Archivio per 9 giugno 2015

Mi piacciono le filastrocche e adoro i bambini …   3 comments

*****

*****

… così è con loro che chiudo la serata e vi saluto …

*****

Filastrocca della buonanotte

Fabrizio Calì

*****

Viene la sera e viene la notte
tutte le cose lascia interrotte
senti il silenzio nella mia voce
e senti che il sonno viene veloce
dolce si posa sopra i tuoi occhi
come la neve dei morbidi fiocchi
ovunque sarai ci sarò io
sogna i tuoi sogni piccolo mio.

*****

*****

Pubblicato 9 giugno 2015 da mariannecraven in Filastrocche

Taggato con , , ,

La professoressa si ammala di cancro, i suoi studenti rinunciano alla gita per pagarle le cure   3 comments

*****

*****

Si leggono così poche buone notizie, che quando ne incontro una resto quasi sorpresa, come se nel mondo ormai di cose buone non ne succedessero più. Siamo così abituati al fatto che solo le cose negative fanno scalpore, abituati ad un giornalismo che mira solo a fare scandalo perché fa audience e fa vendere di più, tanto per non smentire il fatto che il denaro è quello che fa girare il mondo, che non riusciamo più a cogliere il buono che c’è nelle cose quotidiane, nelle piccole cose di ogni giorno, che invece sono veramente significative.

Ecco perché mi piace pensare che riportare questa notizia sia un piccolo sasso lanciato in un fiume di brutture e devastazione di valori, a simboleggiare l’esistenza di una umanità nascosta e sotterranea.

Hanno deciso di rinunciare alla gita di classe, il momento più atteso dell’anno scolastico, dopo aver saputo che la professoressa, malata di cancro, non avrebbe potuto accompagnarli. E non è tutto, perché, con il denaro risparmiato, gli studenti della Profile School di Bethlehem, in Pennsylvania, hanno contribuito a pagare le spese per le cure.

Una storia, quella che ho letto e che è raccontata oggi anche da Il Corriere della Sera,  che commuove il mondo. I ragazzi, infatti, sognavano da 4 anni quel viaggio con un pernottamento di quattro notti nello Stato di New York.

Ma quando, all’inizio di maggio, la professoressa annuncia che si sarebbe assentata da scuola per curare un sarcoma sinoviale, un tumore raro dei tessuti molli, non hanno dubbi: indicono subito un’assemblea di classe, durante la quale decidono all’unanimità di destinare i risparmi per il viaggio (8 mila dollari, pari a circa 7 mila euro) alle cure per l’insegnante. Una manna in un sistema sanitario diverso da quello italiano, dove i costi dei trattamenti sono tutti a carico del cittadino. Grande paese, l’America, dove chi non ha quattrini per curarsi può tranquillamente morire tra atroci sofferenze, senza che importi nulla a nessuno!

La docente e direttrice dell’istituto, Courtney Vashaw, è rimasta senza parole.

“E’ molto difficile per me accettare l’aiuto, e non ho idea di cosa dirvi”, ha detto la Signora Vashaw ai suoi studenti.
“Ognuno di noi ha un legame con lei, e lei ha dato tanto a noi che volevamo solo restituire”, ha detto Christopher Sirois, il capoclasse.
“E’ una delle donne più forti, più determinate che conosco e se può accadere a lei, si sa che tutto può accadere a chiunque”, ha detto Hunter Leighton, un altro studente.

Gli studenti hanno detto che ci saranno altre raccolte di fondi in futuro per la loro amata insegnante.

Courtney Vashaw ha affermato di essere normalmente una persona discreta, ma dal momento che non sarebbe andata a scuola per un po’, lei sapeva di dover dire loro della sua malattia. Ha sempre insegnato ai suoi studenti che nella vita è importante fare qualcosa di più grande di se stessi, e questo atto è la prova che loro stanno ascoltando.

Ha commentato la notizia tra le lacrime: “In questa scuola abbiamo sempre cercato di insegnare i valori della solidarietà e dell’attenzione al prossimo, ma mai avrei pensato che gli studenti sarebbero arrivati a tanto”, sono le sue parole.

Complimenti a lei, professoressa, perché, evidentemente, è riuscita a trasmettere ai suoi studenti questi valori, facendo il suo lavoro con passione e grande sensibilità. Un augurio sincero per le sue cure.

*****

            

*****

Pubblicato 9 giugno 2015 da mariannecraven in Società

Taggato con , , , , , ,

Strategie del cibo   2 comments

*****

*****

La Carta dei popoli

Non c’è pericolo che si confonda con la Carta di Milano, il documento ufficiale di Expo 2015, l’esposizione universale sul cibo che da maggio ad ottobre si svolge nel capoluogo lombardo.

Il manifesto programmatico dell’Expo dei popoli delinea 10 punti strategici e dice che per promuovere un sistema alimentare giusto e sostenibile va superato l’attuale modello agro-alimentare industriale e va fermata la speculazione finanziaria sui prodotti agricoli. E si ripromette di incalzare politicamente governi e istituzioni internazionali che invece vanno a braccetto con questo modello fallimentare.

Il documento è stato elaborato nel corso di un forum internazionale (3-5 giugno) dell’Expo dei popoli che si è tenuto alla Fabbrica del Vapore (Milano) e che ha visto una bella partecipazione: 50 organizzazioni non governative e associazioni della società civile italiana (tra gli altri Lega Ambiente, Mani tese, Iscos, Pax Christi, Slow Food, Terre di Mezzo, Wwf, Acli) e oltre 180 rappresentanti di 14 reti e movimenti contadini provenienti da oltre 50 paesi del mondo (tra cui Rete delle comunità del cibo di Terra Madre, Global Call to Action Against Poverty, La Via Campesina, Ipc, Nyeleni Europe, World Fair Trade Organization, Urgenci, Ripess, Climate Action Network, La Red Vida).

«Il Forum ha voluto colmare i vuoti dell’Expo ufficiale, invitando a partecipare i grandi esclusi dall’esposizione universale: coltivatori, pescatori e allevatori di piccola scala, che producono il 70% degli alimenti consumati a livello globale, sono i principali investitori in agricoltura ma subiscono, al contempo, il maggior numero di vessazioni da parte del cosiddetto libero mercato». Così Giosuè De Salvo, portavoce dell’Expo dei Popoli, che aggiunge «pur enunciando principi condivisibili, La Carta di Milano non chiarisce le responsabilità di ciascun attore coinvolto nella sfida “Nutrire il Pianeta”. Una corretta assunzione di responsabilità dovrebbe vedere da un lato la società civile denunciare la violazione dei diritti e dall’altra le istituzioni rispondere in modo adeguato offrendo politiche e strumenti legislativi utili a combattere le disuguaglianze e a difendere l’ambiente».

Il manifesto dell’Expo dei popoli fornisce piste di lavoro, già praticate dalle ong e dai movimenti contadini, che coniugano il diritto al cibo con la sostenibilità ambientale e il rispetto dei diritti umani e della biodiversità. Soprattutto chiedono la partecipazione-condivisione dei cittadini.

Tra i temi salienti, «la denuncia dell’accaparramento della terra e dell’acqua, fenomeno che ad oggi vede oltre 40 milioni di ettari di terreno fertile (pari alla superficie di Italia, Svizzera e Austria messe insieme) espropriati da multinazionali e fondi di investimento, con conseguenti sgomberi forzati e oppressione dei popoli; la richiesta di vietare gli incentivi pubblici ai biocarburanti derivanti da colture alimentari; la sospensione dei trattati commerciali dannosi per la sicurezza alimentare e la cessazione dei fenomeni di speculazione finanziarie sui prodotti agricoli».

Il variegato mondo che ha saputo far risuonare una nota diversa da quelle, mielose, che si è soliti sentire nell’Expo ufficiale, ora è chiamato a dar prova di continuità-resistenza e di unità d’intenti. Il tema della sovranità alimentare chiede di essere continuamente e lucidamente rilanciato: avranno le associazioni e le ong la forza e la volontà di investire, anche quando saranno spente le luci della ribalta alimentare?

Redazione nigrizia.it
Lunedì 08 Giugno 2015

*****

Io non ci credo molto, una volta chiuso il sipario gli attori se ne andranno dal Teatro e non se ne parlerà più. Sarò anche troppo scettica, ma se qualcuno riesce a convincermi che alle multinazionali importa qualcosa della gente che muore di fame, sono pronta a chiedere venia in ginocchio. Dovrà essere molto persuasivo, però! E, soprattutto, portarmi prove tangibili.

*****

     

*****

Un buongiorno in poesia   3 comments

*****

*****

Estate

Romana Rompato

*****

Calda Estate tutta d’oro,
che cos’hai nel tuo tesoro?
Pesche, fragole, susine,
spighe, e spighe senza fine,
prati verdi e biondi fieni,
lampi, tuoni, arcobaleni,
giorni lunghi, notti belle
colme di lucciole e di stelle

*****

*****

Romana Rompato (1884-1955) iniziò la carriera dalla gavetta. Nata in povera famiglia numerosa, a 13 anni, quale pietoso sussidio, le fu permesso di entrare col titolo di assistente nelle scuole elementari di Schio.
Studiando da sola, nel 1904 ottenne la licenza normale e, dopo 2 anni, il diploma di abilitazione all’insegnamento elementare.
La morte di un fratello nel 1908 seguita dalla debilitazione del padre che, per un incidente sul lavoro, trascinò una vita di dolore fino a spegnersi nel 1913, sono gli eventi che affinarono la sua sensibilità, introducendola alla meditazione e allo scandaglio del sentimento per approdare a una personalissima visione della vita di cui d’allora in poi comunicò i multiformi aspetti attraverso la letteratura e la poesia.
Le furono compagni in quegli anni la povertà, la preoccupazione per la famiglia che lei, come figlia più anziana, tirava avanti aiutando la madre, la mestizia di raggiungere la trentina d’anni senza nemmeno un sogno di una famiglia propria e, infine, il sopraggiungere della prima guerra mondiale della quale sentì tutta la dolorosa tragicità e dalla quale uscì con l’animo e la mente irrobustiti e pronti alla creazione artistica più completa.
La scuola e la famiglia sono sempre sulla cima dei suoi pensieri mentre il suo sogno di donna svanisce ogni giorno di più. Solo l’arte le è compagna fedele e nell’arte si realizza ricompensandosi del povero quotidiano esistere. E’ un surrogato della vita ma la sua fede cristiana le indica che bisogna saper fiorire dove Dio ci ha seminati.
Nel dopoguerra, dopo “Le consolatrici” del 1913, è tutto un susseguirsi di attività letteraria e poetica che approderà nel 1933 alla pubblicazione del “Paese dei ricordi” che, assieme alle prose raccolte in “Terra in fiore”, rappresentano la sua maturità e fissano nel tempo la sua ispirata comunicazione.
La sua descrizione è concreta ma capace di intendere mille cose d’una realtà di antica tradizione, di una ricchezza inesauribile di nozioni e dominazioni, che si può facilmente valutare facendo il confronto con la ricorrente genericità, incapace ormai di aderire al descrivibile, se non “all’ingrosso”, oppure con troppa inerzia anche se acuta analiticità.
L’arte della Rompato fiorisce purtroppo in una stagione inclemente. Un ostacolo imprevisto al riconoscimento del suo valore la Rompato lo incontrò nella mutata situazione del tempo. Non era tanto un mutamento sul piano della cultura quanto di ciò che la politica in quel tempo chiedeva alla cultura.
D’Annunzio aveva concluso nel suo dorato romitaggio; il Futurismo si era ammosciato sconfessato dai suoi stessi adepti; resistevano Pascoli e Carducci però come autori innocui di una bella stagione; sorgevano e si imponevano nomi come ad esempio: Pirandello, Quasimodo, Ungaretti, Montale, Saba, alcuni collegati sotto il titolo di Ermetici, che si citano a proposito per indicare ciò che sovrastava anche al destino della Rompato. Per sfuggire alla retorica ufficiale c’era la scappatoia dell’ermetismo.
Per ciò si profilò allora un selezionato gruppo di una “civiltà di minoranza” che costituì non un fatto individualistico ma una cultura di non illusoria civiltà, lontano dalle velleità di grandezza e da valori che non fossero artistici. E’ un gruppo che non ha la forza di presa di altre più o meno inquadrate tendenze ma che ha dalla sua uno stile moderno con scambi europei, destinato a segnare l’autentico valore di un tempo e di una generazione. In pittura si pensi a un Morandi, a un Casorati e a pochi altri.
Anche l’arte della Rompato è adeguata alle reali possibilità del paese, destinata cioè a rappresentare un filone di quella minoranza che non aveva bisogno di lauree compiacenti per esistere. La Rompato era nella sua maturità ma con radici culturali che risalivano allo Zanella e al Pascoli e per ciò non ebbe né tentennamenti né ribellioni, continuando a creare, senza badare né ai futuristi né poi agli ermetici, su quelle fondamenta che con tante fatiche e rinunce si era create e nelle quali credeva. Ed era l’unica allora a Schio che facesse cultura, cioè qualcosa di nuovo con possibilità di sviluppo.
Da ciò si vede anche che non subì contaminazione politica e basta confrontare ciò che lei scriveva, prima e dopo la Liberazione, con gli scritti di paralleli “camaleonti”.
Ecco allora che chi oggi legge le sue prose e poesie, così prive di ardimenti formali e di tensioni nazionalistiche, allora di moda, può cadere nel trabocchetto di non scorgervi ciò che di eccezionale contengono e per ciò ritenerle ingenue e di poco valore. Bisogna valutare quel tempo e le tentazioni che si offrivano agli scrittori. In verità non c’era da scherzare con donne come quella, né sul piano del lavoro né su quello delle idee.
La Rompato era conscia del proprio valore e se ricercò consensi critici non si rivolse mai alle gerarchie politiche ma a quelle delle letteratura come, in questo dopoguerra, non cessò di chiedere umilmente qualche nota critica a chi, secondo lei, avrebbe potuto dirle che non era vissuta invano. Ma male ripose la sua fiducia perché la risposta non si sa se considerarla insensibile o invidiosa, certo non pertinente.
Negli ultimi suoi anni, ben poco potevano dirle i premi vinti nei concorsi, i titoli accademici, le varie medaglie e gli elogi meritati; le restava l’ampia schiera di ex allieve che non l’aveva mai dimenticata e non la dimenticava, riconoscente di vivere in una patria liberata e con possibilità di ripresa anche per suo merito.
Portò fino all’ultimo con dignità la sua povertà, non avendo inteso rincorrere nessuno che non fosse andato a lei per offrirle comprensione e stima. Per quelli si, la sua amicizia fu costante e sincera.

*****

    

*****

Pubblicato 9 giugno 2015 da mariannecraven in Poesia

Taggato con , , , ,