A Dora per il suo grande amore per il Teatro! E non solo …   12 comments

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Lella Costa da “Ferite a morte”

di Serena Dandini

Ferite a Morte è nato come un progetto teatrale sul femminicidio scritto e diretto da Serena Dandini. Un’ antologia di monologhi sulla falsariga della famosa Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master costruita con la collaborazione di Maura Misiti, ricercatrice del CNR. I testi attingono alla cronaca e alle indagini giornalistiche per dare voce alle donne che hanno perso la vita per mano di un marito, un compagno, un amante o un “ex”.

“Quote rosa”

Ho messo il rossetto rosso, in segno di lutto.
È più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che una donna manager entri in un consiglio di amministrazione, ma io ce l’ho fatta. Non è stata una passeggiata, sono battaglie che lasciano i segni, ti possono indurire, a volte ti incattiviscono pure. Questa piega amara sulla fronte, per esempio, prima non ce l’avevo, ma che volete, ogni cosa ha il suo prezzo e se hai i soldi per pagarti un po’ di botulino si vede molto meno.
Io appartengo alla generazione di donne che ha rinunciato ai figli per la carriera. Non me ne pento. Ho coltivato delle amicizie meravigliose, mica è detto che una donna per realizzarsi deve per forza essere mamma come dice la pubblicità dei pannolini. Poi tanto ci sono gli uomini che ti scaldano il cuore, io addirittura ho sposato un collega. È bello lavorare spalla a spalla, sentirsi complici e uguali, tonnellate di email da smaltire la sera prima di ritrovarsi finalmente a letto, stessi iPad, stessi orari, stesso stress, stessi iPhone o BlackBerry (c’è sempre qualcuno che preferisce il BlackBerry), stessi viaggi di lavoro, Frecciarossa, wi-fi, stesse vip lounge, stessi stipendi… Ecco, finché sono stati gli stessi è andato tutto bene, io ci ho messo un po’ a raggiungerlo, si sa, a pari curriculum noi donne siamo considerate meno spendibili, meno autorevoli, dobbiamo essere tre volte più brave per ottenere lo stesso risultato, ma alla fine ce l’ho fatta.
Il problema è che poi l’ho superato, ho cominciato a guadagnare più di lui. Non l’ho fatto apposta, anzi mi vergognavo anche un po’… Subito non gliel’ho detto, non so perché, ma dentro di me mi sentivo in colpa, come se superarlo economicamente fosse un affronto alla sua virilità, avevo paura di umiliarlo. Ma poi mi sono detta che il mondo era ben cambiato dai tempi di mio padre che non ha fatto mai lavorare la mamma anche se era laureata, per decoro, per decenza, che non si dica che la sua signora era costretta a faticare; a lei invece sarebbe piaciuto tanto, ma non l’ha mai contrariato. Io sì, e così ho fatto outing offrendogli un weekend cinque stelle a Parigi. Da lì sono iniziati i guai; lentamente, sottilmente, un veleno si è infiltrato nel nostro rapporto. Io non ero più così simpatica né tanto intelligente come prima, anzi ogni motivo era buono per assestare un colpetto alla mia autostima che si sa, nelle donne è già traballante di suo. Piano piano ha cominciato a colpirmi, prima in privato poi in pubblico, davanti ad amici e colleghi. Un risentimento sordo, un sarcasmo feroce, una critica impietosa e continua. Non andava mai bene quello che facevo, un match senza esclusione di colpi, anzi un colpo dietro l’altro, fino a quello definitivo, un portacenere di marmo tirato in piena fronte una sera di maggio, appena tornati da un convegno sui tassi di interesse. Ero ancora viva, poteva salvarmi e invece mi guardava con stupore, immobile, io respiravo a fatica, finalmente debole e arrendevole. Mi aveva messo a terra, non voleva farlo ma non aveva più argomenti per spiegarmi la sua inadeguatezza, ero cresciuta troppo per lui, non ce la faceva a starmi al passo, non riusciva più a reggere il confronto… Si sentiva inferiore e non aveva altra scelta che ricorrere alla forza fisica, in quella era ancora superiore a me.
Almeno ha vinto l’ultima partita.

Dedicato a Giulia, protagonista del Racconto “La torta”, scritto dalla mia amica Dora Buonfino del Blog “Almeno tu”, per la forza di queste due straordinarie donne che, prendendo coscienza della propria identità e consapevolezza di ciò che sono e che vogliono essere, hanno trovato il coraggio di ribellarsi e combattere per l’affermazione di sé e del proprio ruolo, di spezzare le catene e salvarsi.

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12 risposte a “A Dora per il suo grande amore per il Teatro! E non solo …

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  1. Ok le donne manager e i maschietti sgonfiati (gran coglione il protagonista della storia) …ma anche le femminucce tirano i “posacenere”..il vero grande obiettivo, ahimè distante ancora anni luce, è la vera parità in autonomia reciproca…poi certo ci sono, nel mondo, esempi di “parità” nella miseria più assoluta…e li altro che posacenere…la violenza assume toni apocalittici (altro che week end a Parigi)…un abbraccio forte

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  2. Dora ispiratrice! E Marianne splendida esecutrice 😉😘😘😘

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  3. Che sorpresa Marianne, grazie… 🙂 🙂

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  4. Quante storie orrende si susseguono! Sembra che il tempo sia passato invano, tanti non sopportano che la donna abbia una sua identità, oltre quella di moglie/compagna (e serva, spesso). Eppure io continuo a credere che troppo spesso le peggiori nemiche delle donne siano loro stesse! Le peggiori invidie, i peggiori sgambetti sul lavoro e non, li ho sempre visti fatti tra donne… la rivalità e’ accesissima. Forse perché e’ più dura primeggiare, non so…

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    • La mia esperienza forse è un po’ diversa, ho avuto intorno donne solidali, grandi donne e grandi amiche, e quando la solidarietà fra donne esiste è qualcosa di veramente forte, che ti unisce per sempre, non c’è nulla che la cambia. E ho visto rivalità tra uomini nel campo lavorativo che non hanno paragone, non parliamo, poi, di quando diventano solidali … contro una donna … non riescono proprio ad accettare che faccia più carriera di loro, anche se su tanti uomini che la carriera la fanno le donne sono sempre molto poche …. chissà, forse è meglio così … altrimenti rischiano di essere ammazzate … 😦

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