
She tied you
To a kitchen chair
She broke your throne, and she cut your hair
And from your lips she drew the Hallelujah

Hallelujah Hallelujah Hallelujah Hallelujah

 You say I took the name in vain
I don’t even know the name
But if I did, well really, what’s it to you?
There’s a blaze of light
In every word
It doesn’t matter which you heard
The holy or the broken Hallelujah

Hallelujah Hallelujah Hallelujah Hallelujah

 I did my best, it wasn’t much
I couldn’t feel, so I tried to touch
I’ve told the truth, I didn’t come to fool you
And even though
It all went wrong
I’ll stand before the Lord of Song
With nothing on my tongue but Hallelujah

 Hallelujah Hallelujah Hallelujah Hallelujah Hallelujah …

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  Alleluja 

Ho sentito di un accordo segreto
Suonato da David e gradito al Signore
Ma a te della musica non importa poi molto, vero?
Beh, fa così:
La quarta, la quinta
La minore scende, la maggiore sale
Il re perplesso compone l’Alleluja

Alleluja Alleluja Alleluja Alleluja

 La tua fede era salda ma avevi bisogno di una prova
La vedesti fare il bagno dalla terrazza
La sua bellezza e il chiaro di luna ti vinsero
Lei ti legò
Alla sedia della cucina
Ti spaccò il trono, ti rase i capelli
E dalle labbra ti strappò l’Alleluja.

Alleluja Alleluja Alleluja Alleluja

Dici che ho pronunciato il Nome invano
Ma se non lo conosco nemmeno il Nome
Ma anche se fosse, a te poi cosa importa?
C’è un’esplosione di luce
In ogni parola
E non importa se tu abbia sentito
La sacra o la disperata Alleluja

Alleluja Alleluja Alleluja Alleluja

 Ho fatto del mio meglio, non era granché
Non provavo nulla, così ho provato a toccare
Ho detto il vero, non sono venuto per prenderti in giro
E anche se
è andato tutto storto
Mi ergerò davanti al Dio della Canzone
E dalle mie labbra altro non uscirà che Alleluja

Alleluja Alleluja Alleluja Alleluja Alleluja…

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Leonard Norman Cohen è stato un cantautore, poeta, scrittore e compositore canadese. È stato uno dei cantautori più celebri, influenti e apprezzati della storia della musica.

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 Good trip, great Poet!

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Ladies and Gentlemen … Mister Bob Dylan!   5 comments

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 The Times They Are A-Changin’

words and music Bob Dylan

Come gather ‘round people
Wherever you roam
And admit that the waters
Around you have grown
And accept it that soon
You’ll be drenched to the bone.
If your time to you
Is worth savin’
Then you better start swimmin’
Or you’ll sink like a stone
For the times they are a-changin’.

Come writers and critics
Who prophesize with your pen
And keep your eyes wide
The chance won’t come again
And don’t speak too soon
For the wheel’s still in spin
And there’s no tellin’ who
That it’s namin’.
For the loser now
Will be later to win
For the times they are a-changin’.

Come senators, congressmen
Please heed the call
Don’t stand in the doorway
Don’t block up the hall
For he that gets hurt
Will be he who has stalled
There’s a battle outside
And it is ragin’.
It’ll soon shake your Windows
And rattle your walls
For the times they are a-changin’.

Come mothers and fathers
Throughout the land
And don’t criticize
What you can’t understand
Your sons and your daughters
Are beyond your command
Your old road is
Rapidly agin’.
Please get out of the new one
If you can’t lend your hand
For the times they are a-changin’.

The line it is drawn
The curse it is cast
The slow one now
Will later be fast
As the present now
Will later be past
The order is
Rapidly fadin’.
And the first one now
Will later be last
For the times they are a-changin’.

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I tempi stanno cambiando

parole e musica Bob Dylan

Venite intorno gente
dovunque voi vagate
ed ammettete che le acque
attorno a voi stanno crescendo
ed accettate che presto
sarete inzuppati fino all’osso.
E se il tempo per voi
rappresenta qualcosa
fareste meglio ad incominciare a nuotare
o affonderete come pietre
perché i tempi stanno cambiando.

Venite scrittori e critici
che profetizzate con le vostre penne
e tenete gli occhi ben aperti
l’occasione non tornerà
e non parlate troppo presto
perché la ruota sta ancora girando
e non c’è nessuno che può dire
chi sarà scelto.
Perché il perdente adesso
sarà il vincente di domani
perché i tempi stanno cambiando.

Venite senatori, membri del congresso
per favore date importanza alla chiamata
e non rimanete sulla porta
non bloccate l’atrio
perché quello che si ferirà
sarà colui che ha cercato di impedire l’entrata
c’è una battaglia fuori
e sta infuriando.
Presto scuoterà le vostre finestre
e farà tremare i vostri muri
perché i tempi stanno cambiando.

Venite madri e padri
da ogni parte del Paese
e non criticate
quello che non potete capire
i vostri figli e le vostre figlie
sono al dì la dei vostri comandi
la vostra vecchia strada
sta rapidamente invecchiando.
Per favore andate via dalla nuova
se non potete dare una mano
perché i tempi stanno cambiando.

La linea è tracciata
La maledizione è lanciata
Il più lento adesso
Sarà il più veloce poi
Ed il presente adesso
Sarà il passato poi
L’ordine sta rapidamente
scomparendo.
Ed il primo ora
Sarà l’ultimo poi
Perché i tempi stanno cambiando.

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Accademia di Stoccolma – Anno 2016 – Premio Nobel per la Letteratura “Per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana”

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Roma! Migranti, musica, integrazione   7 comments

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Dunia band

Ragazzi italiani e giovani migranti hanno dato vita a un gruppo musicale che racconta storie di partenze, di fatiche e di accoglienze. In uscita il loro primo disco.

di Danilo Giannese

Era la prima volta che Antony cantava la sua nuova canzone in sala prove. Il microfono vicino alle labbra, le cuffie ben aderenti al capo, i tecnici audio dall’altra parte dello studio, dietro la vetrata, e i suoi compagni di band a fargli un cenno quando poteva partire. Tutto d’un fiato, senza perdere la concentrazione neanche per un attimo, Antony diede voce al nuovo testo che aveva composto.

La sua canzone parla della madre, dell’ultima volta che l’aveva vista, quando l’aveva salutata prima di lasciare la Nigeria, per intraprendere il suo lungo viaggio verso l’Europa, passando per il deserto, la Libia, la traversata del Mediterraneo a bordo di un barcone carico di migranti con il suo stesso sogno in tasca. Ognuno di loro, del resto, ha dovuto congedarsi a malincuore dalla propria famiglia. Terminata la prova, Antony tolse le cuffie, uscì dal gabbiotto, levò gli occhiali e lasciò cadere a terra i fogli con su scritto, nella sua lingua, l’asen, il testo di Mama: portò le mani al volto e cominciò a piangere. Erano passati otto anni da quando aveva abbracciato e baciato sua madre per l’ultima volta.

Antony, rifugiato in Italia, è uno dei componenti dei Dunia, una band di World Music, con sede a Roma, che mette insieme giovani italiani, rifugiati e migranti provenienti da varie parti del mondo: dall’Afghanistan al Gambia, dal Senegal al Libano e alla Nigeria.

Il gruppo, nato da un’idea dell’etnomusicologo Antonio Bevacqua e avviato ufficialmente a gennaio 2015, ha l’obiettivo di promuovere l’integrazione in ogni sua forma, di favorire l’accoglienza di chi giunge in Italia e in Europa dall’altra parte del Mediterraneo, di rappresentare un incontro possibile tra popoli e culture attraverso la musica. L’idea originaria del progetto, in realtà, nasce nel 2010, all’epoca dei fatti di Rosarno, quando le proteste degli immigrati nel piccolo centro calabrese portarono alla luce le condizioni di sfruttamento alle quali queste persone erano sottoposte dai datori di lavoro negli agrumeti calabresi.

«Vedere che tutto questo succedeva nella mia regione, da sempre teatro di incontri e scambi commerciali nel Mediterraneo, mi ha portato a chiedermi cosa potessi fare – racconta Antonio Bevacqua, calabrese di Rossano. E da musicista ho deciso di rispondere con la musica».

E così due esperienze musicali del sud d’Italia, i calabresi Neilos, dello stesso Bevacqua e Andrea Fenu, e gli Unnaddarè, siciliani, decidono di tendere la mano ai migranti che arrivano dal mare. Bevacqua: «I ragazzi che incontriamo non sono musicisti di professione. Sono approdati nella nostra Italia alla ricerca di un futuro migliore. Incontrandoli, abbiamo capito che la musica è in grado di dar loro forza e speranza, di aiutarli a integrarsi nelle nostre città e che attraverso di essa possono esprimere tutto ciò che hanno dentro».

Dunia è una parola che deriva dal sanscrito e sta per “mondo”, “vita”, “madre terra”, “speranza”. La scelta del nome della band è venuta fuori dagli incontri con i ragazzi, dagli scambi reciproci, dalle cene tutti insieme, dove ciascuno cucina un piatto tipico della propria terra. Ancora Bevacqua: «Ci siamo resi conto che questa parola, scritta con forme diverse, ricorre spesso nelle varie lingue parlate dai ragazzi, dal mandinga all’asen, dal wolof sino alle lingue in Medioriente e in Afghanistan. È una parola che lega mondi diversi».

La band, attualmente, è composta da otto elementi: oltre ad Antonio, Andrea e Maurizio, vi sono “One by Fall” dal Senegal, Ibrahim “King Solomon” dal Gambia, Bashir dall’Afghanistan, Toufic dal Libano e il nigeriano Antony. Nelle prossime settimane uscirà il primo disco ufficiale della band.

«Tutte le canzoni – chiarisce Maurizio Catania – sono nate spontaneamente. Si partiva da un riff di chitarra sul quale i ragazzi, nelle loro lingue madri, iniziavano a cantare, dando voce ai propri sentimenti. Nei loro testi ricostruiscono quello che hanno attraversato per approdare in Europa, le difficoltà che incontrano oggi giorno in Italia oppure, semplicemente, raccontano storie d’amore».

Come, per esempio, Per te, poesia scritta dall’afghano Bashir, dal 2007 rifugiato in Italia, costretto a fuggire dal suo paese a causa delle persecuzioni di cui sono vittime gli appartenenti al gruppo etnico degli hazara: «Dopo mille peripezie sono riuscito a farmi arrivare dall’Afghanistan il dambora, uno strumento a corde, tipico della mia regione, che utilizzo nella mia canzone».

«A partire dalle interpretazioni e dai testi creati dai ragazzi, noi ci troviamo di fronte a delle immagini e come dei registi non dobbiamo far altro che montarle, aggiungendovi la ritmica, le percussioni, il basso, la chitarra», spiega ancora Maurizio Catania.

«Sembra di essere in ogni luogo del mondo nello stesso tempo – dice il libanese Toufic ?. La musica è in grado di abbattere ogni barriera e quando sento i miei compagni che cantano nella loro lingua mi sembra di vedere le loro terre e vivere le loro storie».

In una canzone dal titolo Addounia (mondo, vita), Ibrahim racconta il suo viaggio di speranza verso l’Europa. Un viaggio che l’ha portato dalla Libia alla Sicilia, su un barcone nella cui stiva sono morte asfissiate 75 persone. «Canto la sofferenza di questo viaggio per far capire a tutti il dramma e il pericolo che affrontano coloro che tentano di arrivare dall’altra parte del Mediterraneo», dice Ibrahim, che canta in lingua mandinga. Il ritornello, invece, lo canta “One by Fall”, in wolof. Le sue parole dicono di Dio che incoraggia e rassicura chi sta compiendo il viaggio.

Antony: «La musica e la band sono diventati molto importanti per la mia vita. Cantare è una spinta a superare le difficoltà, dal lavoro alla lontananza dalla mia famiglia Sento che sto facendo esperienze molto importanti qui a Roma e questo mi aiuta a sentirmi parte della città. Certo, faccio anche tanti sacrifici, come svegliarmi ogni giorno alle 3.30 del mattino per andare a lavorare, ma so che tutto questo mi sarà molto utile per il futuro, quando potrò tornare da mia madre, riabbracciarla e stare finalmente di nuovo con lei». Già, in Mama, Anthony dice alla madre che tornerà presto, molto presto.

Fonte: nigrizia.it
Giovedì 24 Marzo 2016

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Buona domenica Francesco!   7 comments

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Domenica mattina, mi riascolto Francesco, quando posso farlo in silenzio, senza i rumori esterni che potrebbero arrivare dalla strada, assaporando il significato delle parole di un testo che io trovo estremamente poetico ma altrettanto incisivo, Cirano.
È una canzone del 1996, attuale ancora oggi e forse per tanto tempo a venire o per sempre. Cirano se la prende con chi fa del “qualunquismo un’arte”, con “le verità cercate per terra da maiali”, non sopporta “la gente che non sogna”, agli altri lascia “le ghiande”, per sé vuole tenere “le ali”. E’ tutto ciò che gli serve. Un testo di diktat assoluti sbattuti in faccia, sfidando tutti, tutto ciò che lui ripudia, ma anche ciò che esige gli venga riconosciuto. Però, oltre questa rabbia, c’è l’ amore per Rossana, che non si conquista col clamore, col rumore assordante delle parole vuote, sciocche, leggere, a Rossana Cirano vuole arrivare con la poesia “A parlarle non riesco, le parlerò coi versi”. L’amore per Rossana non può vivere in mezzo alle ghiande dei maiali, non può stare così in basso, ma più in alto, dove per arrivare occorrono le ali, dove c’è il sole, che è proprio Rossana “Io sono solo un’ombra e tu Rossana il sole”.

Guccini-Cirano espone con rabbia diversi aspetti della vita sociale di allora, che in fondo non  mi sembra molto diversa da quella di oggi, affermando la sua volontà di difendere le ragioni degli oppressi da quel popolo amorfo che vive di pregiudizi e di menzogne. Parla, quindi, degli arrivisti, attacca la politica, gli arrivismi politici di quell’epoca, nella quale le persone  erano perseguitate dalla smania di raggiungere al più presto un posto collocato su un alto gradino sociale, così da avere una “poltrona” stabile su cui sedersi e sentirsi sicuri per l’aspetto lavorativo e sociale per tutta la vita. Chi l’ha mai più mollata quella poltrona? E’ diventata un’attitudine sempre alquanto in voga! E ancora, “…e al fin della licenza io non perdono e tocco”, usa questo verso quando attacca i cantanti che hanno un facile successo ma sono senza stoffa, lo riscrive quando attacca i politici e infine quando attacca i preti e i materialisti. E “il fin della licenza” non è forse quello che manca ai giornalisti? Ed oggi più che mai? Come dire “siccome scrivo, e la poesia dev’essere indipendente, non guardo in faccia nessuno, scrivo quello che credo, attaccando un po’ tutti” … “io non perdono e tocco”! Era il 1996, sono passati vent’anni, ma ogni verso, ogni parola sembrano scritti adesso, non è cambiato nulla, o forse sì, qualcosa è cambiato, in peggio!

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Cirano

Francesco Guccini

Venite pure avanti, voi con il naso corto,
signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perché con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza,
avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finché dura,
che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura.
E andate chissà dove per non pagar le tasse,
col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe.

Io sono solo un povero cadetto di Guascogna,
però non la sopporto la gente che non sogna.

Gli orpelli? L’arrivismo?
All’amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte,
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto,
assurdo bel paese.

Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz’ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d’ essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste

perché Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi…

Venite gente vuota, facciamola finita,
voi preti che vendete a tutti un’ altra vita;
se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito,
guardatevi nel cuore, l’ avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso,
che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti,
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.

Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev’esserci, lo sento, in terra o in cielo
un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto.

Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perché oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo,
per sempre tuo, per sempre tuo… Cirano.

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