Rapporto Sofi 2015, Africa ancora affamata   6 comments

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La settimana scorsa è stato pubblicato il rapporto sulla situazione dell’insicurezza alimentare nel mondo, redatto dalle tre agenzie dell’Onu che si occupano di alimentazione e agricoltura. 795 milioni le persone che soffrono ancora la fame, ma il dato è in calo rispetto al 2014. Nell’Africa subsahariana un quarto della popolazione è in queste condizioni. Lontani gli Obiettivi del Millennio.

Lo Stato dell’insicurezza alimentare nel mondo 2015, disegna ancora una volta un quadro di luci ed ombre sulla fame, mettendo in evidenza non solo la persistenza del problema ma anche la sua diseguale diffusione. Preparato dai tre organismi Onu che si occupano di agricoltura e alimentazione, Fao, Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo) e Wfp/Pam (Programma alimentare mondiale), il Rapporto quest’anno è stato anticipato in coincidenza con i temi dell’Expo di Milano e con la conclusione del periodo di osservazione degli Obiettivi del Millennio.

Sono 795 milioni le persone che soffrono ancora la fame (erano 805 milioni secondo il Rapporto 2014), con una diminuzione di 167 milioni nell’ultimo decennio. Su 129 paesi in via di sviluppo monitorati, poco più della metà, 72 paesi, hanno raggiunto dal 2000 ad oggi l’obbiettivo di ridurre della metà il numero delle persone che soffrono la fame. Del resto dei 795 milioni, 780 vivono nei paesi in via di sviluppo. Una persona su 9 è ancora colpita dalla fame, malgrado la sua incidenza sia globalmente diminuita.

Se alcuni paesi o regioni, come l’India, la Cina, l’America latina, hanno fatto progressi considerevoli, altri invece come quelli dell’Africa subsahariana restano ancora lontani dagli Obiettivi del Millennio: un quarto   della popolazione (23,2%) soffre infatti la fame. La regione più colpita è l’Africa orientale con 124 milioni.

Nel suo complesso, in Africa il numero delle persone che soffrono la fame è in lento ma continuo aumento: 233 milioni oggi, contro i 182 milioni all’inizio degli anni ’90. Tenuto però conto della dinamica demografica, la percentuale delle persone colpite è in diminuzione.

Al suo interno peraltro sussistono differenze regionali, che dipendono da fattori come l’instabilità politica, la guerra e le catastrofi naturali che provocano a loro volta una crescita economica insufficiente ed aumentano la povertà, che rimane la prima causa della fame: l’impossibilità, cioè, di procurarsi i mezzi per alimentarsi a sufficienza.

Il Rapporto esamina anche l’incidenza dei rapporti commerciali internazionali e della tendenza a liberalizzare gli scambi, giungendo (timidamente) alla conclusione che in alcuni casi possono incidere negativamente sull’attività dei piccoli produttori e sullo stato dell’alimentazione della popolazione.

Da un obiettivo (mancato) ad un altro sembra per il momento la risposta più pragmatica degli organismi internazionali. Archiviati gli Obiettivi del Millennio ci si appresta a varare un Programma per lo sviluppo durevole per il dopo 2015, passando per il Partenariato per la fine della fame in Africa nel 2025, o l’iniziativa Fame zero nell’Africa occidentale, la regione africana dove i progressi sono stati più rapidi, e dove anche il numero complessivo delle persone colpite dalla fame è diminuito nell’ultimo quarto di secolo.

Il Rapporto 2015 pur elencando alcune scelte possibili, riconosce di non avere soluzioni miracolose e riflette così la presa di coscienza delle difficoltà di detti organismi, Onu in testa, a tradurre le proprie politiche in realtà.

di Luciano Ardesi
nigrizia.it
Lunedì 01 Giugno 2015

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6 risposte a “Rapporto Sofi 2015, Africa ancora affamata

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  1. è così mia cara, la fame …che aumentaman mano che la forbice tra ricchi e poveri si allarga!abbraccio marianne

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  2. E non ha mai fine, la ricchezza mondiale è in mano a pochi ed è un’illusione pensare che la vogliano distribuire ad altri. Avremo i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. La “Grande Finanza” domina la terra, finché non riusciranno a distruggerla. Abbraccio a te viki.

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  3. ritengo i numeri presentati nel rapporto forse sottostimati rispetto ad altri disponibili…e il problema non è solo la fame, ma, ancora più terribile, la sete…verifico i dati che avevo pubblicato da Viki qualche mese fa e semmai ci rifaccio un post aggiornato

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    • Ciao, gian, che piacere che tu sia passato da me, Come vedi io ho riportato un articolo di Nigrizia, però penso che tu sia informatissimo in merito. Sì, so che un altro grande problema è l’acqua, so per esperienza diretta quanto sia importante anche un solo pozzo, un anno fa quando è scomparsa una mia grande amica, per salutarla abbiamo raccolto soldi per costruire un pozzo in Kenya. Ci sembrava che così fossero spesi davvero bene. Grazie, buona notte.

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      • Non credo di essere informato più di te…semplicemente mi documento spesso e su varie fonti perché ognuno si fa le proprie statistiche in funzione dei propri interessi…addirittura sono diverse le definizioni di povertà !
        Mi hai fatto venire in mente che dovevo aggiornarmi…il post di poco fa contiene statistiche aggiornate a stamattina, desunte dal sito che ho evidenziato.
        Per il pozzo in Kenia tanti complimenti…spero che non l’abbiate costruito come quelli realizzati ai tempi di Craxi nel deserto del Sudan (prima o poi ci faccio un blog…) . Ciao e buona giornata

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        • No, caro amico, io penso veramente che tu sia molto più aggiornato, mi inchino sempre davanti al tuo sapere, ti ho sempre letto da viki con tanto interesse e curiosità. La tua umiltà è straordinaria. Sono appena arrivata, poi passerò da te. Ah, non credo che il pozzo sia stato costruito male, se ne è occupata la figlia della mia amica che è stata in Kenya e ha toccato con mano il problema. Buona domenica.

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