Archivio per 23 luglio 2015

Manarola e …   11 comments

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… Il vino

Il mio amico Gian, del blog vecchiomare, mi ha fatto notare che parlando di Manarola ho dimenticato una importante caratteristica: il vino. E’ vero, gravissima dimenticanza, considerato gli eccellenti vini prodotti nelle Cinque Terre.

Infatti, quello che ha certamente reso famosa questa terra è senz’altro il suo splendido paesaggio, ma certamente anche il suo frutto, il vino delle Cinque Terre: il famoso “Sciacchetrà” e il bianco secco DOC. Il vino delle Cinque Terre è perfino citato per la sua bontà da Petrarca, Boccaccio e D’Annunzio nelle loro opere.

Cinque Terre e’ il nome di un tratto della Riviera Ligure di Ponente che riunisce i comuni di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. E’ una terra in cui vengono coltivati vitigni tipici e caratteristici quali l’Albarola, il Bosco e il Vermentino. I primi due hanno origini ignote mentre il Vermentino, introdotto in queste terre solo recentemente, prima era chiamato Piccabon, e non aveva alcuna relazione con il vino prodotto nelle Cinque Terre.

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Le prime notizie certe della presenza di attività viticole nella zona delle Cinque Terre risalgono ai secoli VI -V a.C., quando i Greci, abili navigatori e commercianti, approdano sui lidi della Riviera Ligure, portandosi prima il vino e dopo, dato il minor costo, producendolo in loco.
E’ molto probabile che in seguito i vini della zona avessero trovato una via commerciale del vino nel golfo della Spezia, presso il gran porto di Luni, popolosa e commerciante città dell’Etruria.
Plinio proclama i vini di Luna come i migliori d’Etruria (Etruriae palmam Luna habet).
Alla fine del XI secolo, con la formazione dei Comuni, una rete di rapporti commerciali e culturali favorisce lo sviluppo dell’agricoltura nella zona delle Cinque Terre.
Nel Medioevo si verifica in tutta la Riviera Ligure di Levante una notevole espansione demografica, che determina una ulteriore espansione delle aree coltivabili. Le coltivazioni principali dell’epoca, la vite e l’olivo, probabilmente insieme ad altre colture orticole, sfruttano ogni spazio conquistato nell’acclività del versante, con appezzamenti sostenuti da muretti a secco (fasce terrazzate o terrazze).
Nel XVIII e nel XIX secolo la zona delle Cinque Terre si specializza nella produzione di vino. La massima espansione dei terrazzamenti coltivati avviene nel corso dell’800, con l’espansione demografica.
Molti testi descrivono i vigneti e gli uliveti terrazzati, notando “l’industria dei coltivatori liguri, superiore a quanto si conosca al mondo in questo genere”.

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La produzione del vino è stata la principale, se non unica fonte di sostentamento per la popolazione per secoli, i contadini per poter coltivare le scoscese colline hanno mirabilmente costruito i terrazzamenti con muretti a secco, dalle cime delle colline fino a pochi metri dal mare. P. Riccobaldi nel suo libro “Straniero Indesiderabile” riporta una testimonianza della vita contadina dei primi del 1900.

“Quelli erano tempi veramente duri. La miseria era spaventosa, a Manarola l’unica risorsa era il vino prodotto da terra avara che richiedeva durissimo lavoro e sovrumani sacrifici. Emigrare, cercare lavoro fuori era considerato come una dichiarazione di resa. Perciò quasi tutti rimanevano aggrappati ai oro vigneti, orgogliosi di essere proprietari, di lavorare in proprio.”

Viene tratteggiata una terra che non è affatto avara di frutti se lavorata con assiduità, grande dispendio di energie e razionalità. E’ piuttosto una terra che non da certezze, per certi versi infida, dove anche un muretto a secco, smottando improvvisamente, o un sentiero percorso con poca attenzione, racchiudevano insidie pericolose. Nel 1920 le Cinque Terre furono colpite dalla più grave calamità della loro storia millenaria. In quell’anno la viticoltura fu colpita dalla fillossera, un parassita delle piante, che distrusse irrimediabilmente tutti i tipi di vigna coltivati. All’inizio degli anni ’30 le vigne erano decimate e vasti spazi incolti. Dopo quella distruzione gli abitanti ricostruirono i vigneti con l’impianto delle barbatelle di vite americana poi innestate coi i vitigni locali tradizionali.

La nascita nel 1973 della Cantina sociale nonché Cooperativa Agricola, e la messa in opera di numerose monorotaie con carrelli per il trasporto di materiali e persone, anche su pendenze molto accentuate, hanno ridato impulso, insieme ad altri interventi, all’attività tradizionale per eccellenza delle Cinque Terre: l’agricoltura.
Nel 1999 è stato istituito il Parco nazionale delle Cinque Terre il cui territorio si estende dalla zona di Tramonti di Biassa e di Campiglia, nel comune di La Spezia al comune di Levanto. Il Parco ha la particolarità di essere l’unico in Italia finalizzato alla tutela di un ambiente antropizzato, uno degli scopi è infatti la tutela dei terrazzamenti e dei muri a secco che li sorreggono.
La letteratura sul vino delle Cinque Terre e’ vasta, ma non c’è verso o citazione che possa esprimere l’emozione profonda che dona la vista dei suoi vigneti inerpicati ai limiti del praticabile per coste scoscese che, in pochi metri, si trasformano da scogliera in montagna, evocando il concetto di collina solo per assenza recidiva.

La base ampelografica dei vigneti è caratteristica e riguarda vitigni presenti solo nel territorio delimitato come il Bosco, il Vermentino e l’Albarola che ne evidenziano originalità e legame con la tradizione. Le forme di allevamento sono tradizionali e nel tempo non si sono mai discostate da quelle tradizionalmente utilizzate in passato.
Recentemente le tecniche enologiche, a vent’anni dal riconoscimento DOC nazionale, hanno portato gli operatori a selezionare maggiormente le caratteristiche peculiari che il fattore ambiente esalta e a migliorare in cantina un prodotto che, già dalla vigna e dalle caratteristiche delle uve, ha le note del territorio.

Il vino più pregiato è lo “Sciacchetrà”, (da sciaccà, schiacciare e trà, trarre, tirar fuori) che è un bianco secco, non liquoroso, eccellente e rarissimo che si ottiene dai grappoli migliori. Con il suo colore ambrato e il profumo di frutta fresca e miele, si accompagna degnamente con dolci secchi e formaggi stagionati. Un vino preparato con la migliore uva che si lascia poi passire naturalmente. I grappoli vengono poi sgranati a mano chicco a chicco selezionando gli acini migliori per preparare un vino profumato che va degustato dopo un invecchiamento di almeno un anno. E’ un vino speciale che si produce in modeste quantità nelle cantine dei paesi.

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I vini a denominazioni di origine controllata “Cinque Terre” devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Vitigni principali: Bosco per almeno il 40%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini anche le uve provenienti dai vitigni Albarola e Vermentino presenti nei vigneti, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 40%.
Vitigni complementari: quelli idonei per la provincia di La Spezia fino ad un massimo del 20% ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, riportati nel disciplinare.
Il vino a denominazione di origine controllata “Cinque Terre” può essere designato con una delle seguenti sottozone: “Costa de Sera”, “Costa da Posa”, “Costa de Campu”, se esclusivamente ottenuti da uve prodotte da vigneti situati nelle rispettive zone delimitate nel disciplinare.

Le denominazioni di origine controllata “Cinque Terre” anche con l’eventuale specificazione delle seguenti sottozone: “Costa de Sera”, “Costa de Campu”, “Costa da Posa” e “Cinque Terre Sciacchetrà” anche nelle tipologie “Passito” e “Riserva” è riservata ai vini bianchi ed ai vini bianchi passiti, che rispondono alle condizioni e ai requisiti prescritti dal disciplinare di produzione.

La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini a denominazione d’origine controllata “Cinque Terre” e “Cinque Terre Sciacchetrà” ricade nella provincia di La Spezia e comprende i terreni vocati alla qualità degli interi comuni di Riomaggiore, Vernazza e Monterosso nonché parte del territorio del comune di La Spezia.

La sottozona “Costa de Sera” è delimitata dalla strada litoranea La Spezia – Manarola in corrispondenza dell’ingresso della galleria di Lemmen e scende fino al mare, costeggiando il quale, in direzione ovest, si raggiunge la foce del Fosso di Val di Serra che si segue risalendo fino a ritornare alla quota della strada litoranea e da qui in direzione est si ricongiunge con il punto di origine. Risulta compresa nel Comune di Riomaggiore.

La sottozona “Costa de Campu” si sviluppa lungo la strada provinciale La Spezia – Manarola nel punto in cui si supera il Canale del Groppo salendo fino ad incontrare la strada comunale di Fiesse fino alla strada comunale di Campo. Da qui fino alla strada comunale della Callora – Donega, scendendo, fino ad incrociare la strada comunale del Luogo seguendo la quale, in direzione est, si raggiunge, in prossimità della Chiesa, il Canale di Groppo e da qui, risalendo, fino al punto di origine. Risulta compresa nel Comune di Riomaggiore.

La sottozona di produzione “Costa da Posa” si sviluppa dalla strada provinciale Groppo – Volastra – Corniglia in corrispondenza del Rio della Valle Asciutta si scende, seguendo questo, fino al mare costeggiando il quale, in direzione ovest, si raggiunge la foce del Rio Molinello. Risale il Rio fino ad incrociare la strada comunale Vecchia Corniglia – Volastra che si segue, salendo, fino all’intersezione della linea di separazione del Comune di Riomaggiore. Da qui si segue fino a ritornare sulla strada provinciale Groppo – Volastra – Corniglia e da qui, verso est, si ritorna al punto di origine. Risulta compresa nel Comune di Riomaggiore.

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I vini a denominazione di origine controllata “Cinque Terre” devono rispondere, all’atto dell’immissione al consumo, alle seguenti caratteristiche:

“CINQUE TERRE”
gradazione alcolica minima complessiva: 11,00% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.
colore: giallo paglierino più o meno intenso, vivo;
profumo: intenso, netto, fine, persistente;
sapore: secco, gradevole, sapido, caratteristico.

“CINQUE TERRE COSTA DE SERA”:
gradazione alcolica minima complessiva: 11,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.
colore: giallo paglierino più o meno intenso, vivo;
profumo: intenso, netto, fine e persistente, composito;
sapore: secco, sapido, intenso, gradevole.

“CINQUE TERRE COSTA DE CAMPU”
gradazione alcolica minima complessiva: 11,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.
colore: giallo paglierino più o meno intenso, vivo;
profumo: intenso, netto, fine e persistente, composito;
sapore: secco, sapido, intenso, gradevole.

“CINQUE TERRE COSTA DA POSA”:
gradazione alcolica minima complessiva: 11,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.
colore: giallo paglierino più o meno intenso, vivo;
profumo: intenso, netto, fine e persistente, composito;
sapore: secco, sapido, intenso, gradevole.

“CINQUE TERRE SCIACCHETRÀ:
gradazione alcolica minima complessiva: 17,00% vol di cui almeno 13,50% vol svolti;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
acidità volatile massima: 30 meq/l;
estratto secco netto minimo: 23,0 g/l.
colore: giallo dorato con riflessi ambrati, di bella vivacità;
profumo: intenso di vino passito, caratteristico profumo di miele, piacevole;
sapore: da dolce ad abboccato, armonico, di buona struttura e di buon corpo, piacevole e lungo in bocca con retrogusto mandorlato.

“CINQUE TERRE SCIACCHETRÀ” – RISERVA:
gradazione alcolica minima complessiva: 17,00% vol di cui almeno 13,50% vol svolti;
acidità totale minima: 5,0 g/l.;
acidità volatile massima: 30 meq/l;
estratto secco netto minimo: 23,0 g/l.
colore: da dorato fino ad ambrato;
profumo: intenso di vino passito, piacevole, caratteristico;
sapore: da dolce ad abboccato, armonico, di buona struttura e di buon corpo, piacevole e lungo in bocca con retrogusto mandorlato, gradevole.

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A Manarola il 10 agosto si celebra la festa di San Lorenzo, con la processione e la benedizione del mare di giorno e i fuochi d’artificio di notte. In questa occasione si serve la tradizionale torta di riso salata: riso bollito accomodato in sfoglia con uova, olio, sale, pepe, il tutto al forno. Nei ristoranti di Manarola, la cucina è ottima specialmente per i piatti a base di pesto fatto ancora nel mortaio e non nel frullatore. Squisiti anche i piatti di selvaggina, il cui sapore è esaltato dalle erbe naturali del luogo, combinate secondo antiche e preziose ricette.

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Il famoso Sciacchetrà, con il suo colore ambrato e il profumo di frutta fresca e miele, si accompagna degnamente con dolci secchi e formaggi stagionati. La Cooperativa agricola Cinque Terre, in località Groppo, vanta collezioni di Sciacchetrà, di vini Cinque Terre Doc e vende i prodotti tipici del Parco.

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MOHAMMED: UN EXTRACOMUNITARIO MORTO AL POSTO DI UN ITALIANO   2 comments

Mohamed era un uomo! Tutti i Mohamed sono uomini, nessuno deve essere schiavo, ma abbiamo uno schiavismo legalizzato, dove lavoro e uomini sono solo merce di scambio. Disgusto e rabbia sono ciò che provo.

Se davvero fosse così …   Leave a comment

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Filastrocca del benvenuto a chi viene da lontano

di Bruno Tognolini

Amico sconosciuto
sappi che qui fra noi sei il benvenuto
Tu vieni da lontano
ecco la nostra mano
Hai viaggiato e sei stanco
c’e’ posto al nostro fianco
Questa e’ una terra amica
e noi ti aspettavamo, e siamo pronti
Abbiamo pane per la tua fatica
abbiamo orecchie per i tuoi racconti

Rime di riso e pianto
Le Filastrocche della Melevisione
Carlo Gallucci Editore, Novembre 2011

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