Quando condivido un discorso, non mi interessa da dove viene e chi lo fa … ne recepisco solo il contenuto …   10 comments

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I soliti noti e la xenofobia delle bufale

L’invasione, le malattie, il terrorismo, l’Italia senza soldi, la Chiesa che ci guadagna… Tutte le sciocchezze che ci raccontano quelli che hanno contribuito a creare il problema immigrazione.

di Fulvio Scaglione

Per quanto la cosa dispiaccia ai soliti noti, la Chiesa italiana tiene alta l’attenzione sul tema dell’immigrazione e delle responsabilità di chi sarebbe chiamato a produrre soluzioni e non retorica. Ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha dato uno scossone anche alle Nazioni Unite: “Mi chiedo”, ha detto il cardinale, “se questi organismi internazionali come l’Onu, in particolare, che raccoglie il potere politico ma anche finanziario, hanno mai affrontato in modo serio e deciso questa tragedia umana”.

Purtroppo i soliti noti godono di un innegabile vantaggio: la loro merce è assai più facile da smerciare. E’ merce che fa male alla salute (degli individui e del Paese) ma “va” di più. Proprio come le patate fritte: fanno malissimo ma sono uno dei cibi più consumati. D’altra parte sono esperti nel vendere bufale. Sono gli stessi, per fare un esempio, che per un po’ vendettero la paura del crimine e convinsero un po’ di gente che senza le pattuglie dei militari nelle città non si poteva campare. Anzi, ci volevano pure le ronde padane per sopravvivere. Era una bufala, i reati sono in costante calo (meno 7,7% nel 2014; meno 9,3 nell’ultimo anno, con le rapine a meno 12% e i furti a 5,6%) ma le grida di allora sono indimenticabili.

Adesso si replica, con l’immigrazione. Raccontando, tra le tante bufale, anche quella che l’arrivo degli immigrati farebbe crescere i reati, che invece, come sappiamo bene, sono in calo. Mentre non si è vista traccia di ebola tra i migranti, che avrebbero dovuto portarci ogni sorta di malattia, per non parlare delle orde di terroristi dell’Isis che avrebbero dovuto nascondersi sui barconi, travestiti appunto da migranti.

Ma l’ordinaria xenofobia, come le patatine fritte nell’olio marcio, vende bene. Basta avere il coraggio di spacciar l’interesse di partito per interesse nazionale, e sfruttare senza pietà le paure della gente. Anche i film horror, tra l’altro, vendono bene.

Non è difficile andare in Tv e parlare di “invasione”. Nonostante questo, però,  non è vero che ci sia un’invasione in corso: dal 1 gennaio al 15 agosto dell’anno scorso, sbarcarono sulle nostre coste 104.255 persone; quest’anno, nello stesso periodo, ne sono sbarcate 103.226. Sappiamo anche che la maggior parte di loro lascerà il nostro Paese. E’ un’emergenza, è chiaro, ma è stabile. E con quei numeri un Paese di 60 milioni di abitanti può parlare di “invasione”?

E per quanto l’emergenza sia seria, per quanto si drammatizzi spesso ad arte, non c’è “invasione” nemmeno nel resto d’Europa: l’anno scorso nella Ue sono entrate 650 mila persone e ne sono state espulse 400 mila. Saldo attivo di 250 mila persone per una comunità di 500 milioni di persone. Chi può seriamente parlare di invasione?

Altra panzana che però funziona, e i soliti noti lo sanno bene: l’Italia non ha le risorse per occuparsi dei migranti, anzi: se si occupa dei migranti è costretta a trascurare i nostri giovani, i pensionati, i disoccupati. E’ tanto, tanto curioso che questo argomento faccia presa in un Paese in cui l’evasione fiscale è un fenomeno di massa e  brucia ogni anno 150 miliardi, e la corruzione generalizzata un altro bel po’ di soldi.

Anche perché per i migranti si spende ma al confronto briciole: secondo i calcoli della Fondazione Ismu, specializzata in questo genere di studi, l’intera operazione Mare Nostrum, che salvò la vita a 80 mila persone, costò a ogni italiano l’equivalente di 1 euro e 90 centesimi. Mentre assistere 60 mila migranti nella rete di accoglienza messa in piedi dal Governo ( i famosi 35 euro al giorno ecc. ecc.) costa a ogni italiano, in un anno, l’equivalente di 11 caffé. Ma forse, secondo i soliti noti, è proprio con questi caffé che campano i nostri disoccupati e pensionati.

D’altra parte, non parlate di evasione fiscale ai piazzisti: loro, quando stavano al Governo, l’evasione la “scudavano” e la perdonavano volentieri. Una mano di bianco e non c’era più.

Sempre per la serie: panzane da piazzista. Non è vero che sono profughi, sono migranti economici, gente che viene qui per rubarci il pane. Ma i dati che cosa dicono? Proprio il contrario: tra gli sbarcati nel 2015 la prima nazionalità è quella dell’Eritrea (Paese-lager, retto da una dittatura spietata, dove i diritti civili sono di fatto aboliti: 25.657 persone), seguita da Nigeria (Boko Haram, la milizia islamica che massacra la gente e i cristiani in particolare, mai sentito nominare? 11.899 persone), Somalia (decenni di guerra e anarchia violenta, terrorismo islamico degli shabaab; 7.538 persone), Sudan (decenni di guerra e distruzioni, 5.658 persone) e Siria (guerra e Isis; 5.495 persone). Altro che migranti economici.

Moltissime di queste persone arrivano da noi passando per la Libia, che da tempo ha cessato di esistere in quanto Stato unitario. E’ precipitata nel caos da quando, nel 2011, gli Usa di Obama, la Francia di Sarkozy e la Gran Bretagna di Cameron decisero che bisognava far la guerra a Gheddafi e buttar giù il suo regime. Anche l’Italia, che poco prima si era acconciata a soddisfare tutti i capricci del Colonnello, si accodò alla spedizione e concesse le proprie basi per i bombardamenti. E chi c’era al Governo, allora? Sorpresa: i soliti noti di oggi, quelli che vanno a caccia di voti speculando sulla paura dei migranti. Provocano un’emergenza e poi la sfruttano, bravi davvero.

E poi, certo, spiegano a che li vuol sentire che chi la pensa diversamente, prima fra tutte le Chiesa, o non capisce o ci guadagna. Proprio loro, che vivono di soldi pubblici e che nel pubblico impiego hanno trovato modo di sistemare amici a parenti. La sola Caritas accoglie nelle sue strutture circa 20 mila persone, il 10% di tutti gli arrivi, sgravando lo Stato di un bel peso, e avrebbe diritto a un monumento in ogni piazza, altro che farsi criticare. La rete delle parrocchie ha creato circa 1.500 diversi servizi per l’assistenza agli immigrati, senza chiedere un soldo allo Stato. Le circa 500 mense per i poveri allestite da organizzazioni che si richiamano alla Chiesa cattolica distribuiscono ogni giorno circa 10 milioni di pasti. I soliti noti strillino pure. Da queste parti abbiamo cose più serie da fare.

Fonte: famigliacristiana.it/
Martedì, 18 Agosto 2015

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10 risposte a “Quando condivido un discorso, non mi interessa da dove viene e chi lo fa … ne recepisco solo il contenuto …

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  1. Del resto è più facile guardare il dito che la luna…

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  2. Stimolare la paura riscuote sempre molto successo…

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  3. Credo ti possa interessare questo articolo sulla questione femminile, se vuoi 🙂 .. https://liberodifareilfuturo.wordpress.com/2015/09/01/lattualita-della-questione-femminile/

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