Buona domenica Francesco!   7 comments

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Domenica mattina, mi riascolto Francesco, quando posso farlo in silenzio, senza i rumori esterni che potrebbero arrivare dalla strada, assaporando il significato delle parole di un testo che io trovo estremamente poetico ma altrettanto incisivo, Cirano.
È una canzone del 1996, attuale ancora oggi e forse per tanto tempo a venire o per sempre. Cirano se la prende con chi fa del “qualunquismo un’arte”, con “le verità cercate per terra da maiali”, non sopporta “la gente che non sogna”, agli altri lascia “le ghiande”, per sé vuole tenere “le ali”. E’ tutto ciò che gli serve. Un testo di diktat assoluti sbattuti in faccia, sfidando tutti, tutto ciò che lui ripudia, ma anche ciò che esige gli venga riconosciuto. Però, oltre questa rabbia, c’è l’ amore per Rossana, che non si conquista col clamore, col rumore assordante delle parole vuote, sciocche, leggere, a Rossana Cirano vuole arrivare con la poesia “A parlarle non riesco, le parlerò coi versi”. L’amore per Rossana non può vivere in mezzo alle ghiande dei maiali, non può stare così in basso, ma più in alto, dove per arrivare occorrono le ali, dove c’è il sole, che è proprio Rossana “Io sono solo un’ombra e tu Rossana il sole”.

Guccini-Cirano espone con rabbia diversi aspetti della vita sociale di allora, che in fondo non  mi sembra molto diversa da quella di oggi, affermando la sua volontà di difendere le ragioni degli oppressi da quel popolo amorfo che vive di pregiudizi e di menzogne. Parla, quindi, degli arrivisti, attacca la politica, gli arrivismi politici di quell’epoca, nella quale le persone  erano perseguitate dalla smania di raggiungere al più presto un posto collocato su un alto gradino sociale, così da avere una “poltrona” stabile su cui sedersi e sentirsi sicuri per l’aspetto lavorativo e sociale per tutta la vita. Chi l’ha mai più mollata quella poltrona? E’ diventata un’attitudine sempre alquanto in voga! E ancora, “…e al fin della licenza io non perdono e tocco”, usa questo verso quando attacca i cantanti che hanno un facile successo ma sono senza stoffa, lo riscrive quando attacca i politici e infine quando attacca i preti e i materialisti. E “il fin della licenza” non è forse quello che manca ai giornalisti? Ed oggi più che mai? Come dire “siccome scrivo, e la poesia dev’essere indipendente, non guardo in faccia nessuno, scrivo quello che credo, attaccando un po’ tutti” … “io non perdono e tocco”! Era il 1996, sono passati vent’anni, ma ogni verso, ogni parola sembrano scritti adesso, non è cambiato nulla, o forse sì, qualcosa è cambiato, in peggio!

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Cirano

Francesco Guccini

Venite pure avanti, voi con il naso corto,
signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perché con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza,
avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finché dura,
che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura.
E andate chissà dove per non pagar le tasse,
col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe.

Io sono solo un povero cadetto di Guascogna,
però non la sopporto la gente che non sogna.

Gli orpelli? L’arrivismo?
All’amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte,
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto,
assurdo bel paese.

Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz’ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d’ essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste

perché Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi…

Venite gente vuota, facciamola finita,
voi preti che vendete a tutti un’ altra vita;
se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito,
guardatevi nel cuore, l’ avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso,
che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti,
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.

Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev’esserci, lo sento, in terra o in cielo
un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto.

Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perché oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo,
per sempre tuo, per sempre tuo… Cirano.

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7 risposte a “Buona domenica Francesco!

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  1. Non conoscevo questa canzone, dove la grande umanita’ di Guccini si dispiega… poetica e rabbiosa… sono passati 20 anni, e a me che sono piu’ vecchio di te sembra ieri, e la deriva purtroppo non e’ finita… anzi ci trovo un piu’ di rassegnazione e assuefazione desolante. Anche Guccini si e’ ormai stufato di denunciarla…

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  2. un grande, da sempre…

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  3. Solo per pochi intenditori. Mi viene spesso in mente lui e da lui ho imparato a dore “ma s’ io avessi previsto tutto questo….”

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