“È la fine non della storia, ma di una storia, proprio come se fosse una storia d’amore …”   6 comments

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Bisogna buttarsi (nell’impresa) a sinistra

Non voto più. Gli elettori e le elettrici di sinistra preferiscono non votare, e se votano, allora scelgono M5S. Almeno sembra utile. È la fine non della storia, ma di una storia. Una storia d’amore.

Chi vota a sini­stra pre­fe­ri­sce di no. È il mes­sag­gio più chiaro che viene dalle urne, dopo la defi­ni­tiva e amara chiu­sura di una tor­nata elet­to­rale che ancora una volta cam­bia le carte in tavola della scena poli­tica italiana.

Un mes­sag­gio che va oltre il tra­collo del Pd, tra­va­lica la bal­danza della destra con la fac­cia feroce di Sal­vini e della Lega, il con­so­li­da­mento nei ter­ri­tori dei M5S, pro­iet­tati su una dimen­sione di governo. Pre­fe­ri­scono di no, gli elet­tori e le elet­trici di sini­stra. Pre­fe­ri­scono non votare, e se votano, allora scel­gono M5S. Almeno sem­bra utile.

È la fine non della sto­ria, ma di una sto­ria, pro­prio come se fosse una sto­ria d’amore. E come nella fine degli amori quello che si perde sono le parole, i luo­ghi, i riti. Quello che aveva un senso unico e spe­ciale, e bril­lava di una chia­rezza lumi­nosa di imme­diata com­pren­sione, d’improvviso si spe­gne, ritorna parola e luogo ano­nimo, indi­stin­gui­bile tra gli altri. Si scio­glie il legame strin­gente, sem­bra che nulla rie­sca più ad accen­dere la pas­sione. Riman­gono ricordi, memo­rie, a volte brevi fiammate.

Il lin­guag­gio amo­roso resti­tui­sce e chia­ri­sce più di altri, a me sem­bra, quanto avviene. E ben di più dell’uso indi­scri­mi­nato della cate­go­ria dell’antipolitica rende ragione della fine dell’avventura. Non siamo negli anni Novanta, e nep­pure nel primo decen­nio del Due­mila. Non è solo né prin­ci­pal­mente il ran­core, che tanto si è ana­liz­zato in pas­sato, il motore della nuova asten­sione e dei nuovi flussi di voto. Gli elet­tori e le elet­trici che hanno pre­fe­rito di no, in que­sta tor­nata elet­to­rale, quelli con radi­cate scelte di sini­stra, come già si era visto in Emi­lia Roma­gna lo hanno fatto per scelta poli­tica. Quasi un atto estremo, dispe­rato, forse, ma l’unico pos­si­bile. Per dire che non ci cre­dono più. Non cre­dono più all’insieme di sigle che a ogni com­pe­ti­zione elet­to­rale si pre­sen­tano a garan­tire con i loro richiami al pas­sato comune la con­ti­nuità di una sto­ria. Per­ché in realtà non garan­ti­scono nulla. Da tempo. Per­ché quella sto­ria non c’è più.

È un punto di non ritorno, in cui è essen­ziale la com­pren­sione di quanto avviene, nel gioco delle forze come nel dispie­garsi dei sen­ti­menti. Per que­sto non è il momento di rin­vii o indugi. Biso­gna but­tarsi nell’impresa, dove si è, come si è.

Non ci sono truc­chi, for­mule magi­che, auto­rità esterne che pos­sano garan­tire alcun­ché. È l’atto di corag­gio che il pre­sente richiede. Quale impresa? Entrare con molta atten­zione nello spa­zio vuoto che gli elet­tori hanno creato. Con l’atto netto, auto­re­vole e umile di aprire ora, adesso un pro­cesso costi­tuente, in un’assemblea entro luglio. Indetta da parte di chi c’è, ora, adesso: forze poli­ti­che, gruppi, asso­cia­zioni, chi si muove nell’area aperta alla sini­stra del Pd. Con la con­sa­pe­vo­lezza che il gesto – neces­sa­rio – non è per nulla suf­fi­ciente. Per que­sto, tra le virtù richie­ste, l’umiltà è indi­spen­sa­bile. L’impresa più dif­fi­cile è essere cre­di­bili e con­vin­centi, mostrare nelle pra­ti­che che non ci si muove in una logica pat­ti­zia, che non si tratta di mano­vre in vista di nuovi car­telli elet­to­rali, per esem­pio per le ele­zioni della pros­sima pri­ma­vera in comuni impor­tanti come Milano e Napoli. Insomma, occorre un passo indie­tro. Biso­gna agire il para­dosso attuale, oggi assu­mersi respon­sa­bi­lità poli­tica signi­fica fare spa­zio, allar­gare, aprire. Non solo per­ché gli elet­tori non per­do­nano, quindi una scelta adot­tata per neces­sità tat­tica. Ma per con­vin­zione intima, auten­tica. È la parte più difficile.

Per­ché non solo vanno tro­vate parole che scal­dino il cuore e la mente, che dicano di mondi da cam­biare, di giu­sti­zia da riven­di­care, di lotte da soste­nere. Ser­vono volti che quelle parole, quei mondi, quelle lotte le ren­dano rico­no­sci­bili. Come in un romanzo, o in un film, o in una serie tv, sono i per­so­naggi che danno gambe alla sto­ria che si rac­conta. Che la ren­dono vera e potente, viva nella mente di chi par­te­cipa. E visto che non scri­viamo un romanzo, ma par­liamo di vite, di dolori, di rab­bia reale, sono le lotte in corso, i pro­ta­go­ni­sti e le pro­ta­go­ni­ste sociali a inter­pre­tare que­sta storia.

Tutto il movi­mento intorno alla scuola, com­preso il som­mo­vi­mento intorno alla pre­tesa «ideo­lo­gia di genere», le lotte per la casa, la nuova atten­zione ai beni comuni, il lavoro sem­pre più sva­lo­riz­zato. Che qui, in Ita­lia, si fac­cia fatica a fare spa­zio alle donne, che pure esi­stono, attive e auto­re­voli, fa parte del pro­blema. Che sia così arduo creare una mobi­li­ta­zione con­vinta intorno alla tra­ge­dia della migra­zione dice fino a che punto sono logori i legami, i vin­coli, per­fino le scelte ideali. È tempo di un nuovo amore.

Non ho usato volu­ta­mente ter­mini come coa­li­zione sociale e coa­li­zione poli­tica, non ho par­lato d’altro. Ciò che importa è lo spa­zio che si apre, in que­ste azioni che non pos­sono che intrec­ciarsi. Da cui pos­sono pas­sare sog­getti, movi­menti, per­sone che da troppo tempo vivono altrove e altri­menti. Fino a quando si potrà dire: pre­fe­ri­sco di sì.

Bia Sarasini – Il Manifesto
Domenica 21 Giugno 2015
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6 risposte a ““È la fine non della storia, ma di una storia, proprio come se fosse una storia d’amore …”

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  1. “Con l’atto netto, auto­re­vole e umile di aprire ora un pro­cesso costi­tuente”….stai sognando (e spero di sbagliarmi alla grande) perché oggi, ovunque, anche a sinistra il termine “umiltà” è scomparso dal vocabolario. E tutti si sentono “autorevoli”…è la fine di una storia, su questo concordo….

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    • Forse sto sognando, ma so che esiste una sinistra non istituzionale, sotterranea, che l’umiltà non l’ha dimenticata, una sinistra dei valori, fatta di gente comune, di gente semplice che crede ancora nell’onestà e nella legalità. Penso che sia a queste persone che ci si debba rivolgere, che sia a loro che l’articolo sia diretto. Penso che sia da qui che si deve costruire, altrimenti non è finita solo una storia, non ci saranno altre storie, è finito l’amore… ma non è finito … 🙂

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      • che esista MOLTA gente che conosce l’umiltà e che possiede valori ormai in via di estinzione non ne dubito….mi riferivo al fatto che ogni movimento, che nasca o si trasformi, ha bisogno di un leader intorno al qualle la gente si raccolga…e oggi di leaders dotati dell’umiltà necessaria per coagulare intorno a se quella gente che tu dici io non ne vedo…magari mi sbagliassi ! ne sarei felicissimo…anch’io sogno (o meglio..sognavo)

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        • Io credo che adesso come adesso la cosa di cui c’è meno bisogno è di un leader, altrimenti uscirebbe la brutta copia di qualsiasi partito o partitino esistito fino ad ora. C’è bisogno che ognuno agisca nel proprio ambito sociale con rinnovata passione e credendo che si può cambiare. Astenersi non serve a nulla, se non a fare il gioco di chi grida più forte. C’è chi è già leader e nemmeno se ne accorge, perché non ha scelto di esserlo, ma di svolgere un’attività umanitaria, per esempio, o di associazionismo, vado in alto?, Gino Strada è un leader a cui non importa di esserlo, sono persone come lui che cambieranno il mondo, non i politici di professione. Sto sognando?, forse, ma preferisco sognare e impegnarmi nel mio piccolo quotidiano che astenermi. Altrimenti che mi lamento a fare?, lamentarsi è facile per tutti, è agire che costa di più, Però se invece che spendere parole a vuoto, ognuno di noi facesse ogni giorno anche una piccola cosa, si creerebbe un movimento enorme di piccole cose. Impariamo tutti quanti ad urlare di meno e ad agire di più, altrimenti è logica una domanda da fare a chi si limita a protestare: ma tu che fai?

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          • gino strada-lo adoro-è un leader della solidarietà senza mezzi termini…ma la storia insegna che il “popolo” (del quale faccio orgogliosamente parte) si aggrega solo intorno a un capo riconosciuto…in quanto al “tu che fai”, ognuno di noi può fare tantissimo (e permettimi di vantarmi di aver fatto qualcosa per l’ambiente che non pubblicizzo per ovvi motivi), ma purtroppo da soli si vince qualche battaglia, ma si perde la guerra…ero un inguaribile ottimista fino a un decennio fa, poi mi son reso conto che non è così semplice, almeno nel ns paese…ma non voglio toglierti i sogni, sia chiaro..dico solo che far diventare un sogno comune una realtà vera è una faccenda complessa…ciao e grazie di esserci

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            • Vabbè, dai, siamo inguaribili sognatori, però facciamo qualcosa … considerando che io non sono molto razionale … che dici?, grazie a me?, come disse Ulisse “io sono nessuno”, umilissima serva sua signore! Posso permettermi di abbracciarla? ^^’

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