Archivio per gennaio 2016

Una favola per … la buona notte …   3 comments

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Le anatre e la tartaruga

Favola del Guatemala

Vivevano una volta in un lago due anatre e una tartaruga. Erano molto amiche e vivevano felici. Ma un giorno il lago cominciò a prosciugarsi e le anatre decisero di andare a vivere da un’altra parte. Andarono a salutare la tartaruga che era triste per la loro partenza.
Le anatre le proposero di andare con loro ma ad una condizione: non doveva aprire bocca per nessun motivo!
Presero un piccolo bastone e lo porsero alla tartaruga perché con la bocca vi si aggrappasse; poi tenendo col becco il bastone da una parte e dall’altra si levarono in volo.
Volavano oramai da un po’ di tempo, quando alcuni bambini che giocavano in un prato, li videro ed esclamarono:
“Guardate… una tartaruga che vola!”
“A voi che importa!” gridò la tartaruga, ma detto questo cadde di sotto nel campo.
Mentre tutta dolorante si trovava a terra pensò: “Ecco cosa succede a chi apre troppo la bocca”.

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Unioni e … disunioni …   12 comments

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Giusto perché “bisogna” sempre dettare direttive
sulla vita delle persone 

… con falsi valori … e falsi moralismi …
Ma Family che?  L’amore non ha genere!

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 Il Suono Della Domenica

Adelmo Fornaciari
Zucchero

Ho visto gente sola andare via sai
tra le macerie e i sogni di chi spera vai
Tu sai di me, io so di te
ma il suono della domenica dov’è?

Al mio paese
vedo fiorire il grano
a braccia tese
verso l’eternità
Il mio paese…

Ho visto cieli pieni di miseria sai
e ho visto fedi false fare solo guai
Che sai di noi? Che sai di me?
Ma il suono della domenica dov’è?

Al mio paese
vedo falciare il grano
a mani tese
verso l’eternità
Il mio paese…

Ti lascerò un sorriso, ciao
e rabbia nuova in viso, ciao
la tenerezza che ciao
fa il cuore in gola a me

Al mio paese
è ancora giallo il grano
a braccia tese
verso l’eternità
Il mio paese…
Al mio paese
vedo fiorire il buono
le botte prese
non le hanno rese mai
Al mio paese…

Che suono fa la domenica da te?

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Noi Italiani abbiamo ancora il coraggio di intervenire alla testa di una coalizione militare?   20 comments

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No alla guerra contro la Libia. Mobilitiamoci!

di Alex Zanotelli

Siamo alla vigilia di un’altra guerra contro la Libia, a guida italiana questa volta.
Sembra ormai assodato che le forze speciali dell’esercito britannico sono già in Libia, per preparare l’arrivo di mille soldati di Londra. L’operazione complessiva, capitanata dall’Italia, dovrebbe coinvolgere seimila soldati americani ed europei per bloccare i cinquemila soldati del Gruppo Stato islamico (Is). Il tutto verrà sdoganato come «un’operazione di peacekeeping e umanitaria».
L’Italia, dal canto suo, ha già trasferito a Trapani quattro cacciabombardieri AMX pronti a intervenire. Il nostro paese – così sostiene il governo Renzi – attende però per intervenire l’invito del governo libico di unità nazionale, presieduto da Fayez el Serray. È altrettanto chiaro che sia il ministro degli esteri Gentiloni, come la ministra della difesa Pinotti, premono invece per un rapido intervento.
Sarebbe però ora che il popolo italiano, tramite il parlamento, s’interrogasse prima di intraprendere un’altra guerra contro la Libia. Infatti, se c’è un popolo che la Libia odia, siamo proprio noi italiani che, durante l’occupazione coloniale, abbiamo impiccato o fucilato centomila libici. A questo dobbiamo aggiungere la guerra del 2011 contro Gheddafi per «esportare la democrazia», ma in realtà per mettere le mani sul petrolio. Come conseguenza, abbiamo creato il disastro, facendo precipitare la Libia in una spaventosa guerra civile dove hanno trovato un terreno fertile i nuclei fondamentalisti islamici. E dopo tutto questo noi italiani abbiamo ancora il coraggio di intervenire alla testa di una coalizione militare?
Il New York Times del 26 gennaio afferma che anche gli Usa sono pronti ad intervenire. Per cui possiamo ben presto aspettarci una guerra. Questo potrebbe anche spiegare perché in questo periodo gli Usa stiano dando all’Italia armi che finora avevano dato solo all’Inghilterra. L’Italia sta infatti ricevendo da Washington missili e bombe per armare i droni Predator MQ – 9 Reaper, armi che ci costano centinaia di milioni di dollari. Non dimentichiamo che la base militare di Sigonella (Catania) è oggi la capitale mondiale dei droni, usati anche per spiare la Libia.
L’Italia non solo riceve armi, ma a sua volta ne esporta tante soprattutto in Arabia Saudita e Qatar, che armano i gruppi fondamentalisti islamici come l’Is. I viaggi di Renzi lo scorso anno in quei due paesi hanno propiziato la vendita di armi. Questo in barba alla legge 185 che proibisce al governo italiano di vendere armi a paesi in guerra e che non rispettano i diritti umani. (L’Arabia Saudita non rispetta i diritti umani e fa la guerra in Yemen)
Per cui diventa pura ipocrisia per l’Italia intervenire militarmente in Libia per combattere l’Is, quando appare chiaro che siamo anche noi ad armare in gruppo jihadista. Siamo noi a creare dei mostri e poi facciamo nuove guerre per distruggerli.
Papa Francesco ci ha detto recentemente: «La guerra è proprio la scelta per le ricchezze. Facciamo armi: così l’economia si bilancia un po’ e andiamo avanti con il nostro interesse. Il Signore ha detto: maledetti coloro che operano per la guerra, che fanno le guerre, sono maledetti, sono delinquenti!».
Basandoci su questa lettura sapienziale, dobbiamo dire “no” a questa nuova guerra contro la Libia. Quello che ai poteri forti interessa non è la tragica situazione del popolo libico, ma il petrolio di quel paese. Dobbiamo tutti mobilitarci!
In questo momento così grave è triste vedere il movimento per la pace frantumato in mille rivoli. Oseremo metterci tutti insieme per esprimere con un’unica voce il nostro “no alla guerra contro la Libia”, un “no” a tutte le guerre che insanguinano il nostro mondo.
Saremo in grado di organizzare un incontro a Roma di tutte le realtà di base per costruire un coordinamento o un Forum nazionale contro le guerre? È possibile pensare a una manifestazione nazionale contro tutte le guerre, contro la produzione bellica italiana, contro la vendita di armi all’Arabia Saudita e al Qatar, in barba alla legge 185? È possibile pensare a una Perugia-Assisi 2016, retaggio storico di Aldo Capitini, sostenuta e voluta da tutto il movimento per la pace?
Smettiamola di “farci la guerra” l’un con l’altro e impariamo a lavorare in rete contro questo Sistema di morte. Ancora ci guida Francesco: «La guerra è un affare. I terroristi fabbricano armi? Chi dà loro le armi? C’è tutta una rete di interessi, dove dietro ci sono i soldi o il potere. Io penso che le guerre sono un peccato, distruggono l’umanità, sono la causa di sfruttamento, traffici di persone. Si devono fermare».

nigrizia.it
Venerdì 29 Gennaio 2016

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Dare un senso alla vita   7 comments

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Edgar Lee Masters

For love was offered me and I shrank from its disillusionment;
sorrow knocked at my door, but I was afraid;
ambition called to me, but I dreaded the chances.

Yet all the while I hungered for meaning in my life.

And now I know that we must lift the sail
and catch the winds of destiny
wherever they drive the boat.

To put meaning in one’s life may end in madness,
but life without meaning is the torture
of restlessness and vague desire,
it is a boat longing for the sea and yet afraid.

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L’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, ma io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.

Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.

E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino
dovunque spingano la tua barca.

Dare un senso alla vita può condurre alla follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio,
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

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Pubblicato 30 gennaio 2016 da mariannecraven in Poesia

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Continua l’invio delle bombe italiane in Yemen …   2 comments

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È morto Hashim, il ragazzo con la telecamera, eroe sconosciuto

Il suo video inchioda i sauditi documentando un gravissimo crimine di guerra. Nel frattempo l’Italia continua a rifornire di bombe prodotte nel nostro Paese l’Arabia Saudita.

Yemen, governatorato di Sadaa. È il 22 gennaio 2016. Un giorno che forse sarà ricordato come una data tragica e storica. È il giorno della morte di un piccolo e sconosciuto eroe, Hashim al-Homran, 17 anni.

Hasim sta documentando con la sua videocamera gli effetti di un bombardamento, l’ennesimo in un anno di guerra, dell’aviazione dell’Arabia Saudita sulla popolazione civile dello Yemen. Siamo a Dhayan, 20 km dalla città di Sadaa.

Arrivano i soccorsi, la gente corre ad aiutare i feriti. Si scava per liberare i corpi dalle macerie.
Ma i sauditi non ci stanno e mettono in atto un “Dual Tap”. Una pratica orrenda che consiste nel bombardare, attendere che arrivino i soccorsi, e ribombardare la stessa area per colpire i soccorritori. Un crimine di guerra, un crimine contro l’umanità, che nessuna missione militare può giustificare.

Hashim lo sa. Un anno di guerra gli ha insegnato come vanno queste cose. Intorno a lui c’è un inferno ma Hashim non scappa, non cerca di mettersi al sicuro. Non cerca un cannone per sparare a sua volta. Continua a usare la sua piccola telecamera e filma tutto quel che avviene. Viene ferito gravemente, ma non molla e continua a documentare l’incredibile: un terzo attacco.

Il ragazzo yemenita filma tutto, anche il bombardamento dell’ambulanza di Medici Senza Frontiere dell’ospedale Al Gomhoury che, dopo il secondo bombardamento, è riuscita a raggiungere la zona. L’autista dell’ambulanza muore.
Anche Hashim muore, il giorno dopo, a causa delle terribili ferite riportate. Nessun media internazionale ha mandato in onda il suo video, terribile, che però in parte è stato caricato su internet ed è visibile su youtube a questo indirizzo:https://www.youtube.com/watch?=1gYaArAnkvQ.

A 17 anni questo ragazzo è morto senza sapere di aver forse scritto una pagina di storia: le sue riprese sono un documento importantissimo. Sono la prova, assieme alle testimonianze dei sopravvissuti, che inchiodano alle loro responsabilità gli autori di un gravissimo crimine di guerra. Il “Dual Tap”.

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Hashim al-Homran, in azione con la sua telecamera
 e mentre viene trasportato all’ospedale per le gravi ferite riportate.
E’ morto il 22 gennaio

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Il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali Christof Heyns nel 2012 ha qualificato gli «attacchi secondari sui soccorritori che stanno aiutando i feriti dopo un attacco iniziale, un crimine di guerra». L’ennesimo commesso dai sauditi e dai loro alleati nello Yemen.
Crimini più volte denunciati e documentati dall’Onu, da Amnesty International, da Human Rights Watch: crimini su cui mai è decollata una inchiesta internazionale indipendente a causa delle pressioni esercitate sulla diplomazia internazionale dal potentissimo Regno dei Saud.

Il governo italiano, anche sulla base di questo ennesimo atto di ferocia dovrebbe imporre l’interruzione dei regolari rifornimenti di bombe per l’aeronautica militare saudita prodotte nel nostro Paese dalla Rwm di Domusnovas.

L’ultimo carico è partito da Cagliari non più tardi dello scorso 16 gennaio, diretto alla base aerea di Taif, da cui il 22 gennaio sono decollati gli aerei che a Dhayan hanno ucciso Hashim e colpito i soccorritori, assieme a decine di altri civili inermi.

Luigi Grimaldi
famigliacristiana.it
25 Gennaio 2016

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Controtendenza …   5 comments

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Buona Giornata, Buona Serata

Antichi saluti che vanno scomparendo sono buon giorno e buona sera. Difficilissimo sentirseli augurare, soppiantati dai più completi e soddisfacenti buona giornata e buona serata. Il processo sembra andare in controtendenza rispetto all’uso di abbreviare la lingua parlata. Giornata e serata assumono una solennità, un’ importanza maggiore dei disadorni giorno e sera; sembrano espressioni più adatte per un augurio che non si riferisce a delle semplici porzioni di tempo, ma anche alle annesse azioni, occupazioni divertenti oppure lavoro coinvolgente, e forse persino un po’ di avventura. Se poi il tempo è quello delle vacanze, anche animatori e animatrici compresi nel prezzo…

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